Psicologia Sociale e del Comportamento

La sindrome del turnista

Lavorare di notte non è semplicemente faticoso: mette il corpo in conflitto con un orologio interno che non si riprogramma a comando. Il disturbo che ne deriva ha una definizione clinica, e alcune contromisure funzionano meglio di altre. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione medica. Sonnolenza alla guida e insonnia persistente vanno discusse con un […]

Psicolab — La sindrome del turnista
Lavorare di notte non è semplicemente faticoso: mette il corpo in conflitto con un orologio interno che non si riprogramma a comando. Il disturbo che ne deriva ha una definizione clinica, e alcune contromisure funzionano meglio di altre.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione medica. Sonnolenza alla guida e insonnia persistente vanno discusse con un medico; l’assunzione di qualsiasi sostanza per dormire o restare svegli richiede indicazione medica.

L’orologio interno

Il sonno è regolato da due processi che normalmente lavorano insieme.

La pressione del sonno, che si accumula con le ore di veglia.

Il ritmo circadiano, un ciclo di circa ventiquattro ore governato da un orologio centrale nell’ipotalamo e sincronizzato principalmente dalla luce.

Il lavoro a turni mette i due processi in conflitto: si chiede al corpo di dormire quando il segnale circadiano spinge verso la veglia, e di lavorare quando spinge verso il sonno.

Ne segue il dato che sorprende chi ci lavora: il sonno diurno dopo un turno notturno è mediamente più breve e più frammentato, indipendentemente dalla stanchezza. Non è una questione di volontà o di abitudine.

E l’adattamento completo non avviene nella maggior parte dei turnisti, perché l’esposizione alla luce nei giorni liberi e la vita sociale risincronizzano continuamente l’orologio.

Cosa comporta

Le conseguenze documentate vanno riportate senza allarmismo ma senza minimizzare.

Il disturbo da lavoro a turni è una condizione riconosciuta: insonnia o sonnolenza eccessiva legate all’orario di lavoro, con conseguenze sul funzionamento.

Sul piano cognitivo, la privazione di sonno riduce attenzione, tempi di reazione e capacità decisionale, e la consapevolezza del proprio deterioramento è scarsa: chi è deprivato tende a sovrastimare la propria prestazione. È il motivo per cui la sonnolenza alla guida è così pericolosa.

Sul piano della salute, il lavoro notturno prolungato è associato a maggiore rischio cardiometabolico e a disturbi gastrointestinali, e il lavoro a turni notturni è stato classificato come probabilmente cancerogeno. Va precisato che si tratta di associazioni a livello di popolazione, con incertezza sui meccanismi, non di una previsione sul singolo.

E c’è un costo meno misurato ma reale: il disallineamento sociale, cioè essere sveglio quando gli altri dormono, che pesa sulle relazioni e sull’umore.

Cosa funziona

Le contromisure con evidenze sono precise, e non coincidono con quelle intuitive.

Il sonnellino programmato prima o durante il turno notturno, breve, che migliora la vigilanza. È fra gli interventi con il rapporto migliore fra semplicità ed effetto.

La gestione della luce: esposizione a luce intensa durante il turno, e occhiali scuri nel tragitto di ritorno all’alba, che evitano di risincronizzare l’orologio nella direzione sbagliata.

Un ambiente di sonno diurno completamente buio e silenzioso, con orari il più possibile regolari anche nei giorni liberi.

La caffeina usata all’inizio del turno e non nella seconda metà, perché la sua durata d’azione interferisce con il sonno successivo.

Sul piano organizzativo, ciò che riduce il danno: rotazione in senso orario (mattina, pomeriggio, notte) anziché antiorario, intervalli sufficienti fra i turni, e limitazione dei notturni consecutivi.

Un’ultima indicazione: la melatonina e i farmaci per la vigilanza hanno un ruolo in alcuni casi, ma l’uso va deciso con un medico. E se sonnolenza o insonnia persistono nonostante le misure comportamentali, si tratta di un quadro da valutare, non di una condizione da sopportare.

Domande frequenti

Ci si abitua al lavoro notturno?

L’adattamento completo non avviene nella maggior parte dei turnisti, perche luce e vita sociale nei giorni liberi risincronizzano continuamente l’orologio interno.

Perche il sonno diurno e peggiore?

Perche si dorme quando il segnale circadiano spinge verso la veglia: il sonno risulta piu breve e frammentato indipendentemente dalla stanchezza.

Quali contromisure funzionano?

Sonnellini brevi programmati, luce intensa durante il turno e occhiali scuri al ritorno, ambiente di sonno buio e caffeina solo nella prima parte del turno.

Che rotazione dei turni e preferibile?

La rotazione in senso orario, cioe mattina, pomeriggio, notte, con intervalli sufficienti e pochi turni notturni consecutivi.

Il lavoro a turni mette in conflitto pressione del sonno e ritmo circadiano, e l’adattamento completo di norma non avviene. Ne derivano sonno diurno frammentato, deterioramento cognitivo di cui si e poco consapevoli e rischi documentati a livello di popolazione. Le contromisure efficaci sono precise: sonnellini programmati, gestione della luce, buio totale per dormire, caffeina anticipata e rotazione in senso orario.
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