Il problema del senno di poi
La difficoltà principale del buon senso come strumento conoscitivo è che spiega tutto dopo e non prevede quasi nulla prima.
Il fenomeno è documentato con precisione: una volta conosciuto un risultato, le persone lo giudicano prevedibile e sovrastimano quanto lo avrebbero anticipato. È il bias del senno di poi.
La dimostrazione classica riguarda proprio i risultati della psicologia: quando a un gruppo viene presentato un risultato e a un altro il suo esatto contrario, entrambi vengono giudicati ovvi e coerenti con il buon senso.
Va aggiunto che il repertorio popolare contiene coppie di massime opposte (chi si somiglia si piglia e gli opposti si attraggono, l’unione fa la forza e chi fa da sé fa per tre) e che questa flessibilità è esattamente ciò che rende quel repertorio inservibile come previsione.
Risultati che il buon senso non anticipa
Alcuni esempi consolidati, utili perché ciascuno contraddice un’intuizione diffusa.
- I gruppi che generano idee insieme ne producono meno, e meno originali, della somma degli stessi individui separati, mentre i partecipanti sono convinti del contrario.
- La fiducia di un testimone non predice in modo affidabile l’accuratezza del suo ricordo, una volta che il riconoscimento sia stato confermato da altri.
- Studiare rileggendo e evidenziando sembra più efficace del provare a ricordare, ma produce risultati peggiori.
- Sopprimere l’espressione delle emozioni non riduce l’esperienza interna e aumenta il carico fisiologico.
- Perseguire la felicità come obiettivo esplicito è associato a minore benessere.
- La lode riferita al talento riduce la persistenza dopo l’insuccesso, mentre quella riferita all’impegno la aumenta.
Il tratto comune: in ciascun caso l’intuizione è forte, condivisa e sbagliata.
Perché il buon senso sbaglia in modo sistematico
Non si tratta di errori casuali, e conoscerne la struttura aiuta.
La conferma: notiamo e ricordiamo i casi che sostengono ciò che già pensiamo, e non registriamo i casi contrari, che non sono disponibili all’osservazione perché non accadono sotto i nostri occhi.
L’assenza del controfattuale: la vita quotidiana non offre gruppi di confronto. Non sappiamo cosa sarebbe successo altrimenti, ed è precisamente ciò che un esperimento costruisce.
Il campione limitato: le nostre osservazioni riguardano poche persone, simili a noi, in contesti simili.
L’errore fondamentale di attribuzione: spieghiamo il comportamento altrui con il carattere e sottovalutiamo il peso della situazione, mentre per noi stessi facciamo l’opposto.
La correlazione scambiata per causa: due fenomeni che variano insieme suggeriscono un legame che spesso non c’è, o che va in direzione opposta.
La cautela dall’altra parte
Sarebbe però disonesto fermarsi qui, perché il rovescio esiste.
La psicologia ha attraversato una crisi di replicabilità: una quota rilevante di risultati celebri non è stata riprodotta in verifiche indipendenti, e alcuni degli effetti più citati nella divulgazione si sono ridimensionati o dissolti.
Molti studi si basano inoltre su campioni ristretti a popolazioni occidentali, scolarizzate e benestanti, e la generalizzabilità di quei risultati non è scontata.
Ne segue la conclusione più difendibile: il rimedio al buon senso non è la deferenza verso qualunque affermazione presentata come scientifica, ma l’attenzione al metodo, quanti partecipanti, quale confronto, replicato da chi.
Un criterio pratico: chiedersi, prima di conoscere il risultato di uno studio, quale esito ci si aspetterebbe. Se qualunque esito sembrerebbe sensato, il buon senso non stava dicendo nulla.
Domande frequenti
Perche il buon senso sembra sempre confermato?
Per il bias del senno di poi: conosciuto un risultato lo giudichiamo prevedibile. Presentando a due gruppi risultati opposti, entrambi vengono giudicati ovvi.
Quali risultati contraddicono l’intuizione?
I gruppi generano meno idee dei singoli, rileggere insegna meno che provare a ricordare, sopprimere le emozioni aumenta il carico fisiologico, cercare la felicita direttamente la allontana.
Da cosa dipendono gli errori?
Da conferma selettiva, assenza di gruppi di confronto, campioni ristretti, attribuzione al carattere anziche alla situazione e correlazione scambiata per causa.
La ricerca e sempre affidabile?
No: la crisi di replicabilita ha ridimensionato diversi risultati celebri. Il criterio non e la deferenza ma il metodo: numerosita, confronto e replicazione indipendente.