Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Problemi di coppia? Lo psicologo può aiutarti

Le coppie arrivano in terapia in media dopo anni di difficoltà. È il ritardo che pesa di più sull’esito, e la ricerca su cosa distingue le coppie che durano da quelle che si separano è più precisa di quanto ci si aspetti. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. La terapia di coppia non e […]

Psicolab — Problemi di coppia? Lo psicologo può aiutarti
Le coppie arrivano in terapia in media dopo anni di difficoltà. È il ritardo che pesa di più sull’esito, e la ricerca su cosa distingue le coppie che durano da quelle che si separano è più precisa di quanto ci si aspetti.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. La terapia di coppia non e indicata in presenza di violenza domestica: numero antiviolenza 1522, emergenze 112.

Cosa distingue le coppie in difficoltà

La ricerca osservativa sui conflitti di coppia ha isolato alcuni pattern con valore predittivo.

Il primo è il rapporto fra interazioni positive e negative durante un disaccordo: ciò che differenzia non è l’assenza di conflitto (presente in tutte le coppie) ma quanto le interazioni positive superino quelle negative anche mentre si litiga.

Il secondo riguarda alcune modalità specifiche: la critica rivolta alla persona anziché al comportamento, il disprezzo, la difensività e il ritiro dalla conversazione. Il disprezzo è quella con il valore predittivo più forte.

Il terzo è la sequenza domanda-ritiro: uno chiede un cambiamento, l’altro si sottrae, il primo insiste più intensamente, il secondo si sottrae di più. È il pattern più associato a insoddisfazione, e si autoalimenta indipendentemente dall’oggetto.

Va aggiunta una precisazione onesta: questi modelli hanno accuratezza predittiva alta negli studi originali ma inferiore nelle repliche indipendenti. Restano descrizioni utili, non strumenti diagnostici.

Cosa la ricerca ridimensiona

Alcune convinzioni comuni non reggono.

Che i problemi vadano risolti tutti: una quota consistente dei disaccordi di coppia riguarda differenze stabili di personalità o valori, e non è risolvibile. Ciò che distingue le coppie soddisfatte è come convivono con quei disaccordi, non il fatto di averli eliminati.

Che litigare sia il problema: l’assenza di conflitto non è un indicatore di salute, e l’evitamento sistematico dei temi difficili si associa a esiti peggiori nel tempo.

Che le somiglianze siano decisive: la somiglianza di personalità predice la soddisfazione molto meno di quanto si creda, mentre pesano di più la qualità dell’interazione quotidiana e il sostegno reciproco.

Va segnalato anche un fattore spesso trascurato: le condizioni esterne (precarietà economica, carichi di cura, salute) incidono sulla soddisfazione di coppia in misura sottovalutata, e attribuire alla relazione ciò che dipende dal contesto porta a conclusioni sbagliate.

Cosa fa la terapia di coppia

Esistono approcci con evidenze e gli effetti sono documentati.

Le terapie di coppia con maggiore supporto empirico includono modelli comportamentali (anche nella versione che integra l’accettazione dei tratti non modificabili) e modelli focalizzati sulle emozioni. Gli effetti sulla soddisfazione sono di entità moderata, con una quota di coppie che mantiene i miglioramenti nel tempo e una quota che ricade.

Il lavoro non consiste nel decidere chi ha ragione. Consiste nell’interrompere le sequenze descritte sopra, nel rendere esprimibili i bisogni che stanno sotto le richieste, e nel distinguere ciò che può cambiare da ciò che va accettato.

Va detto qualcosa che genera meno aspettative sbagliate: la terapia di coppia non ha come obiettivo necessariamente restare insieme. Un esito possibile e legittimo è una separazione condotta meglio, in particolare quando ci sono figli.

Il momento in cui iniziare conta: le coppie arrivano mediamente molto tardi, e la probabilità di beneficio è maggiore quando resta ancora un legame positivo su cui lavorare.

Quando non è lo strumento

La controindicazione principale va detta senza attenuazioni: in presenza di violenza o di controllo coercitivo la terapia di coppia è inappropriata e può aumentare il rischio, perché presuppone una parità che non esiste e perché ciò che viene detto in seduta può avere conseguenze dopo. In quei casi il percorso è individuale e orientato alla sicurezza.

Allo stesso modo, quando è presente un disturbo clinico non trattato in uno dei due, va affrontato quello prima o insieme.

Domande frequenti

Litigare e un brutto segno?

No: il conflitto e presente in tutte le coppie. Contano il rapporto fra interazioni positive e negative e le modalita usate, in particolare l’assenza di disprezzo.

Tutti i problemi vanno risolti?

No. Una quota consistente dei disaccordi riguarda differenze stabili: cio che distingue le coppie soddisfatte e come ci convivono, non l’averli eliminati.

La terapia di coppia funziona?

Gli approcci con maggiore supporto mostrano effetti moderati sulla soddisfazione, con una parte di coppie che mantiene i miglioramenti e una che ricade.

Serve necessariamente a restare insieme?

No. Un esito possibile e legittimo e una separazione condotta meglio, in particolare quando ci sono figli.

Cio che distingue le coppie in difficolta non e il conflitto ma il rapporto fra interazioni positive e negative, la presenza di disprezzo e la sequenza domanda-ritiro. Una parte dei disaccordi non e risolvibile e va gestita, non eliminata. Le terapie di coppia con evidenze hanno effetti moderati, tanto piu quanto prima si comincia, e non hanno per forza come obiettivo restare insieme. Dove c’e violenza, non sono indicate.
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