La televisione in casa: rischi e opportunità
Conviene partire da un dato di realtà: la televisione fa parte della vita quotidiana dei bambini e non ha senso affrontarla con un atteggiamento puramente proibitivo. Il punto non è se il bambino guarderà la TV, ma come e quanto lo farà, e soprattutto se lo farà da solo o accompagnato. Riconoscere insieme i suoi lati luminosi e le sue ombre è il primo passo per un uso equilibrato.
Gli aspetti positivi
La televisione presenta diversi aspetti positivi. Permette a tutti di accedere con uguale facilità e rapidità alle notizie di interesse generale; offre alcuni programmi culturali o spettacoli artistici di buon livello; svolge una funzione di intrattenimento e attenua il senso di solitudine. Per un bambino può diventare una finestra sul mondo, un’occasione per scoprire luoghi, storie e linguaggi che altrimenti non incontrerebbe. Questi benefici, però, si realizzano pienamente solo quando la visione è scelta e non subita, mirata e non continua.
Passività e inibizione retroattiva
Certamente, passare molto tempo davanti alla televisione può indurre una tendenza alla passività: si prende ciò che offre in quel momento, senza scegliere. Diventa così difficile compiere un’elaborazione, una riflessione su ciò che si è visto. Questo lavoro mentale è agevolato dalla presenza di qualcuno con cui discutere e dalla possibilità di concedersi momenti di tranquillità dopo la visione.
Un fenomeno interessante da conoscere è quello dell’inibizione retroattiva: lo spettacolo immediatamente successivo tende a cancellare il ricordo di quello precedente. È il motivo per cui una lunga sequenza di programmi guardati uno dopo l’altro lascia poco o nulla nella memoria del bambino: le immagini si sovrappongono e si annullano a vicenda. Concedere una pausa dopo la visione, invece, permette a ciò che si è visto di sedimentare e di essere rielaborato.
Il nodo della violenza
L’aspetto più preoccupante è la presenza di scene di violenza, con il relativo rischio di assuefazione. La ripetuta esposizione può rendere l’aggressività qualcosa di consueto, quasi normale, abbassando la soglia di reazione emotiva. È ovvio, quindi, cercare di proteggere i bambini dalla visione di contenuti violenti.
Al tempo stesso, dobbiamo ricordare che la violenza è uno degli aspetti della vita, e non è possibile né utile fingere che non esista. Se capita che i bambini vi assistano in televisione, lo sforzo dei genitori deve essere diretto a trasformare quel momento in un’occasione per riflettere, per prendere una posizione consapevole e motivata. È importante, in particolare, che il bambino non si identifichi con l’aggressore, ma con la vittima: solo così può maturare un rifiuto autentico della violenza, invece di ammirarne la forza.
Regole e accorgimenti pratici
Per attenuare gli aspetti negativi è necessario introdurre alcune regole e adottare qualche accorgimento. Una regola semplice ed efficace è quella di guardare un solo programma, scelto in anticipo, invece di lasciare la televisione accesa a lungo. Un accorgimento utile è fare in modo che dopo la TV ci sia un momento di tranquillità: una merenda, un gioco all’aperto, una conversazione su ciò che si è visto. Parlare insieme del programma aiuta il bambino a rielaborare le immagini, a distinguere la finzione dalla realtà e a esprimere ciò che ha provato.
Guardare insieme: il ruolo dei genitori
Il fattore che fa davvero la differenza non è tanto il divieto, quanto la presenza. Un genitore che di tanto in tanto guarda la televisione insieme al figlio, commenta ciò che accade sullo schermo, pone domande e ascolta le impressioni del bambino, trasforma un’attività potenzialmente passiva in un momento di relazione e di crescita. In questo modo la televisione smette di essere una baby-sitter elettronica e diventa uno spunto di dialogo. Anche l’esempio conta: se gli adulti usano lo schermo con misura e senso critico, il bambino imparerà a fare lo stesso, molto più che attraverso mille raccomandazioni.
Domande frequenti
La televisione fa male ai bambini?
Non di per sé. La TV ha aspetti positivi, come l’accesso alle notizie e a contenuti culturali, e aspetti negativi, come la tendenza alla passività e l’esposizione alla violenza. È l’uso, non il mezzo, a fare la differenza.
Cos’è l’inibizione retroattiva?
È il fenomeno per cui lo spettacolo immediatamente successivo cancella il ricordo di quello precedente. Guardare molti programmi di fila fa sì che le immagini si sovrappongano, lasciando poco nella memoria del bambino.
Come gestire le scene di violenza?
Meglio proteggere i bambini dai contenuti violenti, ma se vi assistono conviene trasformare l’episodio in un’occasione di riflessione, aiutandoli a identificarsi con la vittima e non con l’aggressore, così da maturare un rifiuto consapevole della violenza.
Quali regole pratiche adottare?
Scegliere in anticipo un solo programma, evitare la TV sempre accesa e prevedere dopo la visione un momento di tranquillità: una merenda, un gioco all’aperto o una conversazione su ciò che si è visto.
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