Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Comunità e Collaborazione nell’Apprendimento

Si impara meglio da soli o insieme? La ricerca educativa mostra che l’apprendimento più profondo nasce dalla collaborazione: nelle comunità di apprendimento (reali e virtuali) la conoscenza non si trasmette, si costruisce insieme. Ecco come funzionano queste comunità, quale ruolo hanno le tecnologie e come cambia il compito dell’insegnante. Le comunità di apprendimento Il modello […]

Psicolab — Comunità e Collaborazione nell’Apprendimento
Si impara meglio da soli o insieme? La ricerca educativa mostra che l’apprendimento più profondo nasce dalla collaborazione: nelle comunità di apprendimento (reali e virtuali) la conoscenza non si trasmette, si costruisce insieme. Ecco come funzionano queste comunità, quale ruolo hanno le tecnologie e come cambia il compito dell’insegnante.

Le comunità di apprendimento

Il modello della comunità di apprendimento nasce per superare l’idea della scuola come luogo in cui si trasmette semplicemente conoscenza, proponendo invece una scuola basata sulla costruzione del sapere. La comunità agisce come un gruppo di ricercatori che lavorano insieme per produrre nuova conoscenza.

In queste communities of learners, la classe è immaginata come una vera comunità in cui tutti possono ricoprire ruoli diversi, scambiandosi compiti e responsabilità: ciascuno è al tempo stesso apprendista, insegnante e “scienziato”, fonte consultabile per ottenere informazioni e stimoli. L’apprendimento è attivo e collaborativo, e le attività incoraggiano la riflessione sui propri processi di apprendimento, cioè la metacognizione.

Un principio è centrale: la diversità è una risorsa. La molteplicità delle competenze arricchisce la comunità attraverso lo scambio reciproco, e ciascuno può agire nella “zona di sviluppo prossimale” degli altri, cioè aiutarli a fare ciò che da soli non riuscirebbero ancora. Ogni partecipazione, anche periferica, è legittima. Le attività, infine, sono sempre contestualizzate e affrontano problemi reali, e lo scambio dialogico è la pratica fondamentale, sia in classe sia attraverso il computer, che diventa supporto alla riflessione e mezzo di comunicazione con altre comunità.

Dalle comunità reali a quelle virtuali

Le tecnologie hanno un ruolo importante: catalizzano nuove pratiche, stimolano nuovi modi di parlare e pensare e permettono di confrontarsi con altre comunità. Come mostrava Vygotskij, gli strumenti hanno un ruolo determinante nella strutturazione delle funzioni cognitive individuali.

L’incontro online tra persone diverse dà vita a un nuovo tipo di comunità: le comunità virtuali, definite come aggregazioni sociali che emergono dalla rete quando un certo numero di persone porta avanti discussioni pubbliche abbastanza a lungo, con un coinvolgimento emotivo tale da formare reti di relazioni. Studiosi diversi le hanno chiamate “portafogli di socialità” o “comunità personali”, mettendo sullo stesso piano le relazioni realizzate di persona e quelle virtuali. Il punto chiave è che comunità reali e virtuali non vanno contrapposte: sono comunità diverse, con regole e dinamiche proprie, la cui interdipendenza modifica profondamente l’interazione sociale.

Perché le persone frequentano questi spazi? Le comunità online svolgono tre funzioni: strumentale (create per un obiettivo specifico, come reperire dati o elaborare progetti), espressiva (la volontà di stare insieme e sperimentare nuove socialità) e di sperimentazione dell’identità (fino a ridisegnare i confini del proprio Sé).

Quando uno spazio virtuale è una vera comunità

Non ogni spazio online è una comunità. Perché lo diventi occorrono alcuni requisiti:

  • un livello minimo di interattività: l’identità di una comunità nasce dall’interazione e porta a sentirsi coinvolti in un gruppo;
  • una varietà di “comunicatori”, cioè persone interessate a cooperare a un compito comune;
  • l’intenzione di creare un terreno comune di conoscenza, pur partendo da punti di vista diversi;
  • la presenza di uno spazio condiviso, prodotto socialmente;
  • un livello minimo di partecipazione sostenuta nel tempo.

Nella dimensione educativa, le tecnologie funzionano come mediatori della conoscenza e devono collocarsi adeguatamente tra gli individui e i loro obiettivi di apprendimento. Il dialogo, nell’era digitale, è “mediato”: oltre che faccia a faccia, avviene a distanza, ampliando la portata dialogica. I media, in questo senso, agiscono come “macchine di significato”, capaci di diffondere idee rapidamente tra molte persone.

Cos’è l’apprendimento collaborativo

L’innovazione tecnologica nell’educazione enfatizza un sapere condiviso e negoziato, frutto della comunicazione tra pari. L’orientamento di riferimento è il costruttivismo: la conoscenza si costruisce nell’interazione con gli altri, e l’apprendimento è potenziato dalla condivisione e dalla negoziazione dei contenuti.

Collaborare: dal latino co-labore, “lavorare insieme”: implica una condivisione di compiti e l’esplicita intenzione di “aggiungere valore” per creare qualcosa di nuovo, in un processo strutturato e deliberato, diverso dal semplice scambio di informazioni. L’apprendimento collaborativo può essere definito come l’acquisizione individuale di conoscenze, abilità o atteggiamenti come risultato di un processo di gruppo.

Attenzione, però: solo una parte dell’apprendimento è collaborativa. Un’altra resta necessariamente individuale, come nelle situazioni di learning by doing, in cui la persona si confronta da sola con un problema concreto. Tra i fattori che favoriscono il successo della collaborazione ci sono: un obiettivo condiviso e compreso, mutuo rispetto e fiducia, spazi condivisi, comunicazione costante ma non continua, chiare responsabilità senza confini rigidi, e la consapevolezza che la collaborazione termina quando gli obiettivi sono raggiunti.

I modelli di progettazione didattica

Nel tempo sono stati sviluppati diversi modelli di apprendimento collaborativo:

  • Learning Together: studenti divisi in piccoli gruppi che lavorano tutti sullo stesso argomento;
  • Jigsaw (“puzzle”): a ogni gruppo, e a ogni membro, è assegnata una parte della lezione, che poi ciascuno dovrà insegnare agli altri;
  • Groups of four: gruppi di quattro, ogni volta diversi, con compiti variabili;
  • Co-Op Co-Op: struttura pensata per far emergere e valorizzare le doti individuali;
  • Student Team Learning: vari modelli di cooperazione basati anche sulla competizione tra gruppi.

Il nuovo ruolo dell’insegnante: lo scaffolding

Nell’apprendimento collaborativo il ruolo dell’insegnante cambia radicalmente. Rinuncia all’obiettivo di fornire a tutti le stesse identiche conoscenze e individualizza i propri interventi. Soprattutto, offre un supporto graduale, destinato a diminuire fino all’autonomia dei gruppi. Questa metodologia è lo scaffolding (letteralmente “impalcatura”) e si realizza in quattro tappe:

  1. Modelling (modellamento): l’insegnante rende visibili i passaggi necessari a svolgere il compito;
  2. Scaffolding vero e proprio: offre supporto attivo all’allievo;
  3. Fading (dissolvenza): si fa via via meno presente, mentre l’allievo diventa autonomo;
  4. Coaching (allenamento): ciò che resta del ruolo dell’insegnante quando l’allievo padroneggia l’intero processo.

Come un’impalcatura che si smonta a costruzione ultimata, il sostegno dell’insegnante si ritira man mano che l’autonomia cresce. È l’immagine perfetta di un apprendimento che ha come fine non la dipendenza, ma la libertà di chi impara.

Domande frequenti

Cos’è una comunità di apprendimento?

È un modello in cui la classe funziona come una comunità di ricerca: la conoscenza non si trasmette, si costruisce insieme. Ognuno è al tempo stesso apprendista, insegnante e “scienziato”, la diversità è una risorsa e ogni partecipazione, anche periferica, è legittima.

Che differenza c’è tra comunità reali e virtuali?

Non vanno contrapposte: sono comunità diverse, con regole e dinamiche proprie. Le comunità virtuali nascono da interazioni online sufficientemente durature e coinvolgenti. La loro interdipendenza con quelle reali modifica profondamente l’interazione sociale tra le persone.

Cos’è l’apprendimento collaborativo?

È l’acquisizione individuale di conoscenze e abilità come risultato di un processo di gruppo. Si fonda sul costruttivismo: la conoscenza si costruisce nell’interazione, condividendo e negoziando i contenuti. Non tutto l’apprendimento è collaborativo, però: una parte resta necessariamente individuale.

Cos’è lo scaffolding?

È il sostegno graduale che l’insegnante offre all’allievo, destinato a diminuire fino all’autonomia, come un’impalcatura che si smonta a costruzione finita. Si articola in quattro tappe: modelling, scaffolding, fading e coaching, dall’iniziale supporto pieno fino al ritiro quasi totale dell’insegnante.

L’apprendimento più profondo nasce dalla collaborazione. Nelle comunità di apprendimento la conoscenza non si trasmette ma si costruisce insieme: ognuno è apprendista, insegnante e ricercatore, la diversità è una risorsa e ogni partecipazione è legittima. Le tecnologie danno vita a comunità virtuali, diverse da quelle reali ma non contrapposte, con funzioni strumentali, espressive e di sperimentazione dell’identità. L’apprendimento collaborativo, di matrice costruttivista, è l’acquisizione individuale come risultato di un processo di gruppo, anche se una parte del sapere resta individuale. Esistono vari modelli didattici (Jigsaw, Learning Together, ecc.), e il ruolo dell’insegnante cambia: offre uno scaffolding, un supporto graduale in quattro tappe (modelling, scaffolding, fading, coaching) che si ritira man mano che cresce l’autonomia di chi impara.
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