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Il Disturbo Della Lettura

Breve Estratto

Di Che Cosa Si Tratta
“La caratteristica fondamentale del Disturbo della Lettura è data dal fatto che il livello di capacità che il soggetto ha raggiunto (precisione, velocità o comprensione della lettura misurate da test standardizzati) si situa sostanzialmente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe data l’età cronologica del soggetto, la valutazione psicometria dell’intelligenza e un’istruzione adeguata all’età (Criterio A). Il Disturbo della Lettura interferisce notevolmente con l’apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura (Criterio B). Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà nella lettura vanno al di là di quelle di solito associate con esso (Criterio C).. Nei soggetti con Disturbo della Lettura (che viene anche definito Dislessia), la lettura orale è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni; sia la lettura orale che quella a mente sono caratterizzate da lentezza ed errori di comprensione”. DSM-IV-R.
In questa sezione ci occuperemo della dislessia evolutiva, ossia di quella forma del disturbo che si ha quando i bambini non imparano a leggere correttamente e velocemente e non riusciranno mai a farlo, al pari della norma.
Il Modello Neurologico a Tre Vie è un modello interpretativo che, partendo dalla dislessia nella forma acquisita, spiega la dislessia evolutiva; secondo tale approccio, il lettore, partendo dall’input, può compiere un’elaborazione diretta (semantica o fonologica) o indiretta (basata sulla scomposizione della parola in singoli grafemi e sulla ricomposizione attraverso l’applicazione delle regole di conversione grafema-fonema). Il nodello a tre vie risulta molto utile nell’identificazione dei diversi tipi di dislessia, essa infatti esiste nella forma superficiale o morfo-lessicale e nella forma fonologica.
La dislessia morfo-lessicale consiste in una forma di lettura che si affida alla via indiretta di conversione grafema-fonema; questo tipo di lettura comporta una certa facilità nel riconoscere le parole regolari e le non-parole e maggiori difficoltà nella lettura di parole irregolari e parole omofone (lago / l’ago).
La dislessia fonologica invece, si presenta in quei soggetti che nella lettura usano prevalentemente la via diretta, ricorrendo al magazzino delle parole intere; ovviamente questa tipologia di dislessia comporta una certa facilità nella lettura di parole regolari ed irregolari, e difficoltà di lettura delle non-parole.
Per valutare la capacità di lettura di un soggetto e distinguere la via di elaborazione usata si somministrano batterie di prove con cui si valuta la correttezza e la velocità di lettura; un soggetto che legga in modo corretto ma molto lento probabilmente utilizzerà la via indiretta di conversione grafema-fonema.
Se usciamo dalla prospettiva del modello a tre vie, possiamo tentare di spiegare la dislessia ricorrendo al Modello Evolutivo dell’Analisi dei Problemi di Letto-Scrittura, modello proposto da Uta Frith nel 1992 che prevede quattro fasi di lettura indipendenti l’una dall’altra:

  • Stadio Logografico: il bambino legge e scrive parole in modo globale, riferendosi ad aspetti visivi della parola che percepisce come fosse una figura, non associando ancora i grafemi ai fonemi. Il soggetto che si blocca in questo stadio evidenzierà una dislessia evolutiva mista.
  • Stadio Alfabetico: il bambino in questa fase inizia ad associare i grafemi ai fonemi, applicando le regole di trasformazione che gli vengono insegnate. Il bambino che si blocca in questo stadio evidenzierà una dislessia evolutiva fonologica
  • Stadio Ortografico: le regole di conversione grafema-fonema sono potenziate e la complessità della parola è riconosciuta attraverso la capacità di cogliere regolarità nelle parole. Il bambino che si blocca in questo stadio evidenzierà probabilmente una dislessia evolutiva superficiale.
  • Stadio Lessicale: in questa fase si forma il magazzino lessicale, quindi il bambino legge e scrive le parole direttamente, senza bisogno di parziali trasformazioni da grafema a fonema, anche se non è escluso che vi ricorra.

Per capire se il problema di letto-scrittura è da far risalire ad un disturbo strumentale o ad un disturbo di comprensione esistono diverse prove, tra cui le Prove MT (correttezza e velocità), ideate da Cornoldi, in cui si chiede al soggetto di leggere ad alta voce dei brani di lunghezza varia, creando una situazione simile a quella in cui si trova a scuola, indagando le difficoltà strumentali di lettura attraverso la registrazione del numero di errori compiuti e del tempo impiegato. Le prove MT sono proponibili dalla prima classe elementare fino alla terza media, riportano quattro livelli di prestazione con una duplice fascia di punteggio (rapidità e correttezza): Criterio Pienamente Raggiunto, quando la prestazione è sopra la media, Prestazione Sufficiente, quando la prestazione è nella media, Richiesta di Attenzione, quando lo scarto dalla media è inferiore a due deviazioni standard, Richiesta di Intervento Immediato quando lo scarto risulta essere pari o superiore a due deviazioni standard; la diagnosi di dislessia, come Disturbo Specifico dell’Apprendimento, è possibile solo nell’ultimo caso, quello di Richiesta di Intervento Immediato. Il punteggio relativo alla rapidità è calcolabile dividendo il tempo totale impiegato per il numero di sillabe lette, si ottiene così il numero di sillabe lette per secondo; il punteggio di correttezza è dato invece dal numero di errori compiuti, confrontato con la media della correttezza dei coetanei. Nel caso in cui ci trovassimo di fronte ad un soggetto la cui prestazione si colloca a una distanza di due deviazioni standard dalla media, ai fini della diagnosi funzionale, dovremo procedere con la valutazione delle componenti cognitive sottostanti, attraverso la somministrazione di prove specifiche per:

  • Discriminazione e ricerca visiva (prove di velocità di discriminazione e ricerca visiva P.M.A., PRCR-2);
  • Memoria e fusione fonemica (numeri – Orsini – sillabe – Cossu – fusione fonemica PRCR-2, Cossu);
  • Corrispondenza grafema-fonema (lettura di non parole, batteria Sartori-Job-Tressoldi);
  • Lessico visivo (prove con parole omofone, batteria Sartori-Job-Tressoldi);

Se le prestazioni in queste prove specifiche risultano inferiori al 10° percentile, si potrà parlare nell’ordine di disturbo visuo-percettivo, di disturbo della memoria fonologica, di disturbo dei recupero lessicale, di disturbo fonologico di decodifica, di disturbo lessico visivo.
Dunque, se il Q.I. cognitivo è nella norma, se il bambino risulta lento e scorretto nelle prove di lettura, se la comprensione del testo è nella norma, possiamo ipotizzare che il bambino risponda ad un profilo dislessico.

Le Diverse Forme
Disturbo Visuo-Percettivo Questo disturbo è accertato mediante prove di velocità di discriminazione e ricerca visiva che rilevano un deficit nella componente Discriminazione Visiva: nell’attività di lettura è necessario procedere ad un’analisi visiva delle caratteristiche dello stimolo, la capacità di discriminare visivamente i segni grafici è la prima operazione cognitiva compiuta di fronte ad un compito di lettura; inizialmente si tratta di un’analisi rivolta ad alcune caratteristiche salienti per il riconoscimento dello stimolo (fase logografica), poi sarà un’analisi sistematica dell’informazione e i grafemi saranno identificati in base alle loro caratteristiche fisiche. Queste considerazioni hanno fatto si che tale abilità fosse ritenuta la principale ed essenziale nell’apprendimento della lettura, in realtà si è scoperto che le abilità fondamentali sono quelle concernenti la codifica fonologica del linguaggio, ma questo non significa che non sia importante saper individuare differenze tra stimoli diversi e farlo velocemente. Molte ricerche suggeriscono così prove di discriminazione visiva a tempo, che richiedono automatizzazione, abilità necessaria per la buona lettura; altre hanno trovato che i bambini dislessici percepiscono due stimoli come diversi, solo se separati da un intervallo di tempo maggiore ai normali (si tratta del funzionamento particolare del sistema transiente, deputato ad elaborare le informazioni di movimento). Per questi motivi alcuni autori suggeriscono interventi che prevedano una stimolazione di tipo percettivo o ortottico.

Disturbo Della Memoria Fonologica Tale disturbo è accertato mediante prove di memoria con numeri e sillabe e prove di fusione fonemica, componente questa che risulta essere deficitaria: è la componente forse più studiata, si tratta della capacità di sintesi fonemica, capacità di mantenere nella memoria fonologica a breve termine, una serie di fonemi o sillabe, fino alla loro fusione che dà vita ad una parola. Questa funzione può essere favorita attraverso esercizi di memoria uditiva, di segmentazione e fusione, di consapevolezza fonemica.

Disturbo Fonologico Di Decodifica Viene accertato mediante esercizi di denominazione di singoli grafemi e lettura di non-parole, presenta un deficit nella componente Corrispondenza Grafemi-Fonemi. Denominare i grafemi significa assegnar loro il corrispondente fonema in assenza di indici semantici, operazione astratta e quindi difficile. Una difficoltà di denominazione necessita di una valutazione delle competenze di velocità di elaborazione percettiva, in modo da escludere problemi in tale ambito e valutare poi l’abilità di denominazione dei grafemi. Hoogeven e Smeets (1988) hanno proposto una procedura che usa stimoli grafemici in un’ottica di modificazione graduale dello stimolo target, in pratica vengono presentate ai bambini parole in cui alcune lettere sono sostituite da figure che progressivamente sono modificate fino a farle tornare solo lettere, ad esempio nella parola “stivale” la lettera L viene sostituita prima dal disegno di uno stivale grande, poi più piccolo, e così fino a farle assumere di nuovo la forma grafica di “L”.

Disturbo Lessico Visivo Questo disturbo viene accertato mediante prove con parole omofone, esso evidenzia un deficit nella componente di Automatizzazione del Riconoscimento di Unità Sublessicale e Formazione del Lessico Visivo e l’aspetto più problematico da trattare è la lentezza di decodifica; la correttezza sufficiente è possibile, ma la velocità accettabile è un obiettivo più difficile da raggiungere. Per trattare la componente di riconoscimento di unità sublessicali e lessicali, sono consigliati i programmi informatici che facilitano il recupero delle corrispondenze fonologiche, attraverso esercizi che puntano alla velocità e attraverso l’uso di simulazioni come nei videogames.

Diagnosi e Intervento
La diagnosi precoce è ovviamente fondamentale per l’esito del trattamento, essa è possibile attraverso l’utilizzo delle prove PRCR 2; si tratta di uno strumento valutativo usato per soggetti con dislessia grave, per accertare se l’incapacità di lettura è data da una mancanza dei prerequisiti o da un errore nel modo di trattare la dislessia. Queste prove valutano i pre-requisiti di lettura e scrittura strumentale e sono suddivise in 6 aree: area di Analisi Visiva (semicerchi e riconoscimento lettere), area di Lavoro Seriale da Sinistra a Destra (denominazione di figure, di oggetti seminascosti e ricerca di due lettere), area Discriminazione Uditiva e Ritmo (ripetizione di parole non parole e analisi e segmentazione fonetica), area Memoria Uditiva Sequenziale e Funzione Uditiva (fusione di sillabe e fonemi), area Integrazione Visivo Uditiva (ricerca di lettere scritte in modi diversi, lettura di non parole), area Globalità Visiva (ricerca di parole, lettura di parole).
Alla base di queste prova si trova il modello gerarchico di Struiksma fondato sull’idea che sulle operazioni più semplici si strutturano quelle più complesse altrimenti non raggiungibili. Al primo livello si trovano le operazioni di analisi visiva e di lavoro seriale, al secondo livello le operazioni di discriminazione visiva, uditiva e di percezione dell’ordine temporale, al terzo livello operazioni di sintesi uditiva e di corrispondenza grafema-fonema, al quarto ed ultime livello la sintesi visiva; queste operazioni portano alla capacità tecnica di lettura. La serie di processi parziali per l’apprendimento della lettura è sequenziale, nel senso che, se mancano dei processi di primo livello non sono possibili quelli di secondo o terzo livello. Se il bambino non riesce a svolgere i compiti proposti dalle prove PRCR 2 significa che non ha raggiunto le abilità relative ai processi di base, quindi non sarà nemmeno in grado di imparare a scrivere e a leggere. Prima di iniziare un intervento è quindi importante verificare il possesso dei prerequisiti. Quindi, a tutti i soggetti dislessici che, nonostante un intervento costante e frequente, non abbiano mostrato miglioramenti, è importante somministrare queste prove per accertare il possesso o meno dei prerequisiti.

Il tipo di intervento che sarà indicato dipenderà in gran parte dalle informazioni ottenute, esso comunque dovrà essere frequente e costante ma non necessariamente di lunga durata; è consigliato non avere aspettative troppo elevate, infatti, come già detto, dalla dislessia non si guarisce mai, e i risultati attesi sono in stretta correlazione con le potenzialità del bambino, con la sua motivazione e con la gravità della situazione, tuttavia i progressi raggiungibili potrebbero consentire al bambino di “sopravvivere” alle richieste della scuola.
Riguardo all’aspetto educativo, si rendono necessari alcuni interventi specifici quando nella classe è presente un bambino dislessico, come ad esempio evitare la lettura ad alta voce riducendo il confronto, puntare sulla comprensione attraverso la lettura silente, ridurre il materiale da leggere, insegnare strategie di studio specifiche, privilegiare l’apprendimento in classe attraverso l’ascolto, prevedere sempre l’introduzione orale degli argomenti, alla fine della trattazione fornire sempre uno schema riassuntivo e se il testo è molto lungo leggerlo ad alta voce per il bambino.

Il Trattamento Della Dislessia
È utile sapere che i bambini che non presentano difficoltà di lettura accrescono la loro abilità mediamente di mezza sillaba al secondo ogni anno, i bambini dislessici invece aumentano di circa un terzo di sillaba al secondo ogni anno. Esistono molte attività che mirano ad aumentare la velocità e la correttezza nella decodifica, ma come già detto la dislessia non si guarisce, tuttavia la difficoltà di lettura può diminuire attraverso un esercizio mirato e costante, qui forniamo alcuni esempi di trattamento per la dislessia:

  • Trattamento percettivo motorio (Benetti 2002): sviluppo di pattern motori, coordinazione oculo-motoria, esercizi di discriminazione visiva.
  • Trattamento Davis-Piccoli (Godi, 2002): sviluppo di focus attentivi, discriminazione spaziale dei fonemi, sintesi fonetica.
  • Trattamento linguistico generico: esercizi di lettura, scrittura, metafonologia.
  • Trattamento Balance-model (Lorusso et a.): attivazione dell’emisfero ipoattivo (destro analisi visuopercettiva, sinistro anticipazione e integrazione su base linguistica).<(li>
  • Trattamento lessicale con parole isolate (Judica et al., 2002): presentazioni tachistoscopiche.
  • Automatizzazione del riconoscimento sublessicale o lessicale: su software tipo WinABC.>/li>

Se i parametri sulla base dei quali si diagnostica la dislessia sono la velocità e la correttezza di lettura, allora un buon trattamento deve aumentare la velocità di lettura senza peggiorare i livelli di correttezza, quindi i metodi di trattamento che ottengono i risultati migliori sono quelli di tipo sublessicale e quelli basati sul Balance-Model.
Il Programma Sub-lessicale è un programma di trattamento per i bambini con disturbo specifico della lettura composto da 6 unità di lavoro con 6 obiettivi specifici. Rispetto al modello evolutivo della Frith, questo programma risulta essere un facilitatore del passaggio fra lo stadio alfabetico e quello lessicale e si fonda sul modello di Orsolini (2005) che vede l’evoluzione dell’abilità di lettura così strutturata:

  • Lettura da indizi fonetici: strategia pre-alfabetica, il suono associato ad alcune lettere conosciute è usato per ipotizzare la lettura della parola;
  • Lettura fonologica iniziale: conversione grafema – fonema con carico della memoria di lavoro fonologica e conseguente difficoltà di fusione.
  • Lettura fonologica intermedia: aggregazione di fonemi in unità più ampie (sillabe);
  • Lettura fonologica avanzata: il bambino legge la parola intera ma in modo no fluido e armonioso;
  • Lettura lessicale: accesso diretto al magazzino lessicale favorito dalla frequenza d’uso delle parole.

Le unità di lavoro sono così articolate:

  • Pa – ro – la: composizione e scomposizione della parola; l’obiettivo è quello di introdurre al bambino il concetto di sillaba e facilitargli il processo di identificazione delle stesse. Le attività consistono in divisione orale di parole lette dall’operatore e in fusione orale di sillabe lette dall’operatore per formare parole di senso compiuto.
  • Sillaba: leggere velocemente sillabe importanti e parole derivate. L’obiettivo dell’unità è quello di automatizzare il riconoscimento di sillabe piane e non e di parole composte con esse: velocizzare l’accesso alla parola completa attraverso la lettura sillabica. In questa unità, che è il cuore del programma, si presentano le sillabe più frequenti della lingua italiana; gli esercizi prevedono prima l’automatizzazione di sillabe di due lettere, poi di tre; sono previsti esercizi con sillabe di una lettera (a-pe) e infine con prefissi e suffissi.
  • Composizione di parola: l’obiettivo dell’unità è quello di riconoscere la parola, manipolando le sue componenti (sillabe o parti di parola).
  • Gruppi ortografici dispettosi: l’obiettivo dell’unità è quello di riconoscere e decodificare correttamente i gruppi ortografici irregolari (c – ch – g – gh – sc – gl – gn). Le schede “colora” mirano a far familiarizzare il bambino con il suono in oggetto; si mostrano delle figure che il bambino deve nominare e se individua il suono target deve colorare. Le schede “sottolinea” prevedono la sottolineatura delle lettere che compongono il suono e la lettura della parola completa, scopo di questa attività è di creare un collegamento tra la rappresentazione grafica e il suono. Schede “trova”, chiedono al bambino di svolgere un compito attivo di ricerca di parole che contengono il suono. Schede “leggi” rappresentano un esercizio di sintesi.
  • Riconoscimento veloce di parti di parola: l’obiettivo dell’unità è quello di migliorare il riconoscimento e la fusione di gruppi di due o più consonanti.
  • Giochi con le parole: l’obiettivo dell’unità è quello di avviare ad una lettura globale della parola, attraverso la categorizzazione e l’autocorrezione.

Spesso il bambino dislessico è anche disortografico, in base al modello interpretativo adottato potremmo avere che: Il bambino ha difficoltà nella cifrazione piuttosto che nella decifrazione, quindi il funzionamento della via che usa il processo di scrittura è distorto. (modello neurologico a tre vie); Il bambino è bloccato a livello ortografico, quindi deve scomporre la parola in grafemi (modello evolutivo di Uta Frith).
Per maggiori approfondimenti rimandiamo all’articolo sul disturbo della scrittura.

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