Il romanzo
Il libro, scritto da un autore fiorentino noto per il registro fantastico e noir, mette al centro due signore di antica famiglia che condividono da anni una reclusione volontaria in un grande appartamento.
L’unico ammesso è il rosticciere che le rifornisce di cibo mediocre pagato profumatamente. Sdegnate dalla volgarità dei contemporanei, si muovono tra mobili preziosi, pellicce e collane (resti di un passato glorioso) in compagnia di creature immaginarie che assumono a volte le sembianze delle persone perdute.
La vicenda si mette in moto quando muore il loro fornitore personale di quella che il testo chiama pozione magica, costringendole a uscire per procurarsela da sole. Ne segue un’avventura rocambolesca fatta di inseguimenti, vendette e cadaveri da nascondere.
Cosa descrive, dietro il registro comico
L’invenzione è brillante e non è pura fantasia. Sotto la commedia c’è una condizione riconoscibile.
Il ritiro
Il ritiro domestico prolungato in età avanzata è un fenomeno documentato e ampiamente sottostimato, perché non produce segnalazioni: chi non esce non disturba nessuno, e la sua assenza non viene notata.
Il percorso tipico non comincia con una decisione. Comincia con una riduzione progressiva: un’uscita rinviata per il maltempo, una scala diventata faticosa, un negozio chiuso, una conoscenza che se ne va.
Ogni passaggio è ragionevole preso da solo. L’insieme produce una condizione che nessuno ha scelto.
Il romanzo lo coglie con esattezza quando descrive lo spazio reale che si ritira nel salotto mentre si espande quello dell’immaginazione: è ciò che accade quando il mondo disponibile si riduce, l’attività mentale occupa lo spazio che l’esperienza ha lasciato libero.
Il dettaglio della casa piena
Anche la descrizione dell’appartamento è precisa: mobili, pellicce, conchiglie, resti di un tempo passato.
Una casa satura di oggetti che documentano una vita è un tratto ricorrente in queste situazioni, e ha una funzione: quando il presente offre poco, gli oggetti sono ciò che testimonia che una vita è esistita.
È anche il motivo per cui la proposta di liberarsene, di solito avanzata con le migliori intenzioni, incontra resistenze sproporzionate: non riguarda gli oggetti, riguarda la prova che ciò che si è stati sia accaduto davvero.
La sostanza
L’elemento più interessante è il più mascherato. La «pozione magica» che serve ad ampliare il territorio dei sogni, tagliata bene e consegnata a domicilio, è chiaramente una sostanza illecita, e la sua interruzione è ciò che mette in moto tutta la vicenda.
Il registro comico rende la cosa gradevole. Il fenomeno sottostante non lo è.
L’uso di sostanze nella popolazione anziana è ampiamente sottodiagnosticato, e riguarda soprattutto alcol e farmaci: in particolare le benzodiazepine, assunte per anni e spesso mai rivalutate.
Le ragioni per cui sfugge sono precise: i sintomi vengono attribuiti all’età (confusione, cadute, disturbi del sonno, apatia) e nessuno pone la domanda, perché non si sospetta di una persona anziana.
C’è poi un fattore che il romanzo mette in scena senza commentarlo: la consegna a domicilio. Una dipendenza che non richiede di uscire non incontra mai gli ostacoli sociali che di solito la rendono visibile.
Le presenze
Le creature immaginarie che assumono le sembianze delle persone scomparse sono un’invenzione narrativa, ma sfiorano un fenomeno reale e poco noto.
Le esperienze di presenza dopo un lutto (percepire la voce, la figura o la vicinanza della persona perduta) sono comuni, riferite da una quota consistente di persone in lutto, e non costituiscono di per sé un segno di patologia.
Vengono raramente raccontate proprio per il timore di essere considerate un sintomo. Sapere che sono frequenti è, per chi le vive, un’informazione che allevia.
La scelta narrativa
Merita infine una nota il registro adottato: una commedia irriverente su due donne anziane che escono di casa per procurarsi droga e si trovano in mezzo a inseguimenti e cadaveri.
La scelta non è casuale, e produce un effetto preciso.
Nella rappresentazione corrente le persone anziane compaiono quasi solo in due forme: come figure fragili da proteggere o come depositarie di saggezza. Entrambe le riducono a una funzione.
Renderle agenti (spavalde, arroganti, capaci di scelte discutibili e di iniziativa) restituisce loro qualcosa che la rappresentazione affettuosa toglie: la possibilità di essere persone intere, comprese le parti sgradevoli.
È probabilmente il contributo più serio di un libro che si presenta come divertimento.
Domande frequenti
Come comincia il ritiro domestico in età avanzata?
Non con una decisione, ma con una riduzione progressiva: un’uscita rinviata, una scala faticosa, un negozio chiuso, una conoscenza che viene a mancare. Ogni passaggio è ragionevole; l’insieme produce una condizione non scelta.
Perché è difficile convincere una persona anziana a liberarsi degli oggetti?
Perché non riguarda gli oggetti. Quando il presente offre poco, sono ciò che testimonia che una vita è esistita: la richiesta viene percepita come cancellazione di quella prova.
L’uso di sostanze in età avanzata è frequente?
È più diffuso di quanto si creda e ampiamente sottodiagnosticato, soprattutto per alcol e farmaci come le benzodiazepine. I sintomi vengono attribuiti all’età e nessuno pone la domanda.
Percepire la presenza di una persona morta è preoccupante?
No. È un’esperienza comune nel lutto, riferita da una quota consistente di persone, e non costituisce di per sé un segno di patologia. Viene raramente raccontata per timore di essere fraintesa.