Mentre molta gente ancora oggi è convinta che il disabile da un punto di vista fisico sia innanzitutto anche un disabile mentale, ovvero sia privo di idee, gusti, emozioni, quando invece stando a contatto con loro si nota più un desiderio di competizione e di normalità che in tanti normodotati, partendo in primis da noi stessi manca.
Punto cruciale di tutto questo discorso è il porre il proprio focus sulla questione della “ NORMALITA’” . Che cos’è? Cosa si intende con normalità?
Fondamentalmente per normalità la gente comune intende una persona autonoma , autosufficiente, con un buon rendimento scolastico, una buona posizione lavorativa ed affettiva.
Ma sempre più spesso io mi rendo conto che ci sono situazioni di persone autonome fisicamente, con un’età da marito e da famiglia eppure affettivamente e psicologicamente molto dipendenti e succubi degli umori degli altri.
Oppure persone che non sanno distinguere il bene dal male in una certa situazione, eppure … che cos’è quello? Se avessimo a che fare con qualche psicotico o qualche down probabilmente non ci stupiremo, diremo che per lui è normale essere così, nel linguaggio comune si tende a dire, a bè si tanto è handicappato, quasi a ghettizzare quella persona.
Ma le persone normodotate che si comportano così come possiamo definirle?
In un certo senso da un punto di vista emotivo – affettivo sono handicappate anche loro. Bisogna quindi ricordare come la parola HANDICAP da un punto di vista etimologico significa mano incappucciata, per cui è semplice capire come questo non è un limite solo per qualche categoria di persona ma bene o male riguarda un po’ tutti noi.
La disabilità troppe volte è usata dagli adulti come un’etichetta per tenere nascosti i propri limiti e le proprie difficoltà che invece se uscissero porterebbero un miglioramento nella relazione con il disabile e anche con sé stessi.
Ognuno di noi si ritrova ad avere sempre o in qualche caso tratti autistici o psicotici e nemmeno se ne rende conto fino a quando non trova il bambino affetto da tale patologia che gli esaspera i suoi difetti, quasi il bambino disabile fosse uno specchio con una lente di ingrandimento dell’adulto che lo segue. Prima di cominciare a operare con i disabili è quindi bene rendersi conto di una cosa: sono persone e come tali hanno emozioni, sentimenti, pensieri, valori , potenzialità nascoste che aspettano solo la giusta stimolazione per poterne saltare fuori.
Bisogna “ dimenticare “ la patologia per arrivare a considerarli come loro desiderano essere considerati, ovvero bambini normodotati, cancellando dalla propria testa e dal proprio linguaggio la parola normalità, perché come ho citato sopra una possibile frase di un adulto verso un comportamento sbagliato di un disabile si tende a dire: tanto per lui è normale comportarsi così, si rischia i dare un limite ad un bambino che già per conto suo sta vivendo una situazione di sofferenza psicologica oltre che fisica.
Molti pensano che l’attività sportiva sia una prerogativa solo dei normodotati e non mi riferisco solo all’attività agonistica, di cui si ha prove contrarie seguendo le Para Olimpiadi e non solo , ma proprio nell’attività di gruppo a livello amatoriale, in un contesto strutturato come può essere la scuola oppure aggregativo, come può essere il gruppo dei pari nel cortile di casa propria.
Le attività a disposizione per la disabilità sono tutte: dallo sci, praticato anche da atleti ciechi, l’equitazione , il nuoto, il basket per il quale è migliore per molte disabilità fisiche che psicologiche, in quanto il canestro è posto più in alto della loro altezza.
E’ quindi uno sport molto positivo perché porta una persona che è sempre stata limitata nel tempo e nello spazio ad aprirsi per arrivare laddove gli amici normodotati possono arrivare e mi riferisco allo sviluppo globale, psicologico , della persona.
Ci sono molte persone che distinguono la mente dal corpo, ma purtroppo questo è un binomio imprescindibile da tutto e da tutti, la massima dei vecchi latini era appunto:
“ mens sana in corpore sano” , tanto ad indicare con enfasi che mente e corpo sono unite, indipendentemente dal difetto fisico.
I limiti non sono stabiliti da nessuno, tanto meno da un handicap se noi ci mettiamo in testa che è molto più importante guardare oltre. Nel libro Il Piccolo Principe l’enfasi è stata puntata proprio sul fatto che “ l’ essenziale è invisibile agli occhi!” .
Il contesto del libro in questione è un altro lo so molto bene, ma mi è piaciuto riportarlo in questo quasi a voler sottolineare come sta a noi trovare la spinta interna dentro ogni bambino che presenta delle difficoltà, andare oltre ai limiti che la medicina tradizionale e la psicologia tradizionale impone.
Studi specifici di PNL insegnano come il cervello non percepisce tra il fantastico ed il reale dei messaggi che noi gli diamo, quindi possiamo sfruttare a tutto vantaggio del bambino queste conoscenze per far si che tutto l’invisibile che c’è dentro di lui esca fuori e faccia veri e propri salti di qualità. Salti possibili se e soprattutto se il gruppo sportivo è composto da bambini che presentano diverse disabilità e da normodotati, allora si che i risultati stupiranno tutti coloro che non hanno mai visto una cosa simile, proprio perché chiusi nella loro mentalità e nelle loro credenze che i limiti non siano superabili con la sola forza della mente.
Lavorare ed operare con i disabili è molto impegnativo perché il disabile non ha filtri sull’aspetto emotivo di coloro che gli stanno di fronte, capiscono molto bene se c’è vera stima e fiducia verso di loro, quando è finta oppure c’è ipocrisia. Ecco che allora l’adulto non raggiungerà mai i risultati sperati e come in una profezia che si auto avvera il bambino sarà sempre chiuso nei suoi limiti, nel suo Mondo perchè ha capito in primis che l’adulto diffida delle sue potenzialità, che poi il bambino in realtà vive come un rifiuto della sua persona.
Per lo sviluppo dell’autostima di un bambino sia questo disabile o normodotato è importante l’uso del linguaggio e dei rinforzi positivi, innanzitutto sarà bene ricordare come da sgridare siano gli atti e non la persona. Ad esempio è più corretto dire: hai fatto proprio una brutta cosa che non ma sai che sei una cattiva persona. In questo modo si rinforza l’autostima del bambino portandolo sempre di più a comportarsi nella giusta maniera. Oppure va bene anche dire la cosa sbagliata in mezzo a due cose giuste es, sei un bravo bambino, ogni tanto ti comporti male, ma so che puoi fare di meglio.
Per quanto ognuno di noi desidera un bambino sano avere un figlio disabile è una grande risorsa per le famiglie per l’alto grado di sensibilità che il disabile ha, la voglia di fare, di crescere, di costruire.
I disabili inoltre ti aiutano a crescere , ad imparare il verso significato del tempo dell’attesa, spesso vissuto da noi normodotati con ansia e stress, quasi una perdita di tempo, quando invece attesa significa far si che l’altro impari a riconoscere i propri tempi ed entro questi muoversi. Stessa cosa vale per il tempo morto, per noi adulti normodotati è di una noia pazzesca, mentre loro nel tempo morto imparano molto di più che non nel tempo dell’azione e se lo fanno loro possiamo farlo benissimo anche noi.
Per diventare uomini veri, come spesso coi crediamo solo perché abbiamo raggiunto una maturità sia fisica che psicologica è anche vero che spesso ci manca il riconoscimento dei propri limiti e la voglia di poterli superare, credendo molto di più in noi stessi.
Ma prima di parlare di attività sportiva per i disabili è bene fare una precisazione sulla parte psicomotoria come propedeutica ad un’attività sportiva più precisa, qualunque essa sia.
Ecco che qui si può inserire a pieno titolo l’importanza ed il ruolo della psicomotricità.