Storie di donne, prima che di mariti
Nonostante il titolo, i veri protagonisti dei racconti di Mastretta non sono i mariti. Al centro ci sono le figure femminili: donne osservate attraverso i loro stessi sguardi, pazienti, ostinati, curiosi, ironici, nostalgici, ma soprattutto benevoli. I mariti (e gli amanti) sono presenti o assenti, restano, tornano o se ne vanno, insostituibili e allo stesso tempo facilmente sostituibili: quasi “stati d’animo” filtrati dagli occhi delle loro donne.
Sono donne che possono provare rimpianto, ma non sempre. In una delle storie più memorabili, una protagonista che non riceve né ammirazione dal marito né amore dall’amante li lascia entrambi, si compra uno specchio e la musica di Mozart, e non è mai stata così felice come in quell’estate. È questa la cifra della scrittura di Mastretta: leggerezza e profondità, ironia e verità, che alla fine di ogni ritratto lasciano una sottile gratitudine per il semplice fatto di stare al mondo.
Il tradimento come possibilità sempre in agguato
Molti di questi mariti tradiscono, alcuni sono traditi, altri si rivelano inaspettatamente fedeli. E qui i racconti toccano un nodo psicologico universale, che dialoga da vicino con le riflessioni dello psicoanalista James Hillman sul tradimento.
L’idea di fondo è spiazzante ma illuminante: la fiducia contiene in sé il seme del tradimento. In termini semplici, significa metterlo sempre in conto. Nei racconti di Mastretta il tradimento è un fantasma perennemente presente, perché nessuna promessa è eterna e il matrimonio è una scommessa su cui vale la pena puntare e ripuntare. Affidarsi completamente all’altro senza mai contemplare la possibilità della fine, suggerisce questa prospettiva, è come andare disarmati incontro alla delusione più grande.
Non a caso, osservava Hillman, siamo traditi proprio nei rapporti più intimi: quelli in cui è possibile una fiducia originaria, totale. Una fiducia che richiama l’immagine dell’Eden e della protezione assoluta. La fine di quello stato di grazia coincide, però, con l’inizio della vita adulta: da lì nasce la ricerca continua di ritrovare quella sensazione di fiducia, che possiamo riassaporare nei momenti dell’amore e delle relazioni profonde.
La saggezza della pratica, non della teoria
Le donne che popolano questi racconti non hanno letto trattati di psicologia. Conoscono però la pratica della vita, la quotidianità e il senso da dare all’esistenza. Lo sa bene la protagonista che, ancora quasi ragazzina, sposa un uomo il cui vero “tradimento” non sono altre donne, ma il gioco delle carte. Lo ama, gli dà otto figli, poi lo lascia perché non ha mantenuto la promessa di resistere al vizio. E infine, in vecchiaia, lo riaccoglie in casa e lo perdona.
È in questi gesti che i racconti mostrano la loro dimensione più profonda. Come sostenevano Jung prima e Hillman poi, il perdono è l’amarezza trasformata in saggezza. È l’individuo tradito a dover trovare il modo di “risorgere”, dandosi una propria interpretazione dell’accaduto. L’esperienza del tradimento può persino diventare creativa, a patto di non cadere nelle trappole più comuni: la vendetta, la negazione, il cinismo, il tradimento di sé, la chiusura sospettosa. Come diceva la nonna di una protagonista, l’infedeltà si lava via con un bagno; il rancore, invece, non si lava con niente, bisogna solo imparare a farselo scivolare addosso.
E chi tradisce?
Anche chi ha tradito dovrà, prima o poi, perdonarsi. Ma solo dopo aver compiuto un percorso di riconoscimento: ammettere il proprio errore e riconoscere l’altro. Se non si è consapevoli di ciò che si è fatto, non ci si può davvero pentire. È un atto di umiltà che, alla fine, diventa una forma d’amore. Nel racconto, l’uomo torna anziano dalla sua compagna dopo decenni di silenzio: ha dimenticato quasi tutto di sé, persino il proprio nome, ma non il nome di lei, e il desiderio ostinato di dirle che aveva ragione.
Il desiderio che non invecchia
Le donne di “Mariti” sono cresciute di vent’anni rispetto ai personaggi di un precedente, celebre libro della stessa autrice. Sono donne di oggi, segnate dalle disillusioni dell’esperienza, “stropicciate” dagli anni, ma ancora fortemente desideranti. Ed è proprio questa la lezione più preziosa: il desiderio sopravvive all’età e dura finché siamo vivi.
Può riguardare un uomo, ma anche la voglia di riscoprire in sé nuovi talenti, o semplicemente la curiosità di sapere come andrà a finire. Insieme, però, a una forma di saggia accettazione: certe cose accadono e basta, “perché sì”. In un’epoca in cui ci si affida sempre più a consulenti di ogni tipo per orientarsi nell’esistenza, forse vale di più raccogliere la saggezza concreta di queste donne, e brindare idealmente con loro. Non sono lezioni di poco conto.
Domande frequenti
Di cosa parla “Mariti” di Angeles Mastretta?
È una raccolta di racconti che ritraggono figure femminili e i loro rapporti con mariti e amanti. I veri protagonisti, però, sono le donne: sguardate attraverso i loro stessi occhi, tra amore, tradimento, fiducia e perdono, con leggerezza e profondità insieme.
Perché i racconti vengono definiti “terapeutici”?
Perché, senza fare la morale, offrono una saggezza pratica sulla vita che dialoga con la psicologia del profondo, in particolare con le riflessioni di Hillman sul tradimento e sul perdono. Leggerli aiuta a guardare con più consapevolezza le proprie relazioni.
Che cosa dicono queste storie sul tradimento?
Che la fiducia contiene in sé la possibilità del tradimento, e che affidarsi all’altro senza mai contemplarne il rischio espone alla delusione più grande. Il tradimento, però, può diventare occasione di crescita se non si cade nella vendetta, nel cinismo o nella negazione.
Qual è la lezione sul perdono?
Che il perdono è l’amarezza trasformata in saggezza. Spetta a chi è stato tradito trovare il modo di “risorgere”, mentre chi ha tradito deve riconoscere il proprio errore e l’altro. Il rancore non si lava via: si può solo imparare a lasciarlo scivolare.
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