Psicologia Clinica e Psicopatologia

Lo Sviluppo e l’Installazione delle Risorse per la Performance

Rafforzare l’accesso alle proprie esperienze di riuscita è un’idea sensata. Che serva un protocollo clinico per farlo è un’altra questione, e su questa il testo che circola dice più di quanto le prove sostengano. Articolo divulgativo, non indicazione terapeutica. L’EMDR è una procedura psicoterapeutica applicabile solo da psicoterapeuti abilitati con formazione specifica. Il protocollo di […]

Psicolab — Lo Sviluppo e l’Installazione delle Risorse per la Performance
Rafforzare l’accesso alle proprie esperienze di riuscita è un’idea sensata. Che serva un protocollo clinico per farlo è un’altra questione, e su questa il testo che circola dice più di quanto le prove sostengano.
Articolo divulgativo, non indicazione terapeutica. L’EMDR è una procedura psicoterapeutica applicabile solo da psicoterapeuti abilitati con formazione specifica.

Il protocollo di cui si parla

L’EMDR è strutturato in otto fasi: ricostruzione della storia, preparazione, individuazione di un ricordo bersaglio con le convinzioni e le sensazioni associate, elaborazione con stimolazione alternata, consolidamento di una convinzione alternativa, verifica corporea, chiusura e rivalutazione.

La variante di cui tratta il testo originale non lavora su un ricordo traumatico ma sul rafforzamento di risorse: si individua una capacità che servirà in una situazione futura, si recupera un’esperienza in cui era presente, e si applica la stimolazione per consolidarne l’accesso.

È una procedura derivata, sviluppata in ambito clinico per persone troppo instabili per affrontare direttamente il materiale traumatico.

Tre precisazioni sulla presentazione

Il testo contiene affermazioni che vanno ridimensionate.

Sul passaggio a metodo standard. L’affermazione che nel 1995 l’EMDR sia uscito dal campo sperimentale coincide con la pubblicazione del manuale della sua ideatrice: un fatto editoriale, non un riconoscimento esterno. Il riconoscimento nelle linee guida internazionali per il disturbo post-traumatico è arrivato dopo, sulla base di studi indipendenti.

Sull’estensione ai pazienti in generale. L’affermazione che i risultati riguardino non solo le vittime di trauma ma la generalità dei pazienti non è sostenuta. Le prove consolidate riguardano il disturbo post-traumatico; per altre condizioni esistono risultati preliminari, non equivalenti.

Sul meccanismo. Che la stimolazione bilaterale faciliti l’elaborazione è un’ipotesi, non un dato. Gli studi che confrontano il protocollo con e senza quella componente danno risultati discordanti, e diversi non rilevano un contributo aggiuntivo.

Cosa c’è di valido nella procedura

Ridimensionata la cornice, restano elementi con fondamento indipendente.

Il recupero dettagliato di un’esperienza di riuscita: è la prima fonte dell’autoefficacia, e funziona quando l’episodio è specifico e ricco di dettagli sensoriali, non quando è un’affermazione generica.

L’associazione a un segnale (una parola, un gesto, un’immagine) che permetta di richiamare quello stato al momento opportuno. È un condizionamento, e il fatto che funzioni non richiede spiegazioni ulteriori.

Il luogo sicuro, descritto nella fase di preparazione: è una tecnica di regolazione emotiva con effetti reali sull’attivazione, da tenere distinta dall’apprendimento e dalla prestazione.

Tutti e tre si possono utilizzare senza alcun protocollo, ed è la formulazione più onesta.

Una cautela sul luogo sicuro

Va aggiunto ciò che il testo non dice.

Le pratiche di rilassamento profondo producono in una minoranza di persone effetti indesiderati (ansia paradossale, sensazioni di distacco) e in quel caso vanno interrotte.

E ridurre l’attivazione non è sempre utile: ciascuno ha una fascia entro cui rende meglio, e scendere al di sotto peggiora la prestazione tanto quanto superarla.

Il problema del ricordo rafforzato

Un ultimo punto, tecnico e rilevante.

Ogni volta che un ricordo viene richiamato diventa temporaneamente modificabile, e viene reimmagazzinato tenendo conto del contesto in cui è stato riattivato.

Ne segue che una procedura che richiama ripetutamente un’esperienza, la commenta e la associa a nuove sensazioni non si limita a rafforzarne l’accesso: ne modifica il contenuto.

Nel caso di un ricordo positivo il rischio è modesto, ma va nominato: ciò che si consolida è la versione rielaborata, non l’episodio originale, e la fiducia che ne deriva poggia su una rappresentazione, non su un dato di fatto.

È un motivo in più perché queste procedure siano condotte da chi ha formazione clinica e in contesti in cui l’esito è verificabile.

Domande frequenti

L’EMDR funziona per tutti i pazienti?

No. Le prove consolidate riguardano il disturbo post-traumatico; per altre condizioni esistono risultati preliminari. L’estensione alla generalità dei pazienti non è sostenuta.

È la stimolazione bilaterale a produrre l’effetto?

È un’ipotesi. Gli studi che confrontano il protocollo con e senza quella componente danno risultati discordanti e diversi non rilevano un contributo aggiuntivo.

Cosa si può usare senza protocollo?

Il recupero dettagliato di un episodio di riuscita, l’associazione dello stato a un segnale richiamabile e le tecniche di regolazione dell’attivazione.

Rilassarsi è sempre utile prima di una prestazione?

No. Ciascuno ha una fascia di attivazione entro cui rende meglio, e scendere sotto quella fascia peggiora il risultato quanto superarla.

La procedura di rafforzamento delle risorse ha un nucleo sensato (recuperare un episodio specifico di riuscita e associarlo a un segnale richiamabile) che funziona senza bisogno di alcun protocollo clinico. Vanno invece ridimensionate tre affermazioni: il riconoscimento del metodo non risale al manuale del suo ideatore, l’efficacia consolidata riguarda il disturbo post-traumatico e non i pazienti in generale, e il ruolo della stimolazione bilaterale resta un’ipotesi discussa. Con un’avvertenza tecnica: ogni richiamo modifica il ricordo, e ciò che si consolida è la versione rielaborata.
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