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L’Abisso del Sé: Satanismo e Sette Sataniche

Quando un piccolo gruppo di ragazzi arriva a uccidere i propri amici, la domanda che si impone è cosa lo abbia reso possibile. La risposta che chiama in causa una dottrina (o un genere musicale) è quasi sempre la più rassicurante e la meno accurata. Articolo divulgativo su un volume del 2011. I fatti di […]

Psicolab — L’Abisso del Sé: Satanismo e Sette Sataniche
Quando un piccolo gruppo di ragazzi arriva a uccidere i propri amici, la domanda che si impone è cosa lo abbia reso possibile. La risposta che chiama in causa una dottrina (o un genere musicale) è quasi sempre la più rassicurante e la meno accurata.
Articolo divulgativo su un volume del 2011. I fatti di cronaca richiamati riguardano persone reali e vittime reali: sono trattati con la sobrietà che questo impone. Il testo distingue le affermazioni di carattere religioso, che appartengono a una prospettiva di fede, da quelle verificabili sul piano storico e psicologico. Chi si trova in difficoltà può contattare Telefono Amico allo 02 2327 2327; in emergenza, il 112.

Il volume

Il libro, pubblicato all’inizio del 2011 da un editore giuridico, è firmato da tre autori con formazioni diverse: un religioso teologo e criminologo, una psicologa e criminologa specializzata nei reati contro i minori, e un giurista.

La tesi di fondo è che non sia possibile alcun discorso sul satanismo se non in relazione ai fondamenti della teologia e del pensiero religioso, in particolare cristiano e cattolico.

Il volume dedica ampio spazio alla vicenda giudiziaria di un gruppo responsabile di omicidi commessi in Lombardia, includendo interviste dirette a uno degli autori dei delitti, in esecuzione di pena, e al padre di una delle vittime.

Una premessa da esplicitare

L’impostazione dichiarata va riconosciuta per quello che è: una prospettiva confessionale.

Quando il testo si interroga su chi sia il diavolo, quali poteri gli siano concessi e quali ne siano i limiti, si muove all’interno di una teologia. Sono questioni legittime in quel quadro, ma non sono verificabili e non possono fondare una spiegazione dei fatti.

La distinzione conta perché il libro affianca quel piano a un’analisi criminologica, e la sovrapposizione rischia di far apparire come causa ciò che è invece linguaggio: i gruppi di cui si parla usavano un immaginario, non ne erano prodotti.

L’oscillazione del giudizio

L’osservazione più utile del testo riguarda il modo in cui l’attenzione pubblica su questi fenomeni si muove a pendolo.

Si passa da fasi di sottovalutazione (in cui tutto viene ricondotto a superstizione residua) a fasi di riscoperta, fino a un allarme sproporzionato rispetto al pericolo reale, alimentato anche da posizioni religiose integraliste.

Gli autori dichiarano di voler fermare il pendolo in un punto di equilibrio. È un’intenzione condivisibile, e va sostenuta con un dato storico che il testo non riporta.

Il precedente da conoscere

Tra gli anni Ottanta e Novanta, in diversi Paesi occidentali, si diffuse la convinzione dell’esistenza di reti sataniche organizzate dedite ad abusi rituali su minori.

Le indagini condotte allora (comprese inchieste di polizia federale statunitense e commissioni ufficiali britanniche) non trovarono riscontri di alcuna rete organizzata. Numerosi procedimenti si conclusero con assoluzioni, e alcune condanne furono in seguito annullate.

Il costo di quell’allarme fu concreto: famiglie distrutte, bambini sottoposti a interrogatori suggestivi che produssero ricordi non attendibili, persone incarcerate per fatti mai avvenuti.

È il motivo per cui, su questa materia, l’onere della prova va tenuto alto: la sproporzione dell’allarme non è un rischio teorico ma un errore già commesso, con vittime proprie.

Il passaggio più problematico

Il testo sostiene che un’ampia area giovanile, segnata dall’uso di sostanze, avrebbe come riferimento un genere musicale apertamente impregnato di culto satanico e di messaggi che incitano alla morte e alla distruzione.

Questa affermazione va corretta con nettezza.

L’ipotesi che un genere musicale induca comportamenti violenti è stata studiata a lungo e non ha ricevuto conferme. La ricerca disponibile indica piuttosto una relazione di selezione: adolescenti già in difficoltà tendono a scegliere musica che dà forma al proprio disagio.

La musica funziona qui come indicatore, non come causa, e confondere i due piani produce due danni. Sposta l’attenzione dai fattori che contano davvero, e stigmatizza milioni di ragazzi sulla base dei loro ascolti.

La storia dell’allarme sui contenuti musicali è del resto lunga e ha riguardato, di volta in volta, generi diversi, senza che alcuna di quelle previsioni si sia realizzata.

Cosa spiega davvero questi delitti

Se si vuole comprendere come un piccolo gruppo arrivi a uccidere persone del proprio ambiente, gli elementi documentati sono altri, e riguardano la dinamica del gruppo più che le sue idee.

  • L’isolamento progressivo: il gruppo diventa l’unico contesto di riferimento, e perde ogni riscontro esterno su ciò che è accettabile.
  • La presenza di una figura che definisce la realtà per gli altri, con una gerarchia interna in cui il consenso è la condizione di appartenenza.
  • L’escalation graduale: nessun gruppo comincia da un omicidio. Si procede per passaggi ciascuno solo di poco più grave del precedente, e ogni atto compiuto rende più difficile tirarsi indietro, perché farlo significherebbe riconoscere di aver già sbagliato.
  • Il costo insostenibile dell’uscita: chi vorrebbe fermarsi teme più il gruppo che il gesto.
  • Le sostanze, che riducono la capacità di valutazione e la percezione delle conseguenze.

L’ideologia, in questo schema, interviene ma non come motore: fornisce un vocabolario che rende dicibile e giustificabile ciò che il gruppo sta già facendo. Un altro immaginario avrebbe potuto svolgere la stessa funzione.

Perché questa lettura è più utile

Perché indica dove intervenire. Su un’entità metafisica non si può agire; sull’isolamento di un adolescente, sulla presenza di adulti disponibili, sull’uso di sostanze e sulla possibilità di uscire da un gruppo senza pagarne il prezzo, sì.

Le voci raccolte

La scelta di dare spazio al padre di una delle vittime (che per anni cercò il figlio attraversando quegli ambienti) è la parte più rispettosa del volume.

Merita di essere ricordato perché ristabilisce le proporzioni: al centro di questa vicenda non c’è una dottrina, ci sono ragazzi uccisi e famiglie che continuano a portarne il peso.

Anche le parole raccolte da chi ha commesso i fatti hanno un valore, purché lette con cautela: una ricostruzione fornita anni dopo, da chi sta scontando una pena, è inevitabilmente rielaborata. Può dire molto su come una persona si spiega ciò che ha fatto; molto meno su cosa sia realmente accaduto.

Domande frequenti

La musica heavy metal spinge alla violenza?

No. L’ipotesi è stata studiata a lungo senza conferme: la relazione documentata è di selezione, cioè adolescenti già in difficoltà scelgono musica che dà forma al loro disagio. È un indicatore, non una causa.

Esistono reti sataniche organizzate?

L’allarme diffuso tra anni Ottanta e Novanta non trovò riscontri nelle indagini ufficiali condotte in più Paesi. Numerosi procedimenti si chiusero con assoluzioni, e l’allarme stesso produsse danni gravi a persone innocenti.

Cosa porta un piccolo gruppo a commettere delitti gravi?

L’isolamento dal contesto esterno, una figura che definisce la realtà per gli altri, un’escalation per passaggi minimi che rende impossibile tirarsi indietro, il costo insostenibile dell’uscita e spesso l’uso di sostanze.

Che ruolo ha l’ideologia in questi casi?

Non è il motore ma il vocabolario: rende dicibile e giustificabile ciò che il gruppo sta già facendo. Un immaginario diverso avrebbe potuto svolgere la stessa funzione.

Il libro ha ragione su un punto: l’attenzione a questi fenomeni oscilla tra sottovalutazione e allarme sproporzionato. Ma l’allarme ha un precedente documentato (le presunte reti sataniche degli anni Ottanta, mai riscontrate dalle indagini e costate assoluzioni tardive e vite rovinate) e va corretta l’idea che un genere musicale produca violenza: la relazione è di selezione, non di causa. Ciò che spiega delitti come quelli richiamati è la dinamica di un piccolo gruppo isolato, con una figura che definisce la realtà e un’escalation per passaggi minimi. L’ideologia fornisce il vocabolario, non il movente, ed è su isolamento, sostanze e possibilità di uscita che si può intervenire.
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