Due attività da non confondere
Sotto termini simili convivono due cose molto diverse, e la confusione è la principale fonte di equivoci.
L’esame forense dei documenti confronta scritture per stabilire se provengono dalla stessa mano: verifica di autenticità, individuazione di falsi. È un’attività tecnica, con protocolli, e con studi che ne hanno misurato l’accuratezza: gli esaminatori esperti risultano più accurati dei non esperti nel confronto fra scritture.
La grafologia in senso proprio pretende invece di inferire tratti di personalità, attitudini o condizioni psichiche dalle caratteristiche formali della scrittura. È questa seconda attività a non avere sostegno empirico.
Va detto anche il limite del primo ambito: le rassegne sulle scienze forensi hanno segnalato che la comparazione di scritture, come altre discipline comparative, presenta margini di errore e ha risentito storicamente di una sovrastima della propria affidabilità. È tecnica, non infallibile.
Cosa hanno mostrato le verifiche
Sulla grafologia come strumento di valutazione della personalità le prove sono state raccolte per decenni.
Le analisi che hanno confrontato i giudizi dei grafologi con misure indipendenti di personalità o con la prestazione lavorativa non hanno trovato validità predittiva apprezzabile.
Un risultato particolarmente istruttivo: quando i testi scritti contengono informazioni biografiche, i grafologi ottengono giudizi migliori del caso, ma non meglio di persone senza formazione grafologica che leggono lo stesso testo. Il segnale sta nel contenuto, non nella forma della scrittura.
Sui grafologi si è osservato inoltre un basso accordo fra valutatori: analisti diversi traggono conclusioni diverse dallo stesso materiale, il che è incompatibile con la pretesa di un metodo.
Va aggiunto perché la pratica convince nonostante tutto: le interpretazioni sono formulate in termini ampi in cui quasi chiunque si riconosce, l’effetto Barnum, replicato innumerevoli volte in psicologia.
Il punto più serio: la capacità
L’affermazione che dalla firma si possa desumere la capacità di intendere e di volere merita una risposta netta, perché non è un’opinione teorica.
La capacità è una valutazione funzionale, contestuale e temporale: riguarda la possibilità di comprendere una determinata informazione, valutarla, ragionarvi ed esprimere una scelta, in un momento definito e per uno specifico atto.
Si accerta attraverso colloquio clinico, strumenti validati per la valutazione della capacità decisionale, esame delle condizioni mediche e informazioni collaterali. Non esiste un indicatore grafico che la sostituisca.
Va detto ciò che è invece vero e diverso: alcune condizioni neurologiche alterano la scrittura in modi caratteristici, il tremore, la micrografia in alcune malattie del movimento, le alterazioni post-ictus. Sono segni neurologici, non tratti di personalità, e la loro lettura appartiene alla neurologia.
Il rischio pratico è concreto: perizie fondate su inferenze grafologiche possono incidere su testamenti, contratti e provvedimenti di protezione, cioè su diritti delle persone. È la ragione per cui la distinzione non è accademica.
Domande frequenti
La grafologia rivela la personalita?
Le verifiche indipendenti non hanno trovato validita predittiva. Quando i giudizi risultano accurati, il segnale proviene dal contenuto del testo, non dalla forma della scrittura.
E lo stesso della perizia sulle firme?
No. Il confronto fra scritture per stabilire se provengono dalla stessa mano e un’attivita tecnica distinta, con protocolli, e con margini di errore riconosciuti.
Dalla firma si puo dedurre la capacita di intendere e di volere?
No: la capacita si valuta con colloquio clinico, strumenti validati ed esame delle condizioni mediche, riferita a uno specifico atto e a un momento definito.
Perche allora la grafologia convince?
Perche le interpretazioni sono formulate in modo ampio, in cui quasi chiunque si riconosce: e l’effetto Barnum, ampiamente replicato.
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