Il meraviglioso mondo Mediterraneo è un’area vastissima composta da paesi assolutamente diversi fra loro in quanto a cultura, origine storica, religione, situazione economica, politica e via discorrendo. È davvero affascinate verificare che tale diversità produce un’identità tipica per ogni stato o paese appartenente all’area del Mediterraneo, intendendo con quest’ultima il territorio e quindi i paesi bagnati dal Mar Mediterraneo (Mare Nostrum), e definendo così un coacervo intrigato e misterioso di sensazioni, mentalità, sfumature e spiritualità che rende chi appartiene a tale zona un essere unico e irripetibile. Identità diverse che compongono una nuova ineguagliabile identità mediterranea, da scoprire e riscoprire nel suo mutarsi nel tempo.
L’unicità dell’individuo, dei popoli, del Mediterraneo, deve, però, essere valorizzata e unificata al fine di creare un’area di sviluppo economico e sociale, capace di distinguersi nel contesto economico mondiale legato all’instancabile corsa della globalizzazione. Già sta accadendo. Analizzando l’area in questione è possibile verificare l’esistenza di una miriade di relazioni tra industrie, università, pubbliche amministrazioni, ambasciate, media, ecc, e tutto ciò fa comprendere come sia diventato un ambiente potenzialmente favorevole ad un dialogo più complesso, ma al contempo strategicamente gestibile, che possa, in sostanza, portare alla definizione di una logica mediterranea più forte e competitiva. Al di là delle attuali linee negoziali già esistenti tra i paesi membri dell’area del mediterraneo, bisogna pensare ad una nuova visione relazionale tra paesi del mediterraneo, imparando a conoscersi reciprocamente e più in profondità rispetto a quanto oggi si conoscano. Sono ancora troppi i pregiudizi esistenti tra popolazioni, e questo di certo non aiuta all’integrazione mediterranea come potenza economica. Gli accordi si fanno, ma tra pochi eletti, ossia tra coloro che, in un modo o in un altro, detengono il potere contrattuale e negoziale, dettato dalla loro appartenenza a istituzioni, grandi logiche d’impresa, ecc. E i piccoli? Cosa possono fare le piccole realtà economiche, piuttosto che sociali o educative in questo enorme e complicato contesto multiculturale ma non ancora interculturale? Troppo facile pensare ad una coesione tra stesse professioni appartenenti ai diversi paesi. Tanto facile da non averci mai pensato. Tanto facile da dire, ma assolutamente complicato da realizzare. Il motivo principale della difficoltà risiede proprio nella necessità di generare un passo avanti nella comprensione reciproca, tra individui e popoli, sotto i fronti più diversi: dalla scuola, alle categorie professionali, dalle istituzioni in modo capillare, al sistema imprenditoriale. molto si è fatto, è vero. Ma ritengo non abbastanza.
Ecco, quindi, la mia riflessione.
Ogni professione ha la possibilità, in questo scenario, di svilupparsi tenendo conto delle nuove logiche sinergiche che possono essere appositamente e intelligentemente create per favorire da un lato lo sviluppo dell’area del Mediterraneo, e dall’altro lo sviluppo e la nascita di sfumature professionali tipiche di quest’area. In riferimento alle relazioni pubbliche, ad esempio, si può ipotizzare l’esistenza di una professione che abbia delle sfumature o delle aree specialistiche tipicamente previste per il Mediterraneo (e non ancora, ipoteticamente, individuate). Ossia: è possibile ragionare in termini di relazioni pubbliche Mediterranee? Prendo spunto dal fatto che fino a qualche decennio fa non era possibile parlare di relazioni pubbliche Europee, ma solo di rp di importazione americana. Oggi, invece, le rp europee sono un dato di fatto. E la particolarità risiede anche nell’esistenza di peculiarità della professione o del suo approccio in base alle caratteristiche del paese di applicazione. Quindi, come una volta non era pensabile concepire rp Europee in quanto necessitavano il pieno appoggio della fonte e dell’esperienza americana, credo che sia possibile ragionare nei medesimi termini nel contesto mediterraneo.
Il vantaggio consiste nell’utilizzare una professione, le relazioni pubbliche, e specializzarla per il contesto mediterraneo. L’individuazione di elementi professionali comuni ai diversi paesi del mediterraneo, come anche individuare quelle varianti tipiche legate al territorio permettono di avere da un lato una professione legabile al contesto territoriale specifico (con tutti gli sforzi culturali che ne seguono) e dall’altro (cosa ancora più importante) prevedere delle aree specialistiche in rp legate anche questa volta alla tipicità culturale, piuttosto che territoriale o altro. Si creerebbe, in sostanza, una professione mediterranea di relazioni pubbliche in cui lo stesso mediterraneo ne beneficerebbe senza dover ricorrere (come spesso fa) a consulenze nord europee e statunitensi.
Lo sforzo maggiore in tale operazione consisterebbe nel riuscire ad attivare dei dialoghi interculturali (o intermediterranei) costruttivi proprio in riferimento alla professione di relazioni pubbliche. Sicuramente vi sono altre professioni che possono svilupparsi con gli stessi criteri in quest’area. Basta individuarli o individuare le esigenze presenti nel contesto mediterraneo.
Il vantaggio che ritengo di individuare risiede nel potenziamento delle risorse, delle capacità e delle competenze esistenti in quest’area, in previsione dello sviluppo della stessa in un’ottica di rafforzamento sociale, culturale ed economico nel suo complesso. Un iter lungo, senz’altro, ma possibile e realizzabile.