Come è classificato
Il testo originale anticipava correttamente il cambiamento: nel DSM-5, pubblicato nel 2013, il disturbo è stato spostato dai disturbi del controllo degli impulsi alla categoria delle dipendenze, insieme a quelle da sostanze.
Non è una questione di classificazione. Il riconoscimento si fonda su somiglianze documentate: decorso, tolleranza (la necessità di puntate crescenti per ottenere lo stesso effetto) sintomi di astinenza, ricadute, e coinvolgimento degli stessi circuiti cerebrali della ricompensa.
Ne segue che i trattamenti sviluppati per le dipendenze sono applicabili, ed è la conseguenza pratica più rilevante.
Cosa rende il gioco così efficace
È il punto meno divulgato e il più importante, perché sposta l’attenzione dalla persona al prodotto.
Il rinforzo a rapporto variabile: una vincita che arriva a intervalli imprevedibili produce comportamenti molto più persistenti e più resistenti all’estinzione di una ricompensa regolare. È il principio su cui le macchine sono costruite.
Le quasi vincite: esiti che sfiorano il risultato attivano i sistemi della ricompensa quasi quanto una vincita reale e aumentano la propensione a continuare. Sono programmate con frequenza superiore a quella casuale.
La brevità dell’intervallo fra puntata ed esito: quanto più è breve, tanto maggiore è il potenziale di dipendenza. È il motivo per cui le macchine e le scommesse in tempo reale sono più problematiche di una lotteria settimanale.
L’illusione di controllo: elementi che suggeriscono abilità (scegliere, fermare, decidere quando) in giochi interamente casuali.
E la svalutazione delle perdite: le vincite parziali su puntate multiple vengono percepite come vincite anche quando il bilancio è negativo, con segnali sonori e visivi che le accompagnano.
La distorsione centrale
Fra le convinzioni erronee, una è più costosa delle altre: l’idea che un esito «sia dovuto» dopo una serie di insuccessi.
Gli eventi casuali indipendenti non hanno memoria: la probabilità della giocata successiva è identica. La convinzione opposta è precisamente ciò che sostiene la rincorsa delle perdite, il comportamento più associato all’aggravamento.
Cosa funziona
Sul piano individuale, gli interventi cognitivo-comportamentali hanno le prove migliori: lavorano sulle convinzioni erronee, sull’esposizione ai segnali che innescano l’impulso e sulla gestione delle situazioni a rischio.
L’intervista motivazionale è efficace nelle fasi iniziali, quando la persona è ambivalente.
L’autoesclusione dai locali e dalle piattaforme ha effetti documentati, con il limite che dipende dall’effettiva applicazione dei controlli.
I gruppi di auto-aiuto forniscono sostegno, con prove meno forti rispetto ai trattamenti strutturati.
Le misure che pesano di più
Va detto perché la prevenzione viene di norma impostata sull’informazione, che ha effetti limitati.
Ciò che riduce i danni in modo misurabile è strutturale: limiti alla densità delle offerte sul territorio, restrizioni orarie, tetti di puntata e di perdita, rallentamento del ritmo di gioco, limiti alla pubblicità.
Un dato orienta tutto il resto: una quota molto elevata del fatturato proviene da una minoranza di giocatori problematici. Il modello economico dipende cioè dalle persone che il sistema dovrebbe proteggere, ed è la ragione per cui l’autoregolamentazione dell’industria è strutturalmente inadeguata.
Domande frequenti
È una dipendenza?
Sì. Dal 2013 è classificato fra le dipendenze per somiglianze documentate: tolleranza, astinenza, ricadute e coinvolgimento degli stessi circuiti della ricompensa.
Perché è così difficile smettere?
Perché il gioco è progettato: ricompense a intervalli imprevedibili, quasi vincite programmate, intervalli brevissimi fra puntata ed esito e segnali che fanno percepire come vincite dei bilanci negativi.
Dopo molte perdite la vincita è più probabile?
No. Gli eventi casuali indipendenti non hanno memoria. Quella convinzione sostiene la rincorsa delle perdite, che è il comportamento più associato all’aggravamento.
Cosa riduce davvero i danni?
Le misure strutturali: limiti all’offerta sul territorio, restrizioni orarie, tetti di puntata e perdita, rallentamento del ritmo e limiti alla pubblicità. L’informazione da sola ha effetti limitati.