Il problema di partenza
Le sedute di consultazione sono descritte come uno dei momenti più difficili del lavoro analitico.
La difficoltà è concreta: nel qui e ora di quell’incontro occorre costruire un’alleanza con tre soggetti insieme (madre, padre e bambino) le cui prospettive sul problema possono divergere sensibilmente.
Il metodo elaborato da Dina Vallino, inizialmente pensato per genitori e bambini molto piccoli, è stato successivamente esteso anche a figli più grandi.
L’origine: l’osservazione
L’autrice racconta di essere rimasta colpita dal metodo dell’osservazione, corrispondente alla propria esigenza di verità e di rapporto con la realtà.
Si tratta della cosiddetta infant observation, tecnica formativa che consiste nell’osservare regolarmente un bambino nel suo ambiente per un periodo prolungato, senza intervenire e annotando poi quanto osservato.
Il suo percorso ha esteso quel metodo a diversi ambiti: lo studio dello sviluppo mentale nel neonato, l’osservazione del gioco come strumento formativo per chi lavora in asili nido e scuole dell’infanzia, e infine la consultazione partecipata.
Perché l’osservazione conta
Vale la pena esplicitare cosa fornisca questa formazione, perché non è ovvio.
Osservare a lungo senza intervenire allena due capacità distinte: tollerare di non fare (cioè resistere all’impulso di correggere o rassicurare) e distinguere ciò che si vede da ciò che si presume di vedere.
Un commento riportato coglie il punto: si tratta del sapere di chi non solo osserva, ma osserva sé stesso mentre osserva.
Il bambino al centro, i genitori dentro
La formulazione più efficace riguarda l’impostazione complessiva: una psicoanalisi infantile che mette il bambino al centro del suo mondo, mondo di cui i genitori sono parte essenziale.
La distinzione è sottile ma decisiva. Non si tratta di spostare l’attenzione dal bambino alla famiglia, né di trattare i genitori come ostacoli o come pazienti a loro volta. Si tratta di riconoscere che il bambino non esiste separatamente dalle relazioni che lo costituiscono.
La relazione con i genitori come variabile
Un secondo commento riportato precisa ulteriormente: i genitori sono considerati parte integrante della riuscita delle terapie, e la relazione emotiva con loro costituisce una variabile climatica imprescindibile, di cui non solo tenere conto, ma che occorre continuamente trasformare.
L’immagine del clima è appropriata. Non è un fattore che si possa isolare o neutralizzare: è la condizione entro cui tutto il resto avviene.
Il fraintendimento familiare
L’obiettivo indicato per la consultazione è arrivare a una collaborazione attiva con i genitori nell’affrontare il disagio del figlio, attraverso un apprendimento condiviso sui temi del fraintendimento familiare.
Il termine è il più interessante dell’intero testo, perché sposta il quadro.
Parlare di fraintendimento significa non attribuire il problema né al bambino né ai genitori, ma collocarlo in ciò che accade tra loro: segnali che non vengono letti, comportamenti interpretati come intenzionali quando non lo sono, richieste che arrivano in una forma che non le rende riconoscibili.
È una prospettiva che ha un vantaggio pratico immediato: un fraintendimento si può chiarire, mentre una colpa si può solo attribuire.
Cosa accade nella stanza
Il libro consente di entrare nella consultazione e vedere come si accolga un momento di crisi, ma anche la creatività del bambino e dei suoi genitori.
Viene descritta la capacità di modulare le inquietudini «respirando l’atmosfera emotiva» in cui si è immersi, restituendo speranza e fiducia.
Disegni, dialoghi e giochi si intrecciano con le coordinate teoriche in un movimento unitario. E vale la pena notare che nulla di tutto questo funziona come tecnica isolata: il gioco e il disegno non sono test da interpretare, ma il linguaggio in cui la situazione può essere espressa da chi non dispone ancora degli altri.
L’autrice
Dina Vallino, psicoanalista con funzioni di training della Società psicoanalitica italiana e psicoanalista infantile, ha insegnato per anni infant observation secondo il metodo di Esther Bick.
Il volume, pubblicato nel 2010, raccoglie l’esito di venticinque anni di lavoro.
Domande frequenti
Cos’è la consultazione partecipata?
Un metodo che affronta la seduta di consultazione coinvolgendo insieme madre, padre e bambino, con l’obiettivo di costruire un’alleanza terapeutica con tutti e tre nello stesso momento.
Cos’è l’infant observation?
Una tecnica formativa che consiste nell’osservare regolarmente un bambino nel suo ambiente per un periodo prolungato, senza intervenire. Allena a tollerare di non agire e a distinguere ciò che si vede da ciò che si presume.
Cosa significa “fraintendimento familiare”?
Collocare il problema non nel bambino né nei genitori ma in ciò che accade tra loro: segnali non letti, comportamenti interpretati come intenzionali, richieste espresse in forme non riconoscibili. Un fraintendimento si può chiarire, una colpa solo attribuire.
Che ruolo hanno disegni e giochi?
Non sono test da interpretare ma il linguaggio attraverso cui la situazione può essere espressa da chi non dispone ancora degli altri strumenti comunicativi.