Psicologia Sociale e del Comportamento

L’attaccamento evitante e le emozioni

Chi dice di non provare granché nelle relazioni viene spesso descritto come freddo. Una serie di misure fisiologiche indica il contrario: l’attivazione c’è, e in alcuni casi è maggiore di quella di chi la esprime. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Gli stili di attaccamento non sono diagnosi ne etichette da applicare alle persone. […]

L’attaccamento evitante e le emozioni
Chi dice di non provare granché nelle relazioni viene spesso descritto come freddo. Una serie di misure fisiologiche indica il contrario: l’attivazione c’è, e in alcuni casi è maggiore di quella di chi la esprime.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Gli stili di attaccamento non sono diagnosi ne etichette da applicare alle persone. Emergenze: 112.

Di cosa si parla

La teoria dell’attaccamento descrive i modelli con cui una persona regola la vicinanza e la richiesta di sostegno nelle relazioni significative.

Lo stile evitante, o distanziante negli adulti, si caratterizza per una minimizzazione dell’importanza delle relazioni, un forte valore attribuito all’autosufficienza, e una tendenza a non ricorrere agli altri nei momenti di difficoltà.

Va precisato subito ciò che non è: non è un disturbo, non è una diagnosi, e non è una caratteristica fissa. Gli stili cambiano nel tempo e in funzione delle esperienze, e la corrispondenza fra classificazioni infantili e adulte è più modesta di quanto le divulgazioni suggeriscano.

Va aggiunto che le percentuali e le descrizioni che circolano online derivano da questionari autosomministrati, che misurano qualcosa di diverso dagli strumenti usati nella ricerca, ed è una delle ragioni per cui il tema è così frainteso.

La dissociazione fra ciò che si dice e ciò che accade

È il risultato più interessante di quest’area.

Quando persone con stile distanziante vengono coinvolte in colloqui su temi di attaccamento, la loro risposta fisiologica (misurata attraverso indicatori dell’attivazione del sistema nervoso) aumenta, mentre il resoconto verbale minimizza il coinvolgimento.

Ne segue la lettura oggi più accreditata: non si tratta di assenza di emozione ma di una strategia di regolazione che tiene l’esperienza emotiva fuori dalla consapevolezza e dall’espressione.

La spiegazione proposta è funzionale: in un ambiente in cui la richiesta di sostegno non riceveva risposta, o ne riceveva di negative, non chiedere è la strategia che riduce il danno. Diventa un costo quando resta invariata in relazioni dove sarebbe possibile chiedere.

Va segnalato un elemento che vale come cautela generale: la soppressione espressiva delle emozioni aumenta l’attivazione fisiologica anziché ridurla, e questo è documentato indipendentemente dallo stile di attaccamento.

Cosa comporta nelle relazioni

Alcune dinamiche sono ricorrenti e riconoscibili.

La sequenza domanda-ritiro: uno chiede maggiore vicinanza, l’altro si allontana, il primo insiste, il secondo si allontana di più. È il pattern più associato a insoddisfazione di coppia, e nessuno dei due lo sta scegliendo.

La lettura del ritiro come indifferenza: dall’esterno appare disinteresse, mentre spesso è un tentativo di gestire un’attivazione eccessiva.

E la difficoltà nel chiedere, che si presenta anche quando il bisogno è evidente e l’altro è disponibile.

Va detto ciò che i dati indicano sulla modificabilità: gli stili non sono fissi, e le esperienze relazionali successive (inclusa una relazione stabile e responsiva) sono associate a cambiamenti. La psicoterapia lavora precisamente su questo.

Cosa aiuta

  • Per chi riconosce il proprio funzionamento: notare l’impulso a ritirarsi come informazione, non come decisione già presa.
  • Dire che si ha bisogno di una pausa anziché sparire: interrompe la sequenza domanda-ritiro senza rinunciare al proprio bisogno di spazio.
  • Provare a chiedere qualcosa di piccolo, per verificare che chiedere non produce le conseguenze attese.
  • Per il partner: non inseguire durante il ritiro, che lo prolunga, e non leggerlo come misura dell’affetto.
  • Concordare in anticipo cosa fare quando accade, in un momento di calma.
  • E non usare le etichette come spiegazioni totali: descrivere l’altro come evitante chiude la conversazione invece di aprirla, esattamente come ogni altra diagnosi applicata a distanza.

Domande frequenti

Chi ha uno stile evitante non prova emozioni?

Le misure fisiologiche indicano attivazione anche quando il resoconto verbale la minimizza: non e assenza di emozione ma una strategia di regolazione.

Gli stili di attaccamento sono fissi?

No: cambiano nel tempo e con le esperienze, e la corrispondenza fra classificazioni infantili e adulte e piu modesta di quanto si dica.

Perche il ritiro peggiora il conflitto?

Perche innesca la sequenza domanda-ritiro, il pattern piu associato a insoddisfazione di coppia, che si autoalimenta senza che nessuno lo scelga.

Cosa puo fare il partner?

Non inseguire durante il ritiro, non leggerlo come misura dell’affetto e concordare in anticipo cosa fare quando accade.

Lo stile evitante non comporta assenza di emozione: le misure fisiologiche mostrano attivazione mentre il racconto la minimizza, ed e una strategia di regolazione appresa in contesti dove chiedere non funzionava. Gli stili non sono fissi e cambiano con le esperienze. Nelle relazioni innesca la sequenza domanda-ritiro, che si interrompe dicendo di aver bisogno di una pausa anziche sparire.
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