Il simbolo del fiore
“Sul margine oscuro d’un lago,
si alza narciso, e già si piega a mirarsi.
Non gli basta la luce del cielo,
né il calore della terra:
egli cerca soltanto l’ombra sua riflessa,
e in quella si perde.
Così l’uomo, che di sé solo si adorna,
nutre la propria esistenza di apparenze,
e in esse si consuma.
Spera eternità e trova solitudine;
desiderando amore, stringe il vuoto.
Il fiore cade, e con esso l’inganno:
resta la terra muta,
e l’acqua che riflette il nulla”.
Il fiore del narciso sboccia quando l’inverno si ritira e la terra si risveglia. Il suo stelo si innalza, reggendo un calice dorato o bianco che pare specchiarsi in se stesso. È un fiore che sembra contemplare il proprio riflesso, come se la sua bellezza non potesse appartenere a nessun altro se non al proprio sguardo. Simbolicamente, il narciso porta con sé l’ambivalenza: da un lato è promessa di rinascita, annuncio di primavera, dono della luce che ritorna dopo il gelo; dall’altro il richiamo al mito, alla prigionia del sé che si smarrisce nella propria immagine, incapace di tendere la mano verso l’altro. È un fiore che racconta l’amore eccessivo per la propria bellezza, ma anche il destino di chi resta incantato da uno specchio interiore, fino a dimenticare il mondo. Il narciso porta con sé un’immaginazione potente: bellezza, odore che “stordisce”, ambivalenza tra attrazione e rischio. Le tradizioni popolari hanno attribuito al fiore la capacità di “assorbire” pensieri negativi, quasi a dire che dietro ciò che appare seducente si cela una sostanza protettiva ma potenzialmente velenosa. Così anche il narcisismo: una maschera che difende un nucleo ferito. Comprenderlo non significa giustificarne i rischi e i potenziali sofferenze relazionali, ma vedere la persona dietro quella corazza per poterla incontrare e costruire dei limiti “sani” per entrambi. Il narcisista non è soltanto un individuo che cerca specchi. È, prima di tutto, una persona che porta dentro di sé una ferita antica, spesso invisibile. Il suo dolore profondo è costituito dalla paura di non essere amato, di non valere abbastanza, di essere dimenticato.
Il narcisismo in ambito clinico
Origini del concetto di narcisismo
In ambito psicologico, il termine “Narcisismo” viene utilizzato per la prima volta nel 1898 dall’americano Havelock Ellis (“narcissus-like”) per indicare l’atteggiamento del ripiegamento su se stessi della pulsione libidica. Nel 1909, Sigmund Freud utilizzò lo stesso termine riguardo all’assunzione della propria persona come oggetto d’amore, stadio tra l’autoerotismo infantile e l’amore oggettuale. Nel 1914, con “Introduzione al narcisismo”, Freud descrive il narcisismo come “la libido ritirata dal mondo esterno e indirizzata verso l’Io dando luogo così a quell’atteggiamento che può definirsi narcisismo”. Fra i numerosi studiosi che si sono occupati del disturbo narcisistico e del loro trattamento, vorremmo descrivere i lavori di Heinz Kohut (1971) e Otto Kernberg (1984). Secondo Kohut, il Sé è “un contenuto dell’apparato mentale”, e non un’istanza psichica, ovvero “una struttura interna della psiche”. Gli oggetti investiti narcisisticamente al servizio del Sé e utilizzati per il mantenimento del suo investimento pulsionale o addirittura avvertiti come parti dello stesso Sé vengono definiti “oggetti-Sé”. L’aggressività nelle personalità narcisistiche sarebbe la conseguenza delle loro lesioni narcisistiche. Ciò può farci intuire quanta sofferenza è celata dietro a personalità di questo tipo, che sempre più vengono additate e classificate come “mostri” da molti articoli.
Il continuum del narcisismo
Oggi il narcisismo viene visto lungo un continuum e quindi vengono osservate le nuance che configurano questo tipo di personalità. Di seguito vengono riportate le descrizioni cliniche che riguardano le varie tipologie di personalità narcisistiche, non allo scopo di etichettare o incasellare le persone che presentano tali caratteristiche, ma per offrire una cornice teorica di riferimento sull’argomento in oggetto.
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- Narcisismo sano/adattivo
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- Funzionale alla crescita, rafforza l’autostima, consente di perseguire obiettivi, regolare le emozioni, tollerare i limiti.
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- È flessibile e integrato.
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- Narcisismo sano/adattivo
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- Narcisismo vulnerabile o fragile
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- Dietro la facciata sicura si celano vergogna, paura di fallire, ipersensibilità alle critiche.
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- L’autostima è instabile, oscillante tra grandiosità e senso di inutilità.
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- Narcisismo vulnerabile o fragile
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- Narcisismo grandioso o maligno
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- Evidente bisogno di superiorità, scarsa empatia, sfruttamento dell’altro.
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- Presenza di rabbia, invidia, tratti paranoidi e sadici.
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- Narcisismo grandioso o maligno
Il narcisismo grandioso
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- Autostima apparentemente alta, ma fragile.
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- Bisogno costante di ammirazione.
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- Scarsa tolleranza alle critiche.
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- Relazioni usate come specchio del proprio valore.
Il narcisismo vulnerabile (o ipervigile)
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- Ipereccitabilità emotiva, vergogna, paura costante del giudizio.
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- Evitamento di situazioni sociali per timore di essere svalutato.
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- Alternanza di bisogno di approvazione e ritiro difensivo.
Il narcisismo secondo Gabbard (1989)
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- Narcisista inconsapevole (o overt)
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- Arrogante, prepotente, dominante.
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- Bisogno di essere al centro dell’attenzione.
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- Ignora l’effetto che ha sugli altri.
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- Spesso insensibile, trasmittente, monotono.
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- Narcisista inconsapevole (o overt)
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- Narcisista ipervigile (o covert)
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- Estremamente sensibile ai giudizi e critiche.
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- Timido, inibito, spesso schivo.
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- Cerca di apparire adeguato osservando attentamente gli altri.
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- Prova facilmente vergogna, umiliazione.
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- Narcisista ipervigile (o covert)
Questi due sottotipi rappresentano le due polarità di un continuum.
Il Narcisismo maligno (Kernberg)
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- È la forma più grave e distruttiva.
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- Caratterizzato da: grandiosità patologica, aggressività primitiva, invidia distruttiva, tratti paranoidi.
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- Relazioni dominate da sfruttamento e sadismo.
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- Alta comorbidità con disturbi antisociali e borderline.
Ulteriori tipi descritti nelle letterature contemporanee
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- Narcisismo somatico <-> cerebrale (descrizioni più divulgative, ma usate anche in psicologia clinica)
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- Somatico: centrato sul corpo, sessualità, estetica.
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- Cerebrale: centrato sull’intelletto, cultura, competenze cognitive.
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- Narcisismo somatico <-> cerebrale (descrizioni più divulgative, ma usate anche in psicologia clinica)
La dinamica relazionale narcisistica
Il narcisista cerca l’approvazione e l’ammirazione che non ha avuto, compensando con la costruzione di un perfetto se stesso. La sua caratteristica più comune è quella di ricoprire ruoli di potere nei diversi ambiti della sua vita: lavoro, amicizia e affetti. Per avere questo potere il narcisista utilizza le sue capacità seduttive e manipolatorie: questo meccanismo viene appreso nell’infanzia, dove essendo coinvolto nei giochi di potere familiari, impara presto come utilizzare a proprio vantaggio il suo ruolo, maturando gradualmente una forte, ma “illusoria” autostima. Dietro questi comportamenti manipolatori, c’è una maschera sofferente: un nucleo fragile e bisognoso di affetto, che vuole essere rassicurato nella sua capacità di amare. Per queste persone un amore devoto e paziente, discreto e attento potrebbe essere l’unica modalità per arrivare a contattare il loro nucleo affettivo più autentico; la solidità di un carattere che non si mostri scosso dagli atteggiamenti a volte altamente scostanti del narcisista, avrebbe la capacità di accogliere le oscillazioni emotive originate dall’instabile immagine di sé. Relazionarsi con una persona con tratti o con un disturbo narcisistico significa trovarsi davanti a un equilibrio fragile: dietro il bisogno di ammirazione e la tendenza a dominare la relazione si cela un nucleo vulnerabile, che teme rifiuto, abbandono e perdita di valore. Sul piano clinico, è importante riconoscere che le dinamiche narcisistiche sono difese, non semplici scelte coscienti. Il terapeuta, e in generale chi si rapporta con il narcisista, deve quindi mantenere una postura chiara e centrata:
- non farsi sedurre né svalutare, evitando i giochi di specchio;
- porre limiti chiari e rispettosi, che proteggano sia sé stessi che la relazione;
- favorire il contatto autentico, senza alimentare le maschere, ma nemmeno distruggerle bruscamente.
- riconoscere i propri limiti e non sacrificarli per ottenere attenzione;
- non confondere l’ammirazione con l’amore, perché il narcisista cerca specchi più che cuori;
- coltivare la propria autonomia, mantenendo legami e passioni personali che impediscano di dipendere totalmente da lui.
La relazione con un narcisista può diventare meno dolorosa quando non ci si perde nel tentativo di salvarlo o cambiarlo, ma si resta saldi nel proprio valore. Solo così è possibile incontrarlo senza dissolversi, vedere la sua fragilità senza esserne inghiottiti. Per quanto riguarda la terapia, un approccio fondamentale è quello di aiutare la persona narcisista a sentire la propria ferita senza essere sopraffatta dalla vergogna, creando uno spazio dove l’amore non dipende dall’immagine, ma dalla presenza reciproca.
Conclusioni
Nella società postmoderna, in cui l’isolamento, la dipendenza affettiva, lo sfruttamento interpersonale e il consumismo relazionale sono divenuti dei valori stabili nella convivenza tra gli individui, sottolineati da comportamenti sempre più stereotipati e violenti, la maschera sofferente del narciso ha forse trovato “maschere” più sofferenti della sua nelle quali “specchiarsi”, ed ha visto ferite più profonde e dolori ancora più indicibili con i quali confrontarsi. Osservando tutta questa sofferenza, ci viene da chiederci: che senso ha questo progresso, tutta questa scienza se la ricerca del benessere molto spesso produce soltanto malessere e, a volte, un’angoscia più grande di quella che tenta di alleviare? Nel mito, Narciso “se ne va da casa alla ricerca di se stesso”: è questo il vissuto che dovremmo comunque ricordare quando incontreremo nella nostra vita un Narciso: egli disperatamente sta cercando se stesso.
Bibliografia sul narcisismo
Opere classiche e psicoanalitiche. Integrazioni cliniche e approcci contemporanei
- Freud, S. (1914). Introduzione al narcisismo. In Opere complete (Vol. VII). Torino: Boringhieri.
- Abraham, K. (1924). A Short Study of the Development of the Libido. In Selected Papers on Psycho-Analysis.
- Erickson, M. H. (1980). Collected Papers on Hypnosis. New York: Irvington.
- Klein, M. (1946). Notes on Some Schizoid Mechanisms. International Journal of Psycho-Analysis, 27, 99–110.
- Kohut, H. (1971). The Analysis of the Self. New York: International Universities Press.
- Kohut, H. (1977). The Restoration of the Self. New York: International Universities Press.
- Kernberg, O. F. (1975). Borderline Conditions and Pathological Narcissism. New York: Jason Aronson.
- Kernberg, O. F. (1984). Severe Personality Disorders: Psychotherapeutic Strategies. New Haven: Yale University Press.
- Jacobson, E. (1964). The Self and the Object World. New York: International Universities Press.
- Minotti, R. (2024). FeelTherapy®: A Modern & Integrated Therapy Combining Body, Mind and Soul. Roma: FeelTherapy Editions.
- Perls, F., Hefferline, R., & Goodman, P. (1951). Gestalt Therapy: Excitement and Growth in the Human Personality. New York: Julian Press.
- Shapiro, F. (2018). Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) Therapy: Basic Principles, Protocols, and Procedures (3rd ed.). New York: Guilford Press.
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