Imparare a leggere: una finestra sul mondo
L’apprendimento della lettura apre al bambino una finestra sul mondo e gli consente una conoscenza diversa e stimolante della realtà, attraverso libri, giornali e strumenti digitali.
La difficoltà di questo apprendimento varia però in base alla struttura ortografica della lingua. I bambini italiani sono avvantaggiati dalla regolarità del nostro sistema ortografico e imparano a leggere più facilmente, per esempio, dei bambini di lingua inglese, che devono acquisire un codice altamente irregolare.
In ogni caso, per leggere correttamente e rapidamente occorre saper interpretare i segni grafici, scoprendone il significato e accedendo alle informazioni contenute nel testo.
Le tre aree della funzione visiva
Per orientarsi nel tema, il riferimento più usato in ambito accademico è il modello visivo di Scheiman e Wick, che suddivide la funzione visiva in tre aree distinte.
Integrità della funzione visiva
Riguarda le condizioni di base: salute oculare, acuità visiva e condizione rifrattiva. È il livello che viene indagato per primo, perché un difetto non corretto rende tutto il resto più faticoso.
Efficienza visiva
Comprende l’accomodazione (la capacità di mettere a fuoco a distanze diverse), la visione binoculare (il lavoro coordinato dei due occhi) e le abilità oculomotorie, cioè i movimenti oculari che permettono di seguire una riga di testo e passare da una parola all’altra.
Elaborazione delle informazioni visive
Richiede competenze più complesse: abilità visuospaziali, capacità di analisi visiva, integrazione visuo-motoria. È il livello in cui l’informazione raccolta dagli occhi viene organizzata e messa in relazione con il resto.
Perché la visione conta nella lettura
L’apprendimento della lettura non può prescindere da una visione integra ed efficiente. Il processo prende avvio dall’interazione tra la luce visibile e i fotorecettori della retina e prosegue negli stadi successivi dell’elaborazione visiva, consentendo l’analisi delle caratteristiche grafiche che compongono il testo: la “materia prima” della lettura.
Diverse ricerche hanno esplorato il ruolo dei processi visivi nella genesi delle difficoltà di lettura, evidenziando l’importanza di alcune abilità visive proprio nelle prime fasi dell’apprendimento. È un ambito in cui gli strumenti di valutazione sono diventati progressivamente più precisi.
La dislessia: cosa è e cosa non è
Le persone con dislessia: stimate tra il 3 e il 5% della popolazione italiana: hanno un’intelligenza nella norma o superiore alla norma. La caratteristica specifica è una disfunzione dei meccanismi che permettono la decodifica automatica delle corrispondenze tra segni grafici e suoni.
Si tratta di un disturbo diffuso e spesso non riconosciuto. Quando resta tale può condurre a serie difficoltà scolastiche, a problemi psicologici secondari e a situazioni di disagio che, nei casi peggiori, sfociano nell’abbandono scolastico. È questa, più che il disturbo in sé, la ragione per cui il riconoscimento precoce è decisivo.
Va sottolineato che le difficoltà visive e la dislessia sono cose distinte: valutare la funzione visiva serve a escludere o correggere fattori che possono ostacolare l’apprendimento, non a sostituire la valutazione dei disturbi specifici, che richiede competenze e strumenti propri.
Un lavoro necessariamente multidisciplinare
Il tema è tipicamente di confine: coinvolge chi si occupa di processi visivi e chi si occupa di apprendimento. La collaborazione tra ambiti diversi è cresciuta grazie a due fattori.
Il primo è il lavoro della Consensus Conference sui DSA promossa dall’Associazione Italiana Dislessia, i cui effetti sulla collaborazione multidisciplinare sono proseguiti attraverso i panel interassociativi di verifica e aggiornamento.
Il secondo è l’accresciuta competenza scientifica e professionale degli ottici-optometristi, favorita dall’introduzione in Italia dei corsi di laurea in Ottica e Optometria a partire dai primi anni Duemila.
Il risultato è la possibilità, per famiglie e insegnanti, di trovare un percorso più chiaro: valutare la funzione visiva, distinguere ciò che riguarda gli occhi da ciò che riguarda i processi di decodifica, e attivare i professionisti giusti al momento giusto.
Domande frequenti
La dislessia dipende da problemi di vista?
No. La dislessia è una disfunzione specifica dei meccanismi di decodifica automatica tra segni grafici e suoni. Le difficoltà visive sono un fattore distinto, che però può ostacolare l’apprendimento e va quindi escluso o corretto nell’ambito di una valutazione complessiva.
Quali sono le tre aree della funzione visiva?
Secondo il modello di Scheiman e Wick: l’integrità della funzione visiva (salute oculare, acuità, rifrazione), l’efficienza visiva (accomodazione, visione binoculare, movimenti oculari) e l’elaborazione delle informazioni visive (abilità visuospaziali, analisi visiva, integrazione visuo-motoria).
Perché i bambini italiani imparano a leggere più facilmente?
Per la regolarità del sistema ortografico italiano, in cui la corrispondenza tra segni e suoni è molto più prevedibile rispetto a lingue come l’inglese, che presentano un codice ortografico altamente irregolare.
Perché è importante riconoscere presto la dislessia?
Perché un disturbo non riconosciuto può portare a difficoltà scolastiche, problemi psicologici secondari e situazioni di disagio che possono arrivare all’abbandono scolastico. Il riconoscimento precoce consente di attivare strumenti compensativi e sostegno adeguato.