Che cos’è un attacco di panico
È un episodio di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti, accompagnato da sintomi fisici: battito accelerato, mancanza di respiro, tremore, sudorazione, vertigini, senso di irrealtà, paura di morire o di perdere il controllo.
Il primo dato utile è che gli attacchi di panico sono comuni: una quota consistente della popolazione ne sperimenta almeno uno nella vita, e questo non costituisce un disturbo.
Il disturbo di panico si configura quando agli attacchi si aggiunge una preoccupazione persistente che se ne verifichino altri, o un cambiamento del comportamento per evitarli. La prevalenza è molto più bassa di quella degli attacchi isolati.
Va detto subito, perché è la paura centrale: un attacco di panico non è pericoloso. Non provoca infarti, svenimenti (con l’eccezione della fobia del sangue, che ha un meccanismo diverso) né perdita di controllo, e si esaurisce da solo.
Il modello cognitivo
La spiegazione è un circolo, e ogni suo passaggio è verificabile.
Si parte da una sensazione corporea, spesso banale: un battito irregolare dopo un caffè, un giramento di testa alzandosi, un respiro corto in un luogo affollato.
Segue l’interpretazione catastrofica: quella sensazione viene letta come segno di una minaccia imminente, un infarto, un ictus, l’impazzire.
L’interpretazione produce allarme, e l’allarme attiva la risposta fisiologica di emergenza, che intensifica le sensazioni corporee.
Le sensazioni intensificate confermano l’interpretazione, e il circolo si chiude su sé stesso. È per questo che l’escalation è così rapida.
Questo spiega anche perché sembrano arrivare dal nulla: l’innesco è una sensazione interna, non un evento esterno, e spesso non viene notato.
Cosa lo mantiene
Due meccanismi, entrambi documentati, e sono il vero bersaglio del trattamento.
L’evitamento: si smette di frequentare luoghi o situazioni associate agli attacchi. Riduce l’ansia sul momento e impedisce di scoprire che la catastrofe non si verifica.
I comportamenti protettivi: sedersi, appoggiarsi, uscire, tenere con sé un farmaco, essere accompagnati, controllare il battito. Sono più insidiosi dell’evitamento perché consentono di attribuire a essi il fatto che non sia successo nulla, «se non mi fossi seduto, sarebbe successo». La disconferma non avviene mai.
Si aggiunge l’attenzione selettiva al corpo: monitorare le sensazioni interne fa notare variazioni normali che altrimenti passerebbero inosservate, fornendo materiale continuo al circolo.
Cosa funziona
Questo è un caso in cui il quadro è particolarmente favorevole.
La terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico ha evidenze fra le più solide della psicologia clinica, con effetti consistenti e spesso in un numero contenuto di sedute.
I suoi componenti sono espliciti: informazione sul circolo, esposizione enterocettiva (provocare deliberatamente le sensazioni temute, per esempio iperventilando o girando su sé stessi, per scoprire che non producono la catastrofe) esposizione alle situazioni evitate, e abbandono progressivo dei comportamenti protettivi.
I farmaci hanno un ruolo, in particolare alcuni antidepressivi. Va segnalato che l’uso continuativo di benzodiazepine al bisogno può funzionare come comportamento protettivo e interferire con l’esposizione, e questo va valutato con il medico.
Durante un attacco, ciò che aiuta è semplice: non combatterlo, ricordare che si esaurisce da solo entro pochi minuti, non fuggire dalla situazione, e rallentare il respiro senza forzarlo. Fuggire dà sollievo immediato e rende il prossimo attacco più probabile.
Domande frequenti
Un attacco di panico e pericoloso?
No. Non provoca infarti ne perdita di controllo e si esaurisce da solo. La prima volta, pero, i sintomi vanno valutati da un medico.
Perche sembra arrivare dal nulla?
Perche l’innesco e una sensazione corporea interna, spesso banale e non notata, che viene interpretata come segno di una minaccia.
Perche evitare peggiora le cose?
Perche evitamento e comportamenti protettivi riducono l’ansia sul momento e impediscono di scoprire che l’esito temuto non si verifica.
Quale trattamento funziona?
La terapia cognitivo-comportamentale, con evidenze fra le piu solide e spesso efficace in un numero contenuto di sedute.