Cosa dice la versione popolare
Il racconto corrente è noto: dicendo ad alcuni insegnanti che certi alunni, scelti a caso, avrebbero avuto uno sviluppo eccezionale, quegli alunni ottennero effettivamente risultati migliori.
Da qui la formula che circola: le aspettative creano la realtà, e credere in qualcuno lo trasforma.
Va detto ciò che l’esperimento ha effettivamente mostrato, e ciò che è emerso dopo.
Cosa è stato ridimensionato
Le repliche successive e le rassegne hanno riportato risultati molto più modesti dell’originale.
L’effetto delle aspettative sui risultati esiste, ma la sua entità è piccola, e in molti studi non compare affatto.
Si concentra in condizioni specifiche: nei primi anni di scuola, quando l’insegnante non conosce ancora gli alunni, e in particolare per gli studenti appartenenti a gruppi svantaggiati o stigmatizzati.
Va segnalato anche un problema metodologico dello studio originale, oggetto di critiche già all’epoca, riguardante lo strumento di misura usato e l’analisi dei risultati.
E va aggiunto un elemento che rovescia parte della narrazione: le aspettative degli insegnanti sono, nella maggior parte dei casi, accurate. Riflettono differenze reali più di quanto le producano, e questo è il risultato più consistente dell’area.
Ciò che resta, e conta
La versione ridimensionata è più interessante di quella spettacolare.
Le aspettative agiscono soprattutto attraverso il comportamento: cosa viene proposto, quanto tempo si concede per rispondere, che tipo di riscontro si dà, quali opportunità si offrono. Non è telepatia, è differenza di trattamento.
Ne segue che l’effetto è modificabile agendo su quei comportamenti, che sono osservabili e correggibili.
Va aggiunto un fenomeno correlato e ben documentato: la minaccia dello stereotipo. Rendere saliente l’appartenenza a un gruppo su cui esistono stereotipi negativi peggiora la prestazione in compiti pertinenti. Anche qui le repliche hanno ridimensionato l’entità dell’effetto, ma il fenomeno resta descritto.
E vale la conseguenza più solida: gli effetti maggiori si osservano dove esiste già uno svantaggio. Le aspettative non creano la realtà, ma possono ampliare differenze che il contesto ha già prodotto.
Cosa se ne ricava
- Non usare la formula «credi in qualcuno e lo trasformerai»: promette più di quanto i dati sostengano, e attribuisce al singolo un potere che non ha.
- Guardare ai comportamenti anziché agli atteggiamenti: quanto tempo si concede, quali compiti si assegnano, che riscontro si dà.
- Rendere i criteri di valutazione espliciti, che riduce lo spazio in cui le aspettative operano.
- Fare attenzione a ciò che si comunica sulle categorie: gli effetti maggiori riguardano chi è già svantaggiato.
- E diffidare degli esperimenti classici raccontati come verità stabilite: molti sono stati ridimensionati, e il fatto che siano citati ovunque non è una prova.
Domande frequenti
Le aspettative creano davvero la realta?
L’effetto esiste ma e piccolo e non compare in molti studi. Le aspettative degli insegnanti sono inoltre, nella maggior parte dei casi, accurate.
In quali condizioni l’effetto e maggiore?
Nei primi anni di scuola, quando l’insegnante non conosce ancora gli alunni, e per studenti appartenenti a gruppi svantaggiati o stigmatizzati.
Come agiscono le aspettative?
Attraverso il comportamento: cosa viene proposto, quanto tempo si concede, che riscontro si da, quali opportunita si offrono.
Cosa e la minaccia dello stereotipo?
Il peggioramento della prestazione quando viene resa saliente l’appartenenza a un gruppo su cui esistono stereotipi negativi. Anche qui l’entita e stata ridimensionata.
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