Psicologia Clinica e Psicopatologia

La Sicurezza sul Lavoro e la Disumanità

Quando un infortunio grave viene nascosto anziché soccorso, la spiegazione con cui ci si consola è la crudeltà di qualcuno. La psicologia sociale e quella del lavoro indicano qualcosa di più scomodo: sono condizioni organizzative che rendono quel comportamento possibile. Articolo divulgativo, non fornisce consulenza legale. In caso di infortunio chiamare sempre il 112: il […]

La Sicurezza sul Lavoro e la Disumanità
Quando un infortunio grave viene nascosto anziché soccorso, la spiegazione con cui ci si consola è la crudeltà di qualcuno. La psicologia sociale e quella del lavoro indicano qualcosa di più scomodo: sono condizioni organizzative che rendono quel comportamento possibile.
Articolo divulgativo, non fornisce consulenza legale. In caso di infortunio chiamare sempre il 112: il soccorso e dovuto a chiunque, a prescindere dalla posizione lavorativa. Numero contro lo sfruttamento lavorativo e la tratta: 800 290 290.

Come si arriva a non soccorrere

I meccanismi sono documentati, e nessuno richiede persone eccezionalmente crudeli.

La disumanizzazione: percepire alcune persone come meno pienamente umane riduce la risposta empatica e l’attivazione dell’aiuto. È associata a distanza sociale, categorizzazione per gruppo e condizioni di sfruttamento, che a loro volta la rinforzano, in un circolo.

Il disimpegno morale: le procedure con cui si sospendono i propri standard senza cambiarli, attribuire la colpa alla vittima, minimizzare le conseguenze, distribuire la responsabilità su tutti, presentare la scelta come inevitabile.

La diffusione della responsabilità: in presenza di più persone la probabilità che qualcuno intervenga diminuisce, e ciascuno attende che agisca un altro.

Il calcolo delle conseguenze: chiamare i soccorsi espone a controlli, e quando l’irregolarità è la condizione ordinaria l’esposizione è ciò che si cerca di evitare. Questo trasforma il soccorso in un rischio per chi dovrebbe prestarlo.

Va detto l’elemento che li tiene insieme: la posizione di ricattabilità del lavoratore. Chi teme di perdere il lavoro, l’alloggio o la regolarità del proprio soggiorno non segnala, non rifiuta un compito pericoloso e non denuncia.

Perché i rischi non vengono segnalati

È il nodo della prevenzione, ed è ben studiato.

Il fattore più consistente è la sicurezza psicologica: la percezione di poter sollevare un problema senza subirne conseguenze. Dove manca, i rischi vengono visti e taciuti, e gli incidenti evitati per poco non emergono mai.

Vi contribuisce il clima di sicurezza percepito, cioè cosa i lavoratori ritengono che l’organizzazione premi davvero: è associato in modo consistente a comportamenti sicuri e a tassi di infortunio inferiori.

E pesa la normalizzazione della devianza: quando una scorciatoia non produce danni, diventa la prassi, e la soglia di ciò che è accettabile si sposta senza che nessuno lo decida.

Va segnalato un punto sulle spiegazioni: attribuire gli infortuni all’«errore umano» o alla disattenzione del lavoratore chiude l’analisi dove dovrebbe cominciare. Le impostazioni più aggiornate della sicurezza guardano alle condizioni che rendono l’errore probabile, non alla persona che l’ha commesso.

Cosa riduce gli infortuni

Le misure con evidenze sono note e ordinate per efficacia.

La gerarchia dei controlli: eliminare il pericolo funziona più che sostituirlo, sostituirlo più che isolarlo con barriere, e tutti questi più che affidarsi ai dispositivi individuali o alla formazione, che sono gli ultimi livelli, i più fragili perché dipendono dal comportamento.

La segnalazione dei quasi-infortuni, che fornisce informazione sugli incidenti prima che accadano, ma richiede che segnalare non abbia costi.

La formazione che ha effetti misurabili è quella pratica e ripetuta, non l’adempimento documentale.

E la riduzione dell’irregolarità, che è una misura di sicurezza anche se non ne ha la forma: un lavoratore in posizione tutelata segnala, rifiuta, denuncia.

Cosa può fare chi assiste

  • In caso di infortunio, chiamare il 112. Il soccorso è dovuto a chiunque, e l’omissione è un reato.
  • Non attendere che intervenga qualcun altro, e se altri sono presenti rivolgersi a una persona specifica anziché al gruppo: è la contromisura documentata alla diffusione della responsabilità.
  • Segnalare le condizioni pericolose attraverso i canali disponibili: rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, servizi di prevenzione delle aziende sanitarie, ispettorato.
  • Riconoscere il linguaggio del disimpegno quando compare: «se l’è cercata», «lo sapeva», «è sempre stato fatto così».

Il criterio che chiude: trattare questi episodi come questione di cattiveria individuale è il modo più efficace per non cambiare nulla. Le condizioni che li rendono possibili sono descrivibili, e quindi modificabili.

Domande frequenti

Come si arriva a non soccorrere una persona ferita?

Attraverso disumanizzazione, disimpegno morale, diffusione della responsabilita e il calcolo delle conseguenze in contesti dove l’irregolarita e la norma.

Perche i rischi non vengono segnalati?

Per assenza di sicurezza psicologica, cioe della percezione di poter sollevare un problema senza conseguenze, e per la normalizzazione delle scorciatoie.

Gli infortuni dipendono dalla disattenzione?

L’attribuzione all’errore umano chiude l’analisi dove dovrebbe cominciare: contano le condizioni che rendono l’errore probabile.

Cosa riduce davvero gli infortuni?

Eliminare il pericolo, poi sostituirlo, poi isolarlo. Dispositivi individuali e formazione sono gli ultimi livelli e i piu fragili.

L’omissione di soccorso in contesti di lavoro non richiede persone crudeli: bastano disumanizzazione, disimpegno morale, diffusione della responsabilita e la ricattabilita di chi lavora in condizioni irregolari. La mancata segnalazione dei rischi dipende dall’assenza di sicurezza psicologica. Cio che riduce gli infortuni e l’eliminazione del pericolo, non la formazione. E la regolarita del rapporto di lavoro e essa stessa una misura di sicurezza.
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