Psicologia Sociale e del Comportamento

Appunti di Viaggio

Nell’immaginario dell’essere umano, subito dopo i piaceri della carne, viene il piacere della scoperta: del viaggio, del muoversi, del confronto con gli altri. Il turismo dovrebbe fare tesoro di questa necessità, evidente se si pensa che la vacanza, intesa come pausa dal lavoro, si vive con uno spostamento, una migrazione verso un luogo non abituale […]

Psicolab — Appunti di Viaggio
Nell’immaginario dell’essere umano, subito dopo i piaceri della carne, viene il piacere della scoperta: del viaggio, del muoversi, del confronto con gli altri. Il turismo dovrebbe fare tesoro di questa necessità, evidente se si pensa che la vacanza, intesa come pausa dal lavoro, si vive con uno spostamento, una migrazione verso un luogo non abituale in cui staccare dal proprio habitat e dalle proprie abitudini.

Il viaggio come desiderio di scoperta

Il viaggio rappresenta un desiderio insito nel patrimonio individuale, talvolta ormai sopito: quello della scoperta, del nomadismo, dello spostarsi per cercare luoghi più consoni alle aspettative dell’esistenza. Il viaggiatore, in questo senso, è colui che itinera con il piacere della scoperta. Non conta tanto la meta quanto l’attitudine: la disponibilità a lasciarsi sorprendere, a mettersi in gioco, a guardare il mondo con occhi nuovi.

È un’inclinazione antica, che accompagna l’uomo da sempre e che riaffiora ogni volta che si prepara una partenza. Anche chi conduce una vita stanziale porta dentro di sé, spesso senza saperlo, questa spinta al movimento e all’incontro.

Dal viaggiatore al turista

Nel tempo, però, alcuni valori si sono persi. La massificazione degli spostamenti, un fenomeno arrivato a metà del secolo scorso, ha creato la figura del turista: colui che, per moda o per comportamento emulativo, semplifica il concetto di viaggio e lo riduce a una sua grottesca imitazione. Andare a chiudersi per una settimana in un luogo fittizio che abbia le valenze di casa propria, dalla cucina ai divertimenti alla lingua, ma con l’apparenza esotica di un luogo lontano.

Ed è proprio questo il momento di distacco solo apparente dalla propria vita: quando si ricerca il “noto e familiare” in confezione incognita. Il paradosso del turismo di massa è tutto qui: si attraversano migliaia di chilometri per ritrovare, sotto un cielo diverso, esattamente ciò che si è lasciato a casa. Il viaggio come scoperta si trasforma allora in un rituale rassicurante, che elimina proprio ciò che rende un viaggio tale: l’imprevisto, la differenza, l’incontro con l’altro.

Il viaggio come laboratorio di comportamenti

Eppure, anche nel viaggio più organizzato, la natura umana trova il modo di rivelarsi. I diversi risvolti della condizione umana, le reazioni agli stimoli, la caduta dei freni inibitori, l’aspettativa del nuovo e del non conosciuto, uniti a un’atmosfera avulsa dalla realtà che a volte ci porta ad adottare atteggiamenti inconsueti, sviluppano tutta una serie di comportamenti relazionali curiosi e interessanti da osservare. Il viaggio, insomma, è anche un piccolo laboratorio della personalità, in cui le persone si mostrano in modi che la routine quotidiana tende a nascondere.

Il gioco dell’osservazione

Nel mio mestiere, di cui sono orgoglioso oltre che consapevole dei privilegi che porta con sé, ho spesso vissuto un’esperienza comune a tanti colleghi: il girovagare per il mondo, molte volte con un gruppo casuale di compagni di viaggio non scelti, ma capitati in sorte per i motivi più svariati. Questi, insieme alle persone che incontriamo e con cui ci confrontiamo, hanno sempre rappresentato un campionario di varia umanità, così come immagino di esserlo io per loro.

Qui entra in gioco l’appassionante esercizio dell’osservazione: il saper cogliere, grazie all’esperienza di anni di viaggi e di situazioni vissute, le sfumature dell’altrui comportamento. Un gioco, forse, per provare a sviluppare teorie legate alle diverse tipologie di soggetti, nell’attesa che le dinamiche di gruppo mettano in luce i differenti aspetti caratteriali, che nella maggior parte dei casi si possono ricondurre a categorie note e ricorrenti. Viene quasi la voglia di aprire una sorta di scheda per ogni compagno di viaggio, in cui registrare le prime impressioni, per poi lasciare che le cose evolvano e trarne un profilo a metà e alla fine della convivenza, per quanto forzata e temporanea.

Un passatempo puerile?

Un bilancio finale, magari di scambio, serve a chiarire se si è più o meno colto qualche aspetto dell’altrui personalità. Passatempo puerile? Forse. Ma con l’aumentare delle situazioni vissute, e applicandosi al riconoscimento dei dettagli, il giudizio iniziale si avvicina sempre più a quello finale. È un allenamento dello sguardo, che trasforma anche l’attesa in aeroporto o la cena di gruppo in un’occasione di comprensione dell’umano. E, in fondo, è anche un modo per rendere più ricco e consapevole il viaggio stesso. È capitato anche a voi?

Domande frequenti

Qual è la differenza tra viaggiatore e turista?

Il viaggiatore itinera con il piacere della scoperta e si lascia sorprendere; il turista, nato con la massificazione degli spostamenti, tende a cercare il familiare in confezione esotica, riducendo il viaggio a un rituale rassicurante.

Perché si dice che si cerca “il noto in confezione incognita”?

Perché nel turismo di massa spesso si attraversano grandi distanze per ritrovare le comodità di casa, dalla cucina alla lingua, in un luogo solo apparentemente esotico. Il distacco dalla propria vita, in questi casi, è più apparente che reale.

Perché il viaggio rivela il carattere delle persone?

Perché l’atmosfera fuori dalla routine, la caduta di alcuni freni e l’aspettativa del nuovo spingono le persone a comportamenti inconsueti. Il viaggio diventa così un laboratorio in cui le personalità si mostrano più liberamente.

In cosa consiste il “gioco dell’osservazione”?

Nel cogliere le sfumature del comportamento dei compagni di viaggio, formulare un primo profilo e verificarlo nel tempo. Con l’esperienza, il giudizio iniziale tende ad avvicinarsi sempre più a quello finale.

Il viaggio nasce come desiderio di scoperta, ma la massificazione lo ha spesso trasformato in una ricerca del familiare travestito da esotico. Chi conserva lo sguardo del viaggiatore, però, trova ovunque un laboratorio della natura umana: osservare i compagni di viaggio e le persone incontrate diventa un modo per capire meglio gli altri e rendere l’esperienza più ricca e consapevole.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *