Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Vivere la grammatica

Vivere la grammatica è un modo di fare grammatica nella scuola primaria che non parte dalle regole, ma dall’esperienza che i bambini hanno già della loro lingua. L’obiettivo è sviluppare il linguaggio, far scoprire come funziona una lingua e allenare la capacità di ragionare, sulle cose e in astratto, trasformando la riflessione grammaticale in un […]

Psicolab — Vivere la grammatica
Vivere la grammatica è un modo di fare grammatica nella scuola primaria che non parte dalle regole, ma dall’esperienza che i bambini hanno già della loro lingua. L’obiettivo è sviluppare il linguaggio, far scoprire come funziona una lingua e allenare la capacità di ragionare, sulle cose e in astratto, trasformando la riflessione grammaticale in un dialogo vivo e continuo in classe.

Che cosa significa vivere la grammatica

Si tratta di una modalità del fare grammatica nella scuola primaria che si pone tre finalità intrecciate: sviluppare il linguaggio, accrescere le conoscenze sulla lingua, cioè scoprire come funziona una lingua e possibilmente perché funziona in quel modo, e maturare nei bambini la capacità di ragionare sulle cose e in astratto.

La pista di lavoro è quella della costruzione-insieme: i bambini sviluppano conoscenza modificando, riformulando e ridescrivendo quella che già possiedono. Funziona così in tutti gli ambiti del sapere. La grammatica, in questa prospettiva, non è un insieme di norme da memorizzare, ma un terreno di scoperta condivisa.

La grammatica che già conosciamo

Della nostra lingua conosciamo cose che nessuno ci ha mai insegnato, e che ci mettono in grado di dare giudizi su frasi mai sentite, distinguendo tra frasi grammaticali e frasi agrammaticali. È un sapere implicito, che precede ogni istruzione formale.

L’esempio del bambino di tre anni

Un bambino di tre anni indica le piante nel parco e dice l’albero. Non dice lo albero, ma l’albero. Eppure non sa che, quando si incontrano due vocali, la prima cade per fare spazio a un apostrofo. Un bambino di tre anni non conosce la grammatica, ma sa produrre nella sua lingua un’infinita varietà di frasi mai sentite prima, nuove non solo per contenuto ma anche per la loro strutturazione interna.

La grammatica, in questo senso, è scolpita nella mente. Il bambino riesce a dominare la grammatica della propria lingua verso i quattro o cinque anni di età, pur avendo una conoscenza ancora incompleta del lessico e nessuna esperienza della lingua scritta. Vivere la grammatica significa anche acquisire consapevolezza dei modi con cui il pensiero si traduce in parole, modi che appartengono già alla mente.

La riflessione metalinguistica in classe

Il campo che entra in gioco è quello della riflessione metalinguistica, che ha come oggetto la lingua stessa. I bambini fanno grammatica in aula, in un discorso a puntate che non si conclude mai. Il dato rilevante è che, se viene loro offerta l’opportunità di dialogare attorno ai fenomeni linguistici e, allo stesso tempo, di rappresentare graficamente il proprio pensiero, i risultati mostrano un aumento considerevole sia della conoscenza grammaticale sia dell’attenzione per i fenomeni linguistici in genere.

Le mappe che legano le parole

Sono mappe che i bambini costruiscono tracciando linee che legano le parole, che le allontanano e poi le stringono in un nodo di definizione più alta. In questo lavoro emerge anche il rapporto tra linguaggio e realtà: il nome serve a indicare un oggetto dato, ma non è l’oggetto. Nasce così una riflessione sul confine, non sempre coscientemente chiaro, tra la parola e la cosa che essa nomina.

Grammaticalità, sensatezza e verità

Lavorando insieme, i bambini si avviano a rilevare in una frase i rapporti sintagmatici e i rapporti paradigmatici, cioè le relazioni tra gli elementi presenti nella frase e i legami con altri elementi che nella frase non compaiono. Imparano a stabilire rapporti tra le parole e a coglierne la caratteristica di presentarsi raggruppate in certi modi per costruire un senso.

Un passaggio importante è la distinzione tra la ben-formatezza sintattica, cioè la corrispondenza a determinate regole formali, la sensatezza, cioè la coerenza semantica, e il valore di verità, cioè l’essere vero o falso in un determinato contesto. È una procedura che chiama in campo l’orizzonte di senso e di significato del paradigma culturale a cui la lingua si riferisce. Comprendere che cosa una frase significa e in quali condizioni è vera è fondamentale per qualsiasi sistema di dialogo. In fondo, come ricorda questo approccio, si domanda per capire, non per avere ma per essere.

Domande frequenti

Perché si dice che la grammatica è già nella mente del bambino?

Perché già a tre anni un bambino applica regole che nessuno gli ha insegnato, come l’elisione in l’albero, e produce frasi nuove e ben formate. Verso i quattro o cinque anni domina la grammatica della sua lingua pur senza conoscere il lessico completo né la lingua scritta.

In che cosa consiste la costruzione-insieme?

È l’idea che i bambini costruiscano nuove conoscenze partendo da quelle che già possiedono, modificandole e riformulandole nel dialogo. Applicata alla grammatica, significa scoprire come funziona la lingua invece di ricevere regole già confezionate.

Che ruolo hanno le mappe grafiche?

Rappresentare graficamente il pensiero, tracciando linee che legano le parole, aiuta i bambini a visualizzare le relazioni tra gli elementi della lingua. Questo lavoro aumenta sia la conoscenza grammaticale sia l’attenzione verso i fenomeni linguistici.

Qual è la differenza tra ben-formatezza, sensatezza e verità di una frase?

La ben-formatezza riguarda il rispetto delle regole formali della sintassi, la sensatezza riguarda la coerenza del significato, la verità riguarda il fatto che ciò che la frase afferma sia vero o falso in un dato contesto. Sono tre piani distinti, tutti importanti per comprendere davvero una frase.

Vivere la grammatica rovescia il modo tradizionale di insegnarla: parte dal sapere linguistico che i bambini già possiedono e lo rende consapevole attraverso il dialogo e la rappresentazione grafica. Così la grammatica smette di essere un elenco di regole e diventa un’esperienza di scoperta, che allena a ragionare sulla lingua e, attraverso di essa, sul rapporto tra parole, significati e realtà.
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