Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il problema etico dietro la manipolazione fotografica

Sappiamo che le immagini possono essere modificate, e continuiamo a crederci. Non è ingenuità: dipende da come funziona il rapporto fra percezione visiva e memoria, e le conseguenze vanno oltre l’estetica. Articolo divulgativo. Se il rapporto con la propria immagine corporea produce sofferenza persistente o comportamenti alimentari alterati, e importante rivolgersi a un professionista. Emergenze: […]

Il problema etico dietro la manipolazione fotografica
Sappiamo che le immagini possono essere modificate, e continuiamo a crederci. Non è ingenuità: dipende da come funziona il rapporto fra percezione visiva e memoria, e le conseguenze vanno oltre l’estetica.
Articolo divulgativo. Se il rapporto con la propria immagine corporea produce sofferenza persistente o comportamenti alimentari alterati, e importante rivolgersi a un professionista. Emergenze: 112.

Perché crediamo alle immagini

Alcuni meccanismi documentati spiegano la resistenza dell’effetto anche quando sappiamo che l’immagine è modificata.

Il vantaggio dell’immagine: i contenuti visivi vengono ricordati meglio di quelli verbali, e più a lungo.

La plausibilità: la sola presenza di una fotografia accanto a un’affermazione ne aumenta la credibilità, anche quando l’immagine non prova nulla di ciò che viene detto. È un effetto misurato e replicato.

La separazione fra contenuto e fonte: si ricorda ciò che si è visto e si dimentica dove lo si è visto, e con esso l’informazione che era manipolato. È il motivo per cui la smentita successiva funziona male.

E la rapidità: la valutazione di un volto avviene in frazioni di secondo, prima e indipendentemente da ogni ragionamento sull’autenticità.

Le immagini e la memoria

Un filone di ricerca ha conseguenze rilevanti.

Mostrare a una persona una fotografia manipolata di un evento della sua vita può indurre il ricordo di un evento mai accaduto, con dettagli e convinzione. È un risultato documentato in più studi.

Le immagini alterate di eventi pubblici modificano il ricordo che le persone hanno di quegli eventi e gli atteggiamenti che vi associano.

Ne segue una conseguenza pratica sul dibattito attuale: il problema dei contenuti sintetici non è solo che qualcuno creda a un falso. È che un ricordo formato su un’immagine falsa non è distinguibile dall’interno da uno autentico.

Va segnalato anche l’effetto opposto e altrettanto problematico: la consapevolezza diffusa che tutto possa essere falsificato riduce la credibilità delle prove autentiche, e offre a chiunque la possibilità di negare un’immagine reale.

L’effetto sull’immagine corporea

È l’ambito con le evidenze più consistenti.

L’esposizione a immagini corporee idealizzate si associa a maggiore insoddisfazione, con effetti maggiori nelle ragazze e nelle persone che già presentano vulnerabilità.

Il meccanismo documentato è il confronto sociale ascendente: non è l’immagine in sé a produrre l’effetto, ma il paragone con essa. Ed è per questo che le immagini di persone comuni, percepite come raggiungibili, possono avere effetti maggiori di quelle di modelle professioniste.

I filtri applicati alla propria immagine sono l’elemento più recente e più preoccupante: l’esposizione ripetuta al proprio volto modificato si associa a maggiore insoddisfazione e, in alcuni studi, all’interesse per interventi estetici.

Va riportato un dato che complica il rimedio più proposto: le etichette che segnalano un’immagine come ritoccata, adottate in alcuni paesi, hanno mostrato effetti limitati o nulli sull’insoddisfazione corporea. Sapere che un’immagine è modificata non impedisce il confronto.

Cosa funziona

  • Ridurre l’esposizione ai contenuti che innescano confronto: agire sulla dieta visiva funziona meglio che agire sull’interpretazione.
  • I programmi di alfabetizzazione mediatica hanno qualche evidenza, ma solo quando sono prolungati e attivi, non nella forma dell’informazione singola.
  • Con i ragazzi, parlare dei filtri esplicitamente, dato che sono l’elemento con i dati peggiori.
  • Sul piano dell’informazione, verificare prima di condividere: la correzione successiva lascia una traccia che non si cancella.
  • E ricordare che l’intensità della propria reazione a un’immagine è precisamente il segnale che seleziona i contenuti meno affidabili.

Domande frequenti

Perche crediamo alle immagini anche sapendo che si possono ritoccare?

Perche le immagini vengono elaborate rapidamente e ricordate a lungo, mentre l’informazione sulla loro fonte si perde: resta il contenuto, non il contesto.

Le immagini possono alterare i ricordi?

Si: fotografie manipolate possono indurre ricordi dettagliati di eventi mai accaduti, indistinguibili dall’interno da quelli autentici.

Segnalare che una foto e ritoccata risolve il problema?

Le etichette hanno mostrato effetti limitati o nulli sull’insoddisfazione corporea: sapere che un’immagine e modificata non impedisce il confronto.

Cosa funziona sull’immagine corporea?

Ridurre l’esposizione ai contenuti che innescano confronto, e programmi di alfabetizzazione mediatica prolungati e attivi.

Crediamo alle immagini perche le ricordiamo meglio delle parole e perdiamo l’informazione sulla loro fonte, e le fotografie manipolate possono perfino indurre ricordi falsi. Sull’immagine corporea l’effetto passa dal confronto sociale, con i filtri come elemento piu problematico. Le etichette che segnalano il ritocco funzionano poco: cio che conta e ridurre l’esposizione e verificare prima di condividere.
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