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Il Tabacco: Cenni Storici

Il tabacco accompagna la storia dell’Occidente da cinque secoli, ma solo di recente ne è emersa la reale pericolosità. Il suo principio attivo, la nicotina, genera una dipendenza doppia, insieme psicologica e farmacologica, che rende il fumo difficile da abbandonare. Questa guida ripercorre la storia del tabacco, spiega come agisce la nicotina e perché crea […]

Psicolab — Il Tabacco: Cenni Storici
Il tabacco accompagna la storia dell’Occidente da cinque secoli, ma solo di recente ne è emersa la reale pericolosità. Il suo principio attivo, la nicotina, genera una dipendenza doppia, insieme psicologica e farmacologica, che rende il fumo difficile da abbandonare. Questa guida ripercorre la storia del tabacco, spiega come agisce la nicotina e perché crea dipendenza, che cosa contiene davvero il fumo e quali danni provoca alla salute, dal sistema respiratorio ai tumori, fino agli effetti su fertilità e gravidanza.

Dal Nuovo Mondo alla sigaretta: una breve storia

La scoperta del tabacco in Europa coincide con quella delle Americhe, da cui la pianta proviene e dove, in epoca precolombiana, era già radicata nei costumi e nei riti religiosi delle popolazioni indigene: veniva fumato, masticato o aspirato in polvere, anche a fini rituali e sciamanici, per le sue proprietà eccitanti e la capacità di indurre stati alterati di coscienza. Portato in Europa come curiosità, fu a lungo ritenuto un’erba medicinale: nel 1560 l’ambasciatore francese Jean Nicot ne inviò semi alla corte, vantandone virtù curative, e proprio a lui si deve il nome del suo principio attivo, la nicotina, isolata nel 1809.

Tra Cinque e Seicento l’uso si diffuse rapidamente in tutto il mondo e divenne un fenomeno di massa. Non mancarono i primi oppositori e i primi proibizionismi, motivati da ragioni economiche, morali e mediche, sempre destinati a fallire: emblematica la sostituzione delle tasse con il monopolio di Stato, rivelatosi una delle più redditizie invenzioni fiscali della modernità. Nell’Ottocento si affermò la sigaretta, con il tabacco avvolto nella carta, e dal 1880 la sua produzione meccanica ne moltiplicò la diffusione. Solo in tempi recenti, grazie alle campagne di prevenzione, ai divieti nei luoghi pubblici e all’informazione sui danni, il consumo ha cominciato a diminuire, mentre l’attenzione si è spostata sulla responsabilità delle aziende produttrici.

Il tabacco, la nicotina e la doppia dipendenza

Il tabacco si ottiene essiccando e lavorando le foglie della pianta Nicotiana tabacum; di norma viene fumato, ma può anche essere fiutato o masticato. Il suo principio attivo è la nicotina, un alcaloide responsabile sia delle complicanze cardiovascolari sia della dipendenza. La nicotina agisce sui gangli del sistema nervoso, con effetti che si invertono a seconda della dose: a dosi basse tende a prevalere l’eccitazione, a dosi alte l’inibizione. La stessa persona può così ricavarne, in momenti diversi, un senso di calma o di stimolazione, e ne è stata osservata un’azione favorevole su attenzione e concentrazione, il che contribuisce a spiegarne la diffusione. Il tabagismo è propriamente una tossicofilia, una sindrome tossica da uso eccessivo e protratto, e la nicotina è classificata dal DSM tra le sostanze d’abuso.

Il fumo induce una dipendenza doppia. La dipendenza comportamentale e psicologica nasce dai riti e dalle abitudini che diventano veri riflessi condizionati: la sigaretta è una presenza, un gesto rassicurante, spesso associata a momenti precisi come la pausa caffè, e queste associazioni rafforzano l’abitudine. A questa si aggiunge la dipendenza farmacologica dalla nicotina: quando il suo livello nel sangue scende sotto una certa soglia, compare un bisogno impellente di accendere una sigaretta, paragonabile alla fame. Che si tratti di una vera dipendenza fisica lo dimostrò lo studio sperimentale di Schachter del 1977: riducendo di nascosto il contenuto di nicotina delle sigarette, i fumatori ne aumentavano il consumo per mantenerne stabile il livello nel sangue, e l’aumentata eliminazione della nicotina, favorita dall’acidità delle urine tipica delle situazioni di stress, spiegava perché sotto stress si fumi di più.

Con il tempo l’organismo si contro-adatta alla nicotina sviluppando funzioni di senso opposto: nascono così tolleranza e dipendenza. All’inizio il fumo è una scelta volontaria, ma tende a trasformarsi in bisogno compulsivo, non tanto per riprodurre gli effetti iniziali quanto per evitare i disturbi della mancanza. È il meccanismo, comune a molte droghe, per cui la tossicodipendenza diventa un equilibrio instabile che richiede la presenza della sostanza: quando questa manca, subentra la crisi d’astinenza, con irritabilità, difficoltà di concentrazione e altri sintomi di segno opposto agli effetti del fumo. La suscettibilità varia da persona a persona, probabilmente anche per fattori ereditari.

Perché si comincia a fumare

Le motivazioni sono numerose e diverse. Nel giovane pesano la curiosità, il valore simbolico di un gesto vissuto come iniziazione al mondo adulto, la ribellione verso la famiglia o, al contrario, la ricerca di un sostegno nelle difficoltà; negli adulti la noia, l’insofferenza, il desiderio di emancipazione. A tutto questo si aggiunge un fattore decisivo: la facile disponibilità della sostanza. Qualunque sia la spinta iniziale, il quadro cambia quando il tabacco manifesta i suoi effetti: la nausea e le vertigini della prima sigaretta si attenuano in fretta, e subentrano gli effetti caratteristici della nicotina, che aumenta l’attività del nucleus accumbens, la struttura cerebrale legata alla percezione del piacere. È questa combinazione di gratificazione e miglioramento apparente delle prestazioni a rendere il fumo allettante e a favorirne la diffusione.

Che cosa contiene il fumo

Il fumo di tabacco è una miscela eterogenea di gas e particelle prodotte dalla combustione delle foglie, e la sua composizione varia con la temperatura e il modo in cui si fuma. Tra le oltre quattromila sostanze presenti, circa la metà formate durante la combustione, quattro gruppi sono particolarmente dannosi: la nicotina, il monossido di carbonio, gli irritanti e ossidanti, e i cancerogeni. Occorre inoltre distinguere il fumo attivo, cioè la corrente primaria aspirata dal fumatore, dal fumo passivo, inalato involontariamente da chi gli sta vicino e principale inquinante degli ambienti chiusi. Nel fumo passivo, o laterale, alcune sostanze irritanti e cancerogene sono presenti in concentrazione persino superiore rispetto al fumo centrale, e chi lo respira non ha nemmeno la parziale protezione del filtro: per questo la sua nocività non va sottovalutata.

I danni alla salute

L’assunzione costante e prolungata di tabacco incide sulla durata e sulla qualità della vita. Le principali cause di morte correlate sono le malattie cardiocircolatorie, i tumori di diversi organi e le affezioni respiratorie croniche. I danni sono imputabili sia alla nicotina sia alle sostanze genotossiche e cancerogene prodotte dalla combustione. Già a livello del cavo orale il fumo abbassa le difese contro la placca, ingiallisce i denti, aumenta il rischio di gengiviti e favorisce l’alitosi.

Sul sistema respiratorio, le sostanze irritanti e ossidanti sono responsabili della bronchite acuta e, alla lunga, della bronchite cronica, con tosse ed espettorato per mesi, e dell’enfisema polmonare, oltre a un’aumentata incidenza di episodi asmatici e infezioni ricorrenti. La bronchite cronica, di cui il fumo è la causa più comune, si manifesta con tosse persistente e abbondante muco, peggiore al mattino. Il capitolo più grave è quello del tumore del polmone: quasi sconosciuto a inizio Novecento, colpisce oggi oltre un milione di persone l’anno nel mondo, con mortalità elevatissima e, dato particolarmente allarmante, in continua crescita nel sesso femminile, a testimonianza dell’aumento del fumo tra le donne nei decenni scorsi.

Fumo, fertilità e gravidanza

Il fumo deteriora anche la funzione riproduttiva, in entrambi i sessi. Le fumatrici impiegano in media più tempo a concepire e mostrano una riserva ovarica ridotta e un anticipo dell’età della menopausa; nell’uomo il fumo altera numero, vitalità e motilità degli spermatozoi. I rischi maggiori si concentrano però in gravidanza: il monossido di carbonio e la nicotina attraversano la placenta, riducendo l’apporto di ossigeno e la circolazione utero-placentare, con effetti negativi sullo sviluppo del feto, in particolare del sistema nervoso. Gli studi documentano un aumento degli aborti spontanei, del ritardo di crescita intrauterina, del rischio di parto prematuro e della mortalità perinatale, oltre a un incremento della sindrome della morte improvvisa del lattante. Dopo la nascita, i prodotti del fumo, nicotina compresa, passano nel latte, e nei figli dei fumatori si osserva un netto aumento delle malattie respiratorie e dei casi di asma legati al fumo passivo.

Domande frequenti

Perché il fumo crea una dipendenza doppia?

Perché somma una dipendenza comportamentale e psicologica, legata ai gesti e ai riti che diventano riflessi condizionati, a una dipendenza farmacologica dalla nicotina: quando il suo livello nel sangue scende, compare un bisogno impellente di fumare. Le due componenti si rinforzano a vicenda e rendono difficile smettere.

La nicotina dà davvero dipendenza fisica?

Sì. Lo studio di Schachter del 1977 lo dimostrò: riducendo di nascosto la nicotina delle sigarette, i fumatori ne aumentavano il consumo per mantenerne stabile il livello nel sangue. Il tabagismo è quindi un fenomeno anche biologico, non solo un’abitudine appresa.

Il fumo passivo è pericoloso quanto quello attivo?

È molto nocivo. Nel fumo passivo alcune sostanze irritanti e cancerogene sono presenti in concentrazione anche superiore rispetto al fumo attivo, e chi lo respira non ha la parziale protezione del filtro. È il principale inquinante degli ambienti chiusi e colpisce in particolare i bambini.

Quali sono i danni principali del fumo?

Malattie cardiocircolatorie, affezioni respiratorie croniche come bronchite ed enfisema, e tumori, in primo luogo quello del polmone. Il fumo danneggia inoltre il cavo orale, la fertilità maschile e femminile e, in gravidanza, lo sviluppo del feto, con rischi seri per madre e nascituro.

Il tabacco è passato in cinque secoli da presunta erba medicinale a una delle principali cause di malattia evitabile. La sua forza sta nella doppia dipendenza, psicologica e farmacologica, che la nicotina crea e che rende il fumo così difficile da abbandonare. I danni sono ampi e documentati: apparato respiratorio, cuore, tumori, fertilità e, in gravidanza, lo sviluppo del feto, con il fumo passivo che estende il rischio anche a chi non fuma. Riconoscere la natura di dipendenza del tabagismo è il primo passo per affrontarlo, con l’aiuto del medico o dei centri antifumo.
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