Informazioni sull'autore

Disponibile Solo versione Premium

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Disponibile Solo versione Premium

Comunità e Collaborazione nell’Apprendimento

Breve Estratto

Abstract
Nelle comunità di apprendimento le tecnologie hanno accelerato e potenziato le modalità di operare, ma al contempo hanno imposto nuove abitudini e modalità di svolgimento delle forme di apprendimento. L’incontro online fra diverse persone porta alla formazione di un nuovo tipo di comunità: le comunità virtuali, dove le tecnologie diventano mediatori della conoscenza.L’orientamento principale nello sviluppo delle tecnologie dell’istruzione è di tipo collaborativo, focalizzato sull’esperienza “socialmente costruita” del soggetto con la comunità.
Parole chiave:
Comunità, Apprendimento, Collaborazione, Virtuale, Progettazione, Didattica
1.1 Le Comunità di apprendimento
Il modello della comunità di apprendimento è stato teorizzato e messo in pratica da Ann Brown e Joe Campione (Brown e Campione,1990; Ligorio 1996) con l’intento di superare una visione della scuola come luogo in cui si trasmette conoscenza, proponendo invece una scuola basata sulla comunità di pratiche e sulla costruzione di conoscenza. La comunità agisce come un gruppo di scienziati che vuole insieme lavorare per produrre nuova conoscenza (Cesareni, 2004). Nelle communities of learners la classe è immaginata come una vera e propria comunità, dove tutti possono giocare i diversi ruoli, scambiandosi compiti e responsabilità (Ligorio, 2004) Tutti possono essere al tempo stesso apprendisti, insegnanti e scienziati: ciascun membro della comunità è considerato come fonte consultabile per ottenere informazioni, risposte a quesiti, stimoli per riflettere e ognuno condivide con tutti gli altri le proprie conoscenze (Ligorio, 2002).
L’apprendimento è attivo e collaborativo; inoltre le attività svolte devono incoraggiare la riflessione sui propri processi di apprendimento (metacognizione). Viene affermato che la diversità è una risorsa, ed in quanto tale accettata e valorizzata, anche perché la diversità e molteplicità delle competenze consente di arricchire la comunità attraverso lo scambio reciproco: ognuno può agire nella zona di sviluppo prossimale degli altri (Cesareni, 2004). Perciò, nello spirito della comunità di pratiche (Lave e Wenger, 1991), ogni partecipazione, anche se di tipo periferico, è legittimata.
In sintesi, le attività della comunità sono sempre contestualizzate ed affrontano problemi reali; lo scambio dialogico è la pratica fondamentale della comunità e si attua sia nel discorso comune nella classe, sia attraverso l’uso del computer che funge da supporto alla riflessione della comunità stessa e da mezzo di scambio e comunicazione con altre comunità.
1.2 Dalle comunità di apprendimento alle comunità virtuali
Le tecnologie rivestono un ruolo molto importante poiché sono catalizzatrici di nuove pratiche e capaci di stimolare nuovi modi di parlare e pensare, oltre che essere in grado di offrire la possibilità di confrontarsi con altre comunità di pratica. Le tecnologie, specie quelli a base elettronica o informatica, hanno accelerato e potenziato le modalità di operare, ma al contempo hanno imposto nuove abitudini e modalità di svolgimento delle forme di apprendimento. Gli strumenti, infatti, come ha mostrato Vygotskij (1934), hanno un ruolo determinante nella strutturazione delle “funzioni cognitive” individuali.
L’incontro online fra diverse persone porta alla formazione di un nuovo tipo di comunità: le comunità virtuali. Rheingold (1992, pag. 319) le definisce come “aggregazioni sociali che emergono dalla rete quando un certo numero di persone porta avanti delle discussioni pubbliche sufficientemente a lungo, con un certo livello di emozioni umane, tanto da formare dei reticoli di relazioni sociali nel cyberspazio”. Questi reticoli sociali vengono chiamati da Castells (2002) “portafogli di socialità”, mentre Wellman (1999), il principale ricercatore sulla sociologia di Internet, utilizza l’espressione “comunità personali”, ponendo sullo stesso piano le relazioni sociali realizzate attraverso l’incontro fisico e i rapporti interpersonali che si verificano in un ambito virtuale. Nella sua analisi, Wellman (1999) afferma come le comunità reali e le comunità virtuali non debbano essere contrapposte tra di loro, trattandosi di comunità diverse, con regole e dinamiche proprie. L’interdipendenza tra di esse finisce con il modificare profondamente l’interazione sociale tra gli individui.
Gli ambienti virtuali rappresentano contesti con specifiche risorse testuali capaci di attivare nuovi dialoghi e nuovi posizionamenti. Questa forma di comunicazione mediata, infatti, si presta come “specchio in cui il Sé digitale si riflette e da cui emergono nuovi disegni, nuovi pattern per la costruzione dell’identità” (Ligorio, 2004; p.2).
In generale, quali sono le motivazioni che spingono gli individui a frequentare questi luoghi virtuali? Secondo Roversi (2001) le comunità online assolvono a tre funzioni: 1) strumentale, sono create in vista di un obiettivo specifico (reperimento di dati, elaborazione progetti); 2) espressiva, che consiste nella volontà di stare insieme e nella sperimentazione di nuove forme di socialità; 3) sperimentazione dell’identità, tanto da permettere il cambiamento di confini del proprio Sé.
Per quanto riguarda la dimensione educativa, le tecnologie viste come nuovo strumento e mediatori della conoscenza, devono collocarsi in maniera adeguata tra gli individui e gli obiettivi del loro apprendimento. Nell’era digitale, inoltre, questo dialogo può definirsi “mediato” (Ligorio, Hermans, 2005), poiché, oltre che faccia a faccia, esso avviene a distanza, servendosi della mediazione tecnologica e delle sue potenzialità di ampliare la portata dialogica. Come afferma Ferri (2002) i media consentono alle persone di comunicare senza il bisogno della vicinanza fisica e agiscono come “macchine di significato” capaci di diffondere nuove idee e modi di pensare, velocemente e tra un alto numero di persone.
Di seguito presentiamo i quattro criteri per considerare uno spazio virtuale come adeguato ad accogliere una comunità virtuale:
1. Un livello minino di interattività, infatti l’identificazione di una comunità comincia con l’interazione tra persone diverse e conduce al sentirsi impegnati e coinvolti rispetto ad un certo gruppo e spazio.
2. Una varietà di “comunicatori” ovvero di persone interessate a comunicare o a cooperare allo svolgimento di un lavoro/compito comune.
3. La comunicazione avviene con persone intenzionate a creare un terreno comune di conoscenza, pur partendo da opinione e punti di vista diversi.
4. Presenza di uno spazio comune, la comunicazione mediata dal computer è essenzialmente uno spazio prodotto socialmente.
5. Un livello minimo di sostentamento alla partecipazione individuale, misurata in numero di messaggi prodotti in una certa unità di tempo.
1.3 Apprendimento Collaborativo
L’avvento dell’’innovazione tecnologica nel settore dell’educazione enfatizza la dimensione del sapere condiviso e negoziato, un sapere frutto di una modalità di comunicazione reciproca tra pari.
L’orientamento principale nello sviluppo delle tecnologie dell’istruzione è il costruttivismo, focalizzato sull’esperienza “socialmente costruita” del soggetto con la comunità (Salomon, 1993). La costruzione della conoscenza, perciò, è determinata dall’interazione con altri individui e l’apprendimento viene potenziato dalla condivisione delle conoscenze e dalla negoziazione dei contenuti. Questa premessa ci introduce al concetto di collaborazione.
Collaborare (co-labore) vuol dire lavorare insieme, il che implica una condivisione di compiti, una esplicita intenzione di “aggiungere valore” per creare qualcosa di nuovo o differente attraverso un processo collaborativo deliberato e strutturato, in contrasto con un semplice scambio di informazioni o esecuzione di istruzioni (Salomon, 1993).
Un’ampia definizione di apprendimento collaborativopotrebbe essere, quindi la seguente: “l’acquisizione da parte degli individui di conoscenze, abilità o atteggiamenti che sono il risultato di un’interazione di gruppo, o, detto più chiaramente, un apprendimento individuale come risultato di un processo di gruppo” (Kaye, 1992). Dobbiamo ricordare che solo una parte dell’apprendimento può avere carattere collaborativo. Parte dei nostri apprendimenti rimane necessariamente individuale, come ad esempio le situazioni di learning by doing, in cui il soggetto si confronta da sé con un problema concreto cercando di risolverlo aiutandosi sulla base dei feed-back che riceve dall’ambiente stesso.
Per cercare di definire l’ambito dell’apprendimento collaborativo secondo Schrage (1990) alcuni aspetti che determinano il probabile successo delle diverse forme di collaborazione sono:
– la competenza tra i membri del gruppo;
– un obiettivo condiviso e compreso;
– mutuo rispetto e fiducia;
– la creazione e la manipolazione di spazi condivisi;
– molteplici forme di rappresentazione;
– costante, ma non continua, comunicazione;
– ambienti formali e informali;
– chiare linee di responsabilità, ma non confini restrittivi;
– l’accettazione che le decisioni non devono essere basate sul consenso e che la presenza fisica non è necessaria;
– l’uso selettivo di persone al di fuori del gruppo;
– la consapevolezza che la collaborazione termina quando i suoi obiettivi sono stati raggiunti.
1.4 Progettazione didattica collaborativa
I principali modelli di apprendimento collaborativo:
· Il modello Learning Together (imparare insieme) proposto da Davia e Roger Johnson nel 1975 prevede di dividere gli studenti in gruppi da quattro o cinque e far lavorare ogni gruppo sullo stesso argomento.
· Il modello Jigsaw (puzzle) è stato formulato da Aronson (1978) e si incentra sulla specializzazione del compito. Gli studenti vengono divisi in gruppi e ad ogni gruppo viene assegnata una parte della lezione, ulteriormente divisa tra i vari membri. La finalità è che ogni compagno dovrà insegnare agli altri la sua parte della lezione.
· Il modello del Groups of four (gruppi di quattro) è stato formulato da Burns (1981) e prevede una suddivisione dei discenti in gruppi di quattro ogni volta diversi; il compito potrà variare di volta in volta notevolmente.
· Il modello Co-Op Co –Op, sviluppato da Kagan (2000) mira ad una suddivisione del lavoro e a una strutturazione del gruppo in grado di far emergere e valorizzare le doti e le propensioni individuali.
· Il modello Student team learning formulato da Robert Slavin (1978) propone numerosi modelli di cooperazione tutti basati sulla competizione tra gruppi di competenze omogenee.
Nell’apprendimento collaborativo il ruolo dall’insegnante è molto diverso dall’apprendimento tradizionale: deve individualizzare e differenziare le sue modalità di intervento rinunciando all’obiettivo di fornire a tutta la classe le stesse conoscenze. Inoltre, il ruolo dell’insegnante è quello di offrire un monitoraggio graduale, da un iniziale supporto sostanziale ad una sua diminuzione fino ad arrivare, idealmente, ad una completa autonomia dei gruppi e degli individui. Questa metodologia viene definita “scaffolding”, termine inglese che significa impalcatura. (Ligorio, 2003). Lo scaffolding si realizza in quattro tappe successive (Collins, Brown, Holum, 1991; Ligorio, 1993) modelling (modellamento), è la fase iniziale durante la quale l’insegnante si sforza di rendere visibili agli allievi i diversi passaggi effettuati per svolgere il compito;
· scaffolding vero e proprio, è la fase in cui l’insegnante offre supporto all’allievo;
· fading (dissolvenza) è la fase durante la quale l’insegnante si fa meno pressante e l’allievo è pian piano in grado di svolgere il compito in autonomia;
coaching (allenamento) fa riferimento a ciò che rimane del ruolo svolto dall’insegnante una volta che l’allievo è in grado di padroneggiare l’intero processo per portare a termine l’attività.

Condividi questo Post
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

ARTICOLI RECENTI
ARTICOLI CORRELATI
Iscriviti alla Newsletter