Descrivere il mutamento, e il peso del punto di vista
L’attività di ricerca in psicologia dello sviluppo ha l’obiettivo di descrivere il mutamento, ossia la normale progressione dei cambiamenti nel tempo, per individuare quali prestazioni o comportamenti siano tipici di uno specifico livello di età.
Va però tenuto presente che il punto di vista assunto per spiegare i fenomeni influisce sul tipo di spiegazione fornita. Gli stessi fatti possono essere riletti usando un altro linguaggio, e assumere di conseguenza un significato diverso. Non esiste, in questo campo, un’osservazione neutra: la teoria di riferimento decide in parte che cosa si vede.
Le strategie di ricerca sul decorso temporale
La ricerca longitudinale osserva ripetutamente lo stesso gruppo di soggetti, nelle stesse condizioni, per un periodo piuttosto lungo. È focalizzata sui processi evolutivi del singolo. I suoi inconvenienti sono la possibilità che il gruppo subisca variazioni nel tempo, la difficoltà di individuare strumenti adeguati al progredire dell’età che misurino la stessa abilità, e l’effetto incontrollato della ripetizione della prova.
La ricerca trasversale osserva invece contemporaneamente, in una sola misurazione, soggetti di età diversa ma equivalenti per le altre variabili. È più economica e rapida, ma tende a cancellare le differenze non associate all’età cronologica, e rende difficile ascrivere con sicurezza i cambiamenti ai processi evolutivi anziché alle differenze tra i tempi storici da cui i soggetti provengono.
La strategia sequenziale tenta di superare i limiti di entrambe, osservando ripetutamente, per un dato periodo, gruppi di ragazzi di età diversa. Così è possibile confrontare soggetti di età diversa nello stesso periodo storico e soggetti della stessa età in tempi storici differenti, separando finalmente l’effetto dell’età da quello dell’epoca.
L’osservazione e le sue forme
L’osservazione richiede di stabilire in anticipo e con chiarezza l’oggetto e gli obiettivi. Può essere condotta in condizioni naturali, quando si valuta il comportamento spontaneo nelle situazioni di vita abituali: definiti gli elementi da rilevare, la loro codifica avviene in base a un repertorio di unità comportamentali, poi raggruppate in categorie più ampie. L’uso di registrazioni video consente di analizzare in un secondo momento gli aspetti di interesse, e sembra perciò garantire una buona validità ecologica.
L’infant observation è un tipo particolare di osservazione, in cui l’attenzione si concentra sulla relazione tra osservatore e osservato: l’oggetto d’indagine diventano le reazioni provate dall’osservatore, così da comprendere più da vicino il significato di un comportamento. Nell’osservazione quasi sperimentale, invece, il soggetto è tenuto in condizioni abituali, ma il ricercatore introduce modifiche nel modo più naturale possibile, concentrando l’attenzione soltanto sui comportamenti presi in considerazione dalla ricerca.
Colloquio, questionari, laboratorio e test
Il colloquio clinico richiede un ambiente apposito, diverso da quello di vita quotidiana, utilizza una modalità prevalentemente verbale e impone un linguaggio comprensibile al bambino. L’osservazione mediante interviste, questionari, scale di sviluppo e reattivi prevede domande poste in forma standardizzata: è essenziale che l’osservatore si attenga fedelmente alle istruzioni, per non inficiare i risultati.
La ricerca di laboratorio si svolge in una situazione totalmente artificiale, dove si cerca di controllare la variabilità degli aspetti potenzialmente interferenti e si modificano in modo prefissato gli aspetti di cui si vuole studiare l’effetto. Anche la risposta, e la sua modalità, non sono spontanee ma vincolate al compito sperimentale.
La pratica dei test rientra nella prospettiva di una psicologia attiva, in cui i punteggi ottenuti costituiscono un rilevamento e non una spiegazione. È una precisazione importante: un test dice quanto, non perché. I primi test furono costruiti agli inizi del Novecento con la scala di Binet e Simon per misurare l’intelligenza, ed è tuttora nell’ambito intellettivo e cognitivo che il loro uso è più diffuso. Se ben utilizzati, i test sono strumenti validi: buoni indicatori quantitativi, quando dimostrano adeguati livelli di attendibilità, e qualitativi, perché aiutano a individuare carenze o punti di forza del soggetto.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra ricerca longitudinale e trasversale?
La longitudinale segue nel tempo lo stesso gruppo di soggetti, cogliendo i processi evolutivi del singolo ma con tempi lunghi e rischio di perdere il campione. La trasversale confronta in un solo momento soggetti di età diverse: è rapida ed economica, ma fatica a distinguere gli effetti dell’età da quelli dell’epoca storica.
A che cosa serve la strategia sequenziale?
A combinare i vantaggi delle altre due. Osservando ripetutamente gruppi di età diversa, permette di confrontare persone di età diversa nello stesso periodo storico e persone della stessa età in periodi diversi, separando l’effetto dell’età da quello del tempo storico.
Che cosa distingue l’osservazione quasi sperimentale?
Il soggetto resta nel suo contesto abituale, ma il ricercatore introduce modifiche nel modo più naturale possibile, concentrandosi solo sui comportamenti previsti dalla ricerca. È una via di mezzo tra l’osservazione naturalistica e l’esperimento di laboratorio.
Un test spiega il comportamento?
No. In una psicologia attiva i punteggi di un test sono un rilevamento, non una spiegazione: dicono quanto una prestazione si discosta da un riferimento, non perché. Restano strumenti validi come indicatori quantitativi e qualitativi, se attendibili e ben utilizzati.
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