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Movimento: Cambiamenti nel corso della vita

Lo studio evolutivo del movimento deve cominciare dall’utero. I neonati umani, infatti, apprendono le abilità motorie attraverso l’interazione tra maturazione neurale, cambiamenti fisici ed esperienza.
Anche se le capacità di base come, ad esempio la deambulazione, sono disponibili dalla nascita, si sviluppano più tardi nel tempo dato che né il sistema scheletrico né l’organizzazione muscolare sono sufficientemente sviluppate.
Osservazioni sperimentali hanno confermato la comune osservazione che diventando vecchi, siamo più deboli e lenti. La forza fisica raggiunge il suo picco negli uomini di età compresa tra i 20 e i 29 anni e mostra un veloce declino nella decade successiva. Le basi fisiologiche del declino motorio sono evidenti a molti livelli del sistema neuromotorio: si hanno cambiamenti sia neurochimici che neuro-anatomici nel cervello.
Più o meno tutti gli impulsi motori modificano la loro forza e questo decremento sembra dipendere da variazioni delle proprietà dei muscoli e delle articolazioni. Studi sulle prestazioni umane in contesti lavorativi indicano che il declino è meno evidente negli individui che fanno lavori pesanti.
Anche la velocità viene influenzata dall’età: sia i compiti motori semplici che quelli complessi necessitano di un tempo maggiore per essere eseguiti dopo il periodo di picco tra i 20 e i 29 anni.
Causa del decremento sono i cambiamenti nel sistema muscolare e nelle reti di elaborazione delle informazioni che organizzano i movimenti.
Il rallentamento di compiti che coinvolgono movimenti muscolari fini (ad esempio la scrittura), è causato, non da limitazioni a livello muscolare ma da modificazioni dell’elaborazione centrale che guida i movimenti.

Immagine di Letizia Cirri

Letizia Cirri

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