La sedentarietà, un rischio silenzioso
Incrementare i livelli di attività fisica aiuta a prevenire e tenere sotto controllo oltre venti fattori di rischio e di malattia (tra cui malattie cardiovascolari, diabete, obesità e alcuni tumori) favorendo anche il benessere mentale. Eppure la sedentarietà è oggi enormemente diffusa.
I dati sono eloquenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inattività fisica causa ogni anno milioni di decessi a livello mondiale e contribuisce in modo significativo a molte patologie gravi. Una parte consistente della popolazione non riesce a svolgere neppure i 30 minuti giornalieri di attività moderata raccomandati. A questo si aggiungono altri comportamenti a rischio molto diffusi: sovrappeso, consumo di alcol, fumo. Uno stile di vita “protettivo” della salute, insomma, è ancora poco diffuso, nonostante la sua importanza sia ben nota.
Lo stress lavorativo
Al quadro si aggiunge lo stress lavorativo. Le indagini europee sulle condizioni di lavoro lo indicano come una delle condizioni più frequentemente associate al deterioramento della salute, percepita da circa un lavoratore su tre, con una prevalenza maggiore tra chi svolge lavori d’ufficio rispetto ai lavori manuali. Salute fisica e benessere psicologico, del resto, sono strettamente legati: intervenire sull’uno aiuta anche l’altro.
Il benessere organizzativo
Anche a livello istituzionale è cresciuta l’attenzione al benessere organizzativo. In Italia, una direttiva ha invitato le pubbliche amministrazioni ad attivarsi non solo per obiettivi di efficacia e produttività, ma anche per realizzare e mantenere il benessere fisico e psicologico delle persone. Tra le indicazioni:
- rilevare le opinioni dei dipendenti sulla qualità della vita e delle relazioni nei luoghi di lavoro;
- valorizzare le risorse umane, aumentare la motivazione, migliorare i rapporti tra dirigenti e operatori, accrescere il senso di appartenenza;
- prevenire i rischi psico-sociali.
Il principio di fondo è che la vita organizzativa non si regge solo sulla gerarchia e sulle procedure: contano altrettanto il sentire individuale e le relazioni informali tra le persone. Per questo le organizzazioni dovrebbero curare il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze (assicurando varietà dei compiti, autonomia e formazione) e una comunicazione circolare, che ascolti le istanze dei dipendenti e ne stimoli il senso di utilità.
Perché conviene a tutti
Promuovere l’attività fisica al lavoro conviene a entrambe le parti. Ai lavoratori, perché con l’anzianità di servizio aumentano spesso i problemi di salute legati al peso e alle abitudini: incentivare un minimo di movimento può innescare un circolo virtuoso, spingendo per esempio qualcuno a fumare o bere meno per essere più in forma. Ne traggono beneficio la persona e la sua famiglia.
Ma conviene anche ai datori di lavoro: pur “concedendo” un po’ di tempo all’attività fisica, possono contare su personale più sano, con meno assenze per malattia e meno pause. I benefici del movimento riguardano infatti la prevenzione e il miglioramento di malattie cardiovascolari, ipertensione, ipercolesterolemia, obesità, diabete, osteoporosi, ma anche ansia, depressione e insonnia.
Cominciare dal cammino
Non servono grandi imprese: il cammino è il primo livello per chiunque voglia iniziare a prendersi cura della propria salute, ricordando che i benefici maggiori si ottengono con la continuità. Anche nella routine lavorativa si può fare molto:
- usare i mezzi pubblici e scendere una fermata prima;
- passeggiare durante le pause;
- usare le scale invece dell’ascensore;
- andare a parlare di persona con un collega, invece di usare telefono o email.
In molte aziende, soprattutto all’estero, sono previsti spazi dedicati come palestre e centri fitness, oltre a orari in cui svolgere attività fisica. L’intento è duplice: migliorare il benessere psicofisico dei dipendenti e, di conseguenza, la loro produttività, prevenendo malattie cardiovascolari e obesità. In Italia questo modello di “wellness aziendale” è ancora poco diffuso, ma rappresenta una direzione promettente.
Le raccomandazioni per le organizzazioni
Linee guida internazionali sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro individuano alcune raccomandazioni chiave, che coinvolgono datori di lavoro, operatori sanitari e rappresentanti dei lavoratori:
- Politiche e pianificazione: elaborare un piano aziendale per incoraggiare e sostenere i lavoratori a muoversi di più.
- Implementazione di un programma: introdurre e monitorare progetti con orari flessibili, incentivi, informazioni sui benefici del movimento e controlli medici qualificati.
- Elementi del programma: incoraggiare a percorrere a piedi o in bicicletta il tragitto casa-lavoro (eventualmente considerandolo parte dell’orario) e aiutare a restare attivi durante la giornata.
- Sostegno ai datori di lavoro: offrire informazioni sulle risorse e sui servizi disponibili sul territorio.
Il messaggio finale è chiaro: incrementare l’attività fisica aiuta a prevenire oltre venti fattori di rischio e favorisce anche il benessere mentale. Investire nel benessere in azienda non è un costo, ma un guadagno condiviso, per la salute delle persone e per la qualità stessa del lavoro.
Domande frequenti
Perché la sedentarietà è un rischio per la salute?
Perché l’inattività fisica contribuisce a numerose patologie gravi (malattie cardiovascolari, diabete, obesità, alcuni tumori) e causa ogni anno milioni di decessi. Una parte consistente della popolazione non svolge nemmeno i 30 minuti giornalieri di attività moderata raccomandati.
Promuovere l’attività fisica al lavoro conviene alle aziende?
Sì. Pur concedendo un po’ di tempo al movimento, i datori di lavoro possono contare su personale più sano, con meno assenze per malattia e maggiore produttività. Il benessere psicofisico dei dipendenti si traduce in un vantaggio per l’intera organizzazione.
Cosa può fare un lavoratore per muoversi di più?
Cominciare dal cammino, con continuità: usare i mezzi pubblici e scendere una fermata prima, passeggiare nelle pause, preferire le scale all’ascensore, andare a parlare di persona con i colleghi. Piccole abitudini quotidiane che, sommate, fanno una grande differenza.
Cos’è il “benessere organizzativo”?
È l’attenzione delle organizzazioni al benessere fisico e psicologico delle persone, oltre agli obiettivi di produttività. Comprende la valorizzazione delle competenze, la prevenzione dei rischi psico-sociali, una comunicazione circolare e la cura delle relazioni informali, non solo della gerarchia.
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