Psicoterapia e Psicoanalisi

L’Insorgenza dell’Attacco di Panico: la Prospettiva cognitivista

Un attacco di panico sembra arrivare dal nulla e sembra pericoloso. Il modello cognitivo spiega entrambe le cose, ed è la base del trattamento con le evidenze migliori per questo disturbo. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione medica o clinica. Sintomi come dolore al petto o mancanza di respiro vanno sempre valutati da un medico […]

L’Insorgenza dell’Attacco di Panico: la Prospettiva cognitivista
Un attacco di panico sembra arrivare dal nulla e sembra pericoloso. Il modello cognitivo spiega entrambe le cose, ed è la base del trattamento con le evidenze migliori per questo disturbo.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione medica o clinica. Sintomi come dolore al petto o mancanza di respiro vanno sempre valutati da un medico la prima volta. Emergenze: 112. Telefono Amico: 02 2327 2327.

Che cos’è un attacco di panico

È un episodio di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, accompagnato da sintomi fisici: battito accelerato, mancanza di respiro, tremore, sudorazione, vertigini, senso di irrealtà, paura di morire o di perdere il controllo.

Il primo dato utile è che gli attacchi di panico sono comuni: una quota consistente della popolazione ne sperimenta almeno uno nella vita, e questo non costituisce un disturbo.

Il disturbo di panico si configura quando agli attacchi si aggiunge una preoccupazione persistente che se ne verifichino altri, o un cambiamento del comportamento per evitarli. La prevalenza è molto più bassa di quella degli attacchi isolati.

Va detto subito, perché è la paura centrale: un attacco di panico non è pericoloso. Non provoca infarti, svenimenti (con l’eccezione della fobia del sangue, che ha un meccanismo diverso) né perdita di controllo, e si esaurisce da solo.

Il modello cognitivo

La spiegazione è un circolo, e ogni suo passaggio è verificabile.

Si parte da una sensazione corporea, spesso banale: un battito irregolare dopo un caffè, un giramento di testa alzandosi, un respiro corto in un luogo affollato.

Segue l’interpretazione catastrofica: quella sensazione viene letta come segno di una minaccia imminente, un infarto, un ictus, l’impazzire.

L’interpretazione produce allarme, e l’allarme attiva la risposta fisiologica di emergenza, che intensifica le sensazioni corporee.

Le sensazioni intensificate confermano l’interpretazione, e il circolo si chiude su sé stesso. È per questo che l’escalation è così rapida.

Questo spiega anche perché sembrano arrivare dal nulla: l’innesco è una sensazione interna, non un evento esterno, e spesso non viene notato.

Cosa lo mantiene

Due meccanismi, entrambi documentati, e sono il vero bersaglio del trattamento.

L’evitamento: si smette di frequentare luoghi o situazioni associate agli attacchi. Riduce l’ansia sul momento e impedisce di scoprire che la catastrofe non si verifica.

I comportamenti protettivi: sedersi, appoggiarsi, uscire, tenere con sé un farmaco, essere accompagnati, controllare il battito. Sono più insidiosi dell’evitamento perché consentono di attribuire a essi il fatto che non sia successo nulla, «se non mi fossi seduto, sarebbe successo». La disconferma non avviene mai.

Si aggiunge l’attenzione selettiva al corpo: monitorare le sensazioni interne fa notare variazioni normali che altrimenti passerebbero inosservate, fornendo materiale continuo al circolo.

Cosa funziona

Questo è un caso in cui il quadro è particolarmente favorevole.

La terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico ha evidenze fra le più solide della psicologia clinica, con effetti consistenti e spesso in un numero contenuto di sedute.

I suoi componenti sono espliciti: informazione sul circolo, esposizione enterocettiva (provocare deliberatamente le sensazioni temute, per esempio iperventilando o girando su sé stessi, per scoprire che non producono la catastrofe) esposizione alle situazioni evitate, e abbandono progressivo dei comportamenti protettivi.

I farmaci hanno un ruolo, in particolare alcuni antidepressivi. Va segnalato che l’uso continuativo di benzodiazepine al bisogno può funzionare come comportamento protettivo e interferire con l’esposizione, e questo va valutato con il medico.

Durante un attacco, ciò che aiuta è semplice: non combatterlo, ricordare che si esaurisce da solo entro pochi minuti, non fuggire dalla situazione, e rallentare il respiro senza forzarlo. Fuggire dà sollievo immediato e rende il prossimo attacco più probabile.

Domande frequenti

Un attacco di panico e pericoloso?

No. Non provoca infarti ne perdita di controllo e si esaurisce da solo. La prima volta, pero, i sintomi vanno valutati da un medico.

Perche sembra arrivare dal nulla?

Perche l’innesco e una sensazione corporea interna, spesso banale e non notata, che viene interpretata come segno di una minaccia.

Perche evitare peggiora le cose?

Perche evitamento e comportamenti protettivi riducono l’ansia sul momento e impediscono di scoprire che l’esito temuto non si verifica.

Quale trattamento funziona?

La terapia cognitivo-comportamentale, con evidenze fra le piu solide e spesso efficace in un numero contenuto di sedute.

L’attacco di panico nasce da un circolo: una sensazione corporea banale viene interpretata come catastrofe, l’allarme intensifica le sensazioni e la conferma chiude il cerchio. Non e pericoloso e si esaurisce da solo. Cio che lo mantiene sono evitamento e comportamenti protettivi, che impediscono la disconferma. E la terapia cognitivo-comportamentale funziona bene, spesso in poche sedute.
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