Cosa significa percezione visiva nell’infanzia
Anche nel bambino l’organizzazione del campo percettivo segue le leggi della Gestalt, con alcune preferenze: la legge di chiusura e pregnanza delle forme tende a prevalere su quella della continuità di direzione. Di fronte a forme dal contorno lacunoso o frammentario, la capacità di riconoscimento cresce con l’età, anche se, una volta addestrati, già bambini di tre anni e mezzo raggiungono buone prestazioni. Il riconoscimento presuppone infatti che il bambino possieda già nella mente la rappresentazione dell’oggetto da percepire, immagine che nel più piccolo non è ancora consolidata: egli tende a trattare ogni elemento della forma come una figura a se stante, senza coglierne la relazione con il tutto.
La percezione visiva del bambino in pratica
Un ambito molto studiato è la preferenza tra forma e colore. Sotto i tre anni prevale la forma, ma tra i tre e i cinque anni la tendenza si capovolge a favore del colore, per poi tornare alla forma dopo i cinque anni. A cambiare è il significato psicologico attribuito alla forma nelle diverse età: i più piccoli danno peso alle caratteristiche fisiognomiche più che a quelle metriche. Tipico dell’infanzia è anche il sincretismo, cioè la difficoltà a integrare i dati percettivi in unità strutturate, con una visione d’insieme ancora confusa. I sistemi di riferimento spaziali, inizialmente egocentrici, si arricchiscono poi di relazioni topologiche e, verso i cinque o sei anni, di relazioni metriche.
Termini correlati
Concetti vicini sono: leggi della Gestalt, sincretismo, rappresentazione mentale, relazioni topologiche e sviluppo cognitivo secondo Piaget.
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