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Il Progetto “Guanti Rossi”

Insegnare a leggere a un bambino sordo pone un problema specifico: la scrittura alfabetica rappresenta suoni, e la via ordinaria di accesso alla lettura passa da lì. Esistono strategie che funzionano, e alcune convinzioni diffuse da correggere. Questa pagina rielabora la presentazione di un progetto editoriale universitario del 2014: nomi e riferimenti delle persone coinvolte […]

Psicolab — Il Progetto “Guanti Rossi”
Insegnare a leggere a un bambino sordo pone un problema specifico: la scrittura alfabetica rappresenta suoni, e la via ordinaria di accesso alla lettura passa da lì. Esistono strategie che funzionano, e alcune convinzioni diffuse da correggere.
Questa pagina rielabora la presentazione di un progetto editoriale universitario del 2014: nomi e riferimenti delle persone coinvolte sono stati omessi. Articolo divulgativo, non sostituisce l’indicazione di logopedisti e specialisti.

Il nodo della lettura

Il problema è tecnico e ben definito.

La lettura in una lingua alfabetica si costruisce sulla consapevolezza fonologica: la capacità di riconoscere e manipolare i suoni della lingua, che consente di associarli ai segni scritti.

Nei bambini sordi questa via è ostacolata, ed è la ragione per cui le difficoltà di lettura sono storicamente documentate in questa popolazione, anche in presenza di intelligenza e scolarizzazione ordinarie.

Va precisato che il quadro è cambiato: l’individuazione precoce attraverso lo screening uditivo neonatale e l’accesso tempestivo a protesi e impianti hanno modificato sensibilmente gli esiti linguistici rispetto alle casistiche più datate.

Cosa aiuta

  • L’esposizione precoce a una lingua completa, qualunque essa sia: è il fattore più importante. Ciò che compromette gli esiti è la deprivazione linguistica nei primi anni, non la modalità.
  • Un lessico ampio: la comprensione del testo dipende in larga parte dalla conoscenza delle parole, e questo vale a maggior ragione quando la decodifica è faticosa.
  • Il lavoro esplicito sulla morfologia (prefissi, suffissi, flessioni) che offre una via di accesso alternativa a quella fonologica.
  • La lettura condivisa adattata, con supporto visivo e attenzione al collegamento fra segno, immagine e parola scritta.
  • Le strategie di comprensione insegnate esplicitamente: inferenze, connettivi, struttura del testo.

Sui materiali bilingui come quelli descritti dal progetto originale, l’idea di base è coerente con la ricerca: costruire ponti espliciti fra la lingua dei segni e l’italiano scritto, anziché trattarle come mondi separati.

Alcune correzioni utili

Sulla lingua dei segni circolano convinzioni errate che vale la pena smontare.

Le lingue dei segni sono lingue naturali complete, con grammatica e sintassi proprie. Non sono italiano gestualizzato, non sono mimica e non sono universali: variano da paese a paese.

La LIS è riconosciuta dall’ordinamento italiano, che ne promuove l’uso insieme alla lingua italiana anche nella sua modalità tattile.

Va smentito anche un timore ricorrente fra i genitori: l’esposizione alla lingua dei segni non ostacola l’acquisizione della lingua parlata. Gli studi disponibili non sostengono l’idea di un’interferenza, e la maggior parte dei bambini sordi nasce da genitori udenti, il che rende il rischio reale opposto, l’assenza di un accesso linguistico pieno nei primi anni.

Sull’impianto cocleare, una precisazione di misura: migliora l’accesso al suono, con esiti mediamente migliori quanto più precoce, ma non restituisce un udito tipico e i risultati individuali variano molto. È uno strumento, non una soluzione che chiude la questione linguistica.

La dimensione identitaria

Un elemento che i materiali didattici tendono a non nominare, e che conta.

Esiste una prospettiva, sostenuta da una parte della comunità sorda, che descrive la sordità non come deficit da correggere ma come appartenenza a una minoranza linguistica con una propria cultura.

È una posizione che ha ragioni storiche precise: per un lungo periodo l’insegnamento dei segni fu attivamente vietato nelle scuole, con conseguenze educative documentate.

Va detto anche il contrappunto: molte famiglie perseguono l’accesso alla lingua parlata e questa scelta è altrettanto legittima. Le due prospettive sono spesso presentate come alternative, mentre gli approcci che le combinano sono quelli su cui la ricerca più recente converge.

Un ultimo dato pratico: i libri che includono personaggi sordi hanno un effetto documentato anche sui bambini udenti, la rappresentazione riduce lo stigma, e il contatto è l’intervento più efficace in questo ambito.

Domande frequenti

Perche leggere e piu difficile per un bambino sordo?

Perche la lettura alfabetica si costruisce sulla consapevolezza fonologica, cioe sul riconoscimento dei suoni della lingua, via ostacolata in caso di sordita.

La lingua dei segni ostacola quella parlata?

No, gli studi non sostengono un’interferenza. Il rischio reale e opposto: l’assenza di un accesso linguistico pieno nei primi anni di vita.

La LIS e universale?

No: le lingue dei segni sono lingue naturali complete con grammatica propria, e variano da paese a paese. Non sono italiano gestualizzato ne mimica.

L’impianto cocleare risolve il problema?

Migliora l’accesso al suono, con esiti migliori quanto piu precoce, ma non restituisce un udito tipico e i risultati individuali variano molto.

La difficolta di lettura nei bambini sordi ha una causa tecnica precisa (la via fonologica di accesso alla scrittura) e strategie che funzionano: esposizione precoce a una lingua completa, lessico ampio, lavoro esplicito su morfologia e comprensione. Le lingue dei segni sono lingue vere, non universali, e non ostacolano quella parlata: il rischio e la deprivazione linguistica precoce. L’impianto e uno strumento, non una soluzione. E gli approcci che combinano le due lingue sono quelli su cui la ricerca converge.
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