Psicoterapia e Psicoanalisi

SULLEGOMANÌA

Non ce ne accorgiamo, ma essa fa parte di noi, non ce ne possiamo liberare improvvisamente gettandola dalla finestra, bisogna farle scendere le scale a un gradino per volta, mentre “viaggiamo” guardando intorno a noi con occhi nuovi e comprensivi. Metterci in discussione e sconfiggere la lanterninosofia (L. Pirandello, 1904), sono questi gli imperativi che devono guidarci, solo così “rideremo della leggenda nera in cui un uomo lacrima in solitudine” (P. Éluard, 1916) e farci correre su binari paralleli. “Il viaggio coincide con la vita, né più né meno… tutto è viaggio” (T. Todorov, 1995), persino la riflessione su atteggiamenti culturali che si registrano nella vita di tutti i giorni e che ci portiamo sempre dietro, “caelum, non animum, mutant qui trans mare currunt” (Q. Orazio, 20 a.C.). Ed eccoci alcasus belli (M. T. Cicerone, 106 a. C.- 43 a. C.).: l’espressione SULLEGOMANÌA è sgorgata dalla radice greca che significa”raccogliere”, legata a mania”, e si identifica con la tendenza a collezionare tutto, senza un adeguato controllo atto a rendere fine ed elegante un ambiente. L’attitudine non è soltanto limitata alla reale e particolare predilezione verso gli oggetti posseduti, ma spesso è finalizzata all’inconscia azione di fruire delle collezioni, siano essi animaletti, vasi, bicchieri, penne, oppure farci propendere verso un determinato genere come microfusione, cristalleria, argenteria, porcellana. Ho sentito l’esigenza di circoscrivere tale propensione definendola un “fenomeno antropologico del benessere”; il termine de quo, coniato dopo ampie riflessioni, sta ricevendo, per scherzo o per reale condivisione, un discreto consenso nei salotti culturali di Caltanissetta e, lentamente, sta entrando nell’uso comune di chi mi sta vicino. La “Mania della collezione fine a se stessa” ha una configurazione rappresentativa nel “Vittoriale”, la dimora di D’Annunzio a Gardone; il “sacrario” – in cui sono raggruppate le testimonianze vive della partecipazione del Poeta agli eventi storici che hanno condottoal definitivo compimento dell’unità del nostro Paese – scade spesso, infatti, in un insieme confuso e atematico di cimeli disseminati per stanze e corridoi.

Nella sola stanza da bagno blu sono raccolti circa 900 oggetti, dalle mattonelle persiane, ai pugnaletti arabi, alle cineserie, agli avori, alle coppe d’argento, ai vasetti di ceramica, alle miniature di vetro o di porcellana, etc. Erroneamente, per definire tali inclinazioni, è usato il termine “oniomanìa”; il sostantivo, però, si riferisce alla mania degli acquisti di chi rivolge il proprio interesse momentaneo a qualcosa che attiri l’attenzione, senza che essa, in seguito, risulti realmente funzionale. SULLEGOMANÌA… l’onnipotenza semantica del codice lingua impone di conferire un nome a tale disposizione; la diffusione lessicografica, però, incontra difficoltà formali che la stanno trasformando, addirittura, in una battaglia, ma il piacere della ricchezza verbale non mi sconfiggerà. Pur sinceramente grata per la cortese attenzione nei confronti della mia proposta lessicale, non posso lasciarmi abbattere dalle remore; esse, anzi, mi  potenziano la voglia di andare avanti, rinforzando le ali ai “ping pongtelematici” che, già avviati sin dal 1992 tra il Vicedirettore Lorenzo Enriques della “Zanichelli”, le redazioni della “Settimana enigmistica”, i responsabili di “Casaviva”, hanno portato sempre agli stessi riscontri sfavorevoli: “l’immissione di nuove parole nel vocabolario non servirebbe se non è determinata dall’uso effettivo da parte di più autori” … “un lemma non ancora usato, se non è registrato dai motori Internet o da romanzieri, giornalisti, parlanti comuni, non sarà mai preso in considerazione” …”un dizionario non si legge dall’A alla Z come un racconto, ma lo si consulta” …,in genere aspettiamo sempre che siano i testi ufficiali classici come i dizionari e le enciclopedie a registrare i neologismi, primi di utilizzarli”… “per riconoscere ufficialmente nuovi significati, se ne deve trovare il riscontro in dizionari ed enciclopedie”. Mi uniformo, in linea di massima, alle confutazioni oggettive delle varie redazioni contattate, perché, purtroppo, molto spesso, un dizionario non si consulta nemmeno … Nessuno ha più dubbi, e ho terrore delle “tante certezze” di cui molti si gloriano … “Ah, l’uomo che se ne va sicuro e l’ombra sua non cura“… (E. Montale, 1928), il poeta degli Ossi di Seppia aveva proprio ragione!!! Non posso condividere, però, l’idea secondo cui l’Italia sia il Paese dei circoli viziosi, che “Cristo si sia fermato a Eboli” (C. Levi, 1945),  anche nel 2006 e le possibilità di far prendere in considerazione una proposta linguistica tanto pregnante debbano passare attraverso difficoltà insormontabili. Il sostantivo, ancora inesistente nelle fonti ufficiali, non ha pretese di autorevolezza, ma, sicuramente, vuole sottolineare come, in una casa ben arredata e curata nei particolari, sia necessario selezionare più che raccogliere. Ormai il problema si è riscontrato e se ne deve trovare una risoluzione. Qualcuno, a questo punto, scoprirà che, talvolta, in un bellissimo appartamento, si accavallano, l’uno accanto all’altro, decine di manufatti di grande pregio che “riempiono senza arredare”? Qualcuno noterà che tanti oggettini, splendidi di per sé, ma disposti in maniera confusa – l’argento accanto alla porcellana, al cristallo, alle cineserie, tanto “frequenti” nel neosincretismo contemporaneo -, cozzano tra di loro e spengono la luce di un appartamento? Qualcuno si accorgerà che “proprio quel tavolino intarsiato in nocemassiccio tanto prezioso” si è trasformato in un bazar? Qualcuno penserà finalmente alla SULLEGOMANÌA o, comunque, sentirà la necessità di definire il concetto per sottolineare l’onnipotenza semantica del codice lingua? Dovrò, forse, continuare a pubblicare articoli su riviste di arredamento e quotidiani vari?, Dovrò accettare l’idea che la SULLEGOMANÌA rimnga un suggerimento condannato all’oblio? No. La mia, però, non è testardaggine o sterile ostinazione, ma la reale esigenza di combattere l’idea secondo cui l’Italia sia il Paese dei circoli viziosi: ” l’immissione di nuove parole nel vocabolario non servirebbe se non è determinata dall’uso effettivo da parte di più autori” e, di contro, “per riconoscere ufficialmente nuovi significati, se ne deve trovare il riscontro in dizionari ed enciclopedie”…Io non desisterò, le mani tese al confronto dialettico ridaranno nuova linfa alla “social catena” di leopardiana memoria e aiuteranno a contattare dei glottotecnici e, soprattutto, a riaprire il dialogo, tramite Internet, con responsabili di riviste di arredamento: “Da ubi consistam et terram caelumque movebo” (Archimede, 287 a.C.-212 a.C)… Dobbiamo imparare a dar valore non alle “cose”, non alle “novità” acquistate quando, da turisti distratti e frettolosi (T. Todorov, 1995), scegliamo, con grande entusiasmo, i piccoli-grandi souvenir che “fanno a pugni” tra loro ma che, con la mente e con il cuore, “continueranno a farci navigare per anni verso casa, verso fuori” (M. Soldati, 1935)… Non dobbiamo innamorarci degli oggetti, ma di chi li ha realizzati e armonizzati in un contesto ben preciso, di quell’essere che“è solo una canna, la più fragile della natura, ma è una canna che pensa” (B. Pascal, 1623 – 1662).) e si confronta. …Che dire ancora? Nulla di più, “alea iacta est” (C. Svetonius Tranquillus, sec. I-II).

Immagine di Staff

Staff

Aggiungi commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.