Difetto del funzionamento intellettivo e dell’adattamento che si manifesta nel periodo evolutivo, prima cioè dei 18 anni. In base al quoziente intellettivo si distingue in deficit mentale profondo (QI<20), ritardo mentale grave (QI fra 20 e 35), moderato (QI fra 35 e 50) e lieve (QI fra 50 e 70). Per un QI fra 71 e 89 si parla di un funzionamento intellettivo ai limiti.
Pur essendo sempre presenti differenze individuali, certi pattern di comportamento sembrano comuni in molti di questi soggetti: egocentrismo, difetti di astrazione e di simbolizzazione, pensiero concreto, difettoso controllo e ridotta modulazione dell’affettività e dell’aggressività, disturbati rapporti interpersonali.
Inevitabile la costruzione di un’immagine negativa del sé e una bassa autostima.
Per quanto riguarda l’epidemiologia, l’incidenza del disturbo non è facilmente determinabile. Si suppone sia superiore all’1% della popolazione, con leggera prevalenza nel genere maschile.
L’eziologia è molteplice: nel 25% dei casi si parla di anomalie biologiche, cromosomiche o metaboliche, mentre i casi lievi sono attribuiti solitamente a fattori occasionali come difetti nutritivi o patologie gravidiche.
La terapia deve sia intervenire sulle cause sia occuparsi delle prescrizioni farmacologiche, coinvolgendo il più possibile genitori e operatori sociali. Vanno prese in considerazione anche le conseguenze psicologiche del disturbo che spesso sono aggravate da atteggiamenti erronei dei genitori, come l’ iperprotettività, o ricoveri in istituti.