Psicologia Clinica e Psicopatologia

Cenni storici Danzaterapia Meditazione e cura dall’Ansia

Danzaterapia e meditazione vengono spesso proposte come rimedi per l’ansia. Entrambe hanno evidenze, di entità diversa, e distinguere ciò che funziona da ciò che viene promesso rende la scelta più utile. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Per un disturbo d’ansia esistono trattamenti con evidenze consolidate: il riferimento è uno psicologo o il medico […]

Psicolab — Cenni storici Danzaterapia Meditazione e cura dall’Ansia
Danzaterapia e meditazione vengono spesso proposte come rimedi per l’ansia. Entrambe hanno evidenze, di entità diversa, e distinguere ciò che funziona da ciò che viene promesso rende la scelta più utile.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Per un disturbo d’ansia esistono trattamenti con evidenze consolidate: il riferimento è uno psicologo o il medico di base. In caso di crisi: 112, Telefono Amico 02 2327 2327.

Cosa dicono le evidenze

Sulla danzaterapia le revisioni disponibili riportano effetti positivi su ansia, depressione e qualità della vita, con un limite ricorrente: campioni ridotti, confronti spesso con l’assenza di intervento anziché con un’attività di controllo attiva, e qualità metodologica variabile.

Ne segue un’osservazione onesta: una parte dell’effetto potrebbe derivare dall’attività fisica in sé e dal contesto di gruppo, non dallo specifico approccio terapeutico. È una possibilità che i disegni di studio disponibili non escludono.

Sulla meditazione e sui programmi basati sulla consapevolezza le evidenze sono più ampie: effetti da piccoli a moderati su ansia, depressione e dolore, con qualità delle prove giudicata moderata. Sono risultati reali, ma inferiori a quelli dei trattamenti di prima scelta per i disturbi d’ansia.

Va segnalato che i programmi con evidenze sono strutturati (percorsi definiti, di durata stabilita, condotti da istruttori formati) e non coincidono con l’uso occasionale di applicazioni, per le quali gli effetti sono minori e l’abbandono elevato.

Cosa ha evidenze superiori

Per equilibrio, va detto qual è il punto di riferimento.

L’attività fisica in generale ha effetti documentati su umore e ansia, fra i migliori disponibili per un intervento non clinico, e compare anche con quantità modeste. Questo è rilevante perché la danza è, prima di tutto, attività fisica.

Per i disturbi d’ansia veri e propri, i trattamenti con le evidenze più solide sono le terapie cognitivo-comportamentali, il cui meccanismo attivo è l’esposizione e la scoperta che l’esito temuto non si verifica.

La collocazione ragionevole di danzaterapia e meditazione è quindi di affiancamento: utili per il benessere e come componenti di un percorso, non come alternative a un trattamento quando serve un trattamento.

Una cautela sulla meditazione

Va nominata, perché viene sistematicamente omessa.

Sono documentati effetti avversi in una minoranza di praticanti: ansia, esperienze dissociative, riacutizzazione di sintomi. Il fenomeno è stato studiato e non è raro come si supponeva.

Il rischio è maggiore in pratiche intensive e prolungate, e in persone con condizioni psichiatriche preesistenti o storia di trauma, dove le pratiche che dirigono l’attenzione all’interno possono aumentare il disagio anziché ridurlo.

Ne segue un’indicazione pratica: informarsi su chi conduce, evitare i ritiri intensivi come primo approccio, e considerare che l’assenza di sintomi non è garantita: se la pratica peggiora lo stato, interromperla è una risposta appropriata, non un fallimento.

Cosa cercare in una proposta

Alcune domande chiariscono rapidamente.

Chi conduce, e con quale formazione verificabile? In Italia la danzaterapia non è una professione sanitaria regolamentata da un albo, e le certificazioni sono rilasciate da enti privati con requisiti variabili.

Quali obiettivi concreti si perseguono, e come si verificheranno? A quale percorso di cura si affianca, e chi ne è a conoscenza?

Due segnali di attenzione: le promesse di cura di condizioni cliniche, e il ricorso a spiegazioni energetiche o quantistiche, che conferiscono autorevolezza per associazione senza aggiungere verifiche.

Un’ultima nota sul riferimento junghiano del testo originale: le ipotesi sull’espressione corporea dell’inconscio appartengono a una cornice teorica che non ha ricevuto conferma empirica. Ciò non toglie valore alla pratica: indica solo che il suo eventuale beneficio va dimostrato dagli studi, non dedotto dalla teoria.

Domande frequenti

La danzaterapia funziona sull’ansia?

Le revisioni riportano effetti positivi ma con campioni ridotti e confronti deboli. Parte dell’effetto potrebbe derivare dall’attivita fisica e dal contesto di gruppo.

E la meditazione?

Ha evidenze piu ampie, con effetti da piccoli a moderati su ansia e depressione, ma inferiori a quelli dei trattamenti di prima scelta per i disturbi d’ansia.

La meditazione ha controindicazioni?

Sono documentati effetti avversi in una minoranza di praticanti, piu probabili in pratiche intensive e in persone con condizioni preesistenti o storia di trauma.

Possono sostituire una terapia?

No: la collocazione ragionevole e di affiancamento. Per un disturbo d’ansia esistono trattamenti con evidenze superiori.

Danzaterapia e meditazione hanno effetti reali sull’ansia, ma di entita diversa e con limiti metodologici: parte del beneficio della prima potrebbe derivare dall’attivita fisica e dal gruppo. La meditazione ha evidenze piu ampie e anche controindicazioni documentate, spesso taciute. Entrambe si collocano come affiancamento, non come alternativa a un trattamento. E il fondamento teorico non sostituisce la verifica empirica.
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