Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Multiculturalità

La società attuale è multiculturale: più culture coesistono, a scuola come nel mondo del lavoro. Ma la vera sfida non è accettare passivamente questa coesistenza, bensì far entrare in relazione e in dialogo le diverse culture, passando dalla multiculturalità all’interculturalità. In questo passaggio la scuola, con insegnanti e psicologi, gioca un ruolo decisivo. Questo articolo […]

Psicolab — Multiculturalità
La società attuale è multiculturale: più culture coesistono, a scuola come nel mondo del lavoro. Ma la vera sfida non è accettare passivamente questa coesistenza, bensì far entrare in relazione e in dialogo le diverse culture, passando dalla multiculturalità all’interculturalità. In questo passaggio la scuola, con insegnanti e psicologi, gioca un ruolo decisivo. Questo articolo riflette su come costruire una realtà interculturale fondata su accoglienza, ascolto e rispetto delle diversità.

Dalla segregazione all’apertura

La società contemporanea avverte la profonda necessità di un’attenzione specifica e di interventi competenti da parte degli operatori socio-educativi, di fronte alle problematiche connesse all’apprendimento, alle difficoltà cognitive o psicologiche e, in generale, ai disturbi del comportamento in età evolutiva. Serve una presa di consapevolezza scevra da ipocrite pregiudiziali. In passato, la società e soprattutto il mondo dell’educazione hanno spesso segregato, escluso ed etichettato le problematiche cognitive e psicopatologiche dell’infanzia, comprese quelle legate all’handicap, aprendo barriere di emarginazione dettate dai pregiudizi e dalla paura del “diverso”, spesso frutto di ignoranza.

Oggi il mondo, e la scuola in particolare, presenta invece una pressante esigenza di apertura alla poliedrica realtà delle differenze di qualsiasi matrice: etniche, sociali, religiose, psichiche, legate all’handicap. Non più con un approccio ipocrita, ma con l’intenzione di comprendere quanto di umano rientri nell'”altro”, nel “diverso da noi”. La diversità, del resto, non proviene per forza da un altrove lontano: può essere insita nei caratteri di ciascuno, nella genetica, in tutto ciò che è umano, compreso l’inconscio.

Da multiculturalità a interculturalità

Il fenomeno delle diverse culture interessa oggi la scuola, il mondo del lavoro, quello sociale e culturale. L’infanzia è sempre stata più vulnerabile alle dinamiche di emarginazione, soprattutto per chi è portatore di diversità congenite o di problematiche comportamentali, storicamente bollate ed etichettate. La diffusione dei cittadini stranieri e il loro radicarsi in contesti differenti comporta una crescente complessità dei problemi dell’accoglienza, dell’inserimento e dell’accettazione delle diversità.

Uno degli obiettivi della società contemporanea è trasformare l’attuale convivenza più o meno pacifica delle varie culture in un complesso armonioso che, nel rispetto reciproco delle identità, arricchisca la società nel suo insieme. Il problema, però, sta nei mezzi per raggiungerlo. Viviamo in una società multiculturale, dove più culture coesistono; ma la cosa davvero importante non è tanto accettare questa coesistenza, quanto far entrare in relazione e confrontare le diverse culture. In altre parole, è necessario avviarsi verso ciò che si chiama interculturalità. E questo non è affatto facile.

Il ruolo della scuola

Nelle scuole di oggi ci sono tanti bambini di altre culture, asiatici, africani, dell’America Latina, arrivati nel nostro Paese spinti dal bisogno di sopravvivenza, dal desiderio di fuggire da una realtà ostile e di ricominciare, con le loro famiglie, una vita più serena. È nostro dovere accoglierli pacificamente e garantire loro un’adeguata formazione, perché sono “gli uomini del domani”, facendo in modo che abbiano tutti le stesse opportunità, senza discriminazioni di razza, religione o lingua.

Un forte contributo alla loro formazione viene dall’ambito scolastico, dove giocano un ruolo importante l’insegnante e lo psicologo, chiamati a costruire una buona relazione educativa. La presenza di bambini immigrati ha comportato per gli insegnanti la necessità di formare persone con difficoltà nella comprensione della nostra lingua e cultura, di riconoscere la loro identità diversa e, al tempo stesso, di dare loro strumenti adatti a vivere nella nostra realtà. Ciò implica il confronto con la psicologia di chi viene da altri mondi e altre storie, e la consapevolezza di creare qualcosa che, in un certo senso, modifica la stessa comunità di cui si fa parte.

Una politica scolastica interculturale

Su queste basi si può sviluppare una politica scolastica interculturale, caratterizzata dall’accoglienza e dalla facilitazione, come aiuto a superare le differenze di adattamento, dall’apertura agli altri e dall’assunzione di una cittadinanza interculturale, intesa come creazione di una mentalità nuova. Gli insegnanti non devono far sentire ai bambini stranieri la diversità come qualcosa da compensare, ma creare a scuola un clima in cui questi bambini si sentano partecipi di un mondo comune. Una buona educazione interculturale si basa anzitutto su una metodologia dell’ascolto, che pone attenzione alle domande di accoglienza, alle storie di vita e, infine, a se stessi come educatori che si interrogano sulla propria esperienza. Seguire le narrazioni dei bambini permette di comprenderne l’evoluzione interna e il modo in cui ciascuno “mette insieme se stesso” di fronte ai cambiamenti. È importante parlare anche di diversità, intesa come diversità di genere, etnia, religione o legata a una forma di handicap.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra multiculturalità e interculturalità?

La multiculturalità è la semplice coesistenza di più culture nello stesso spazio; l’interculturalità è il passo successivo, in cui le culture entrano in relazione, si confrontano e si arricchiscono a vicenda. La sfida non è accettare passivamente la diversità, ma farla dialogare.

Perché la scuola è centrale nell’educazione interculturale?

Perché è il luogo dove i bambini di culture diverse si incontrano e si formano. Insegnanti e psicologi possono costruire relazioni educative che accolgono le diversità, danno strumenti per vivere nella nuova realtà e creano un clima di appartenenza a un mondo comune.

Cosa significa “metodologia dell’ascolto” nell’educazione interculturale?

Significa porre attenzione alle domande di accoglienza, alle storie di vita dei bambini e alla propria esperienza di educatori. Seguire le narrazioni dei bambini aiuta a comprendere come ciascuno rielabora se stesso di fronte ai cambiamenti che vive.

Come dovrebbero comportarsi gli insegnanti con i bambini stranieri?

Non facendo sentire la diversità come un difetto da compensare, ma creando un clima in cui i bambini si sentano parte di un mondo comune. Accoglienza, facilitazione dell’adattamento e apertura sono i pilastri di una cittadinanza interculturale.

Viviamo in una società multiculturale, ma la vera meta è l’interculturalità: far dialogare le culture, non solo farle coesistere. La scuola è il terreno decisivo di questo passaggio, dove insegnanti e psicologi possono trasformare la diversità da barriera in risorsa. Il metodo è l’ascolto: accogliere le storie di vita, riconoscere le identità e costruire un clima di appartenenza comune, fondato su pace, solidarietà e rifiuto di ogni discriminazione.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *