Psicologia Sociale e del Comportamento

Essere al centro di una consulenza tecnica di ufficio per il bene di mio figlio

Trovarsi dentro una consulenza tecnica disposta dal giudice, quando riguarda i propri figli, è una delle esperienze più disorientanti di una separazione. Capire a cosa serve e cosa non è cambia il modo di attraversarla. Articolo divulgativo, non fornisce consulenza legale: per il proprio caso occorre rivolgersi a un avvocato. In presenza di violenza domestica […]

Psicolab — Essere al centro di una consulenza tecnica di ufficio per il bene di mio figlio
Trovarsi dentro una consulenza tecnica disposta dal giudice, quando riguarda i propri figli, è una delle esperienze più disorientanti di una separazione. Capire a cosa serve e cosa non è cambia il modo di attraversarla.
Articolo divulgativo, non fornisce consulenza legale: per il proprio caso occorre rivolgersi a un avvocato. In presenza di violenza domestica il quadro e diverso: 1522, emergenze 112.

Che cos’è

La consulenza tecnica d’ufficio è disposta dal giudice quando ritiene di aver bisogno di competenze che non possiede, e il consulente è un suo ausiliario: non è la parte, non è un terapeuta, e non lavora per nessuno dei due genitori.

Il documento che orienta tutto è il quesito: la domanda che il giudice pone. Definisce cosa verrà indagato e cosa no, e conoscerlo è il primo elemento utile, è un atto del procedimento, accessibile tramite il proprio avvocato.

Le parti possono nominare un proprio consulente di parte, che partecipa alle operazioni e può presentare osservazioni. Non è un dettaglio: è la principale forma di contraddittorio tecnico disponibile.

Va precisato che il consulente non decide. Formula una valutazione motivata; la decisione resta del giudice, che può discostarsene motivando.

Cosa comporta, in pratica

Le operazioni comprendono tipicamente colloqui con ciascun genitore, osservazione delle interazioni con il figlio, colloqui con il minore quando l’età lo consente, e talvolta strumenti testistici.

Va detto un elemento sui test: gli strumenti proiettivi tradizionalmente usati in questi contesti hanno validità discussa, e il loro peso nelle valutazioni è oggetto di critica metodologica. Una valutazione seria non poggia su un singolo strumento.

Va segnalato anche il criterio che orienta l’esito: non si tratta di stabilire quale genitore sia migliore in astratto, ma di valutare la capacità genitoriale, cioè la capacità di riconoscere i bisogni del figlio, di sostenerne la relazione con l’altro genitore, e di tenere il conflitto fuori dalla sua vita.

Quest’ultimo punto è quello che sorprende di più chi vi si trova dentro: la disponibilità a favorire il rapporto con l’altro è un elemento valutato, e comportarsi come se fosse una gara la penalizza.

Cosa dice la ricerca sui limiti

La valutazione in ambito forense presenta criticità note e vale la pena conoscerle.

Il bias di conferma: una volta formata un’ipotesi, le informazioni successive tendono a essere lette in quella direzione. È documentato anche fra i professionisti esperti.

L’accordo fra valutatori diversi sullo stesso caso è spesso inferiore a quanto ci si aspetterebbe.

La previsione di comportamenti futuri, che è ciò che di fatto viene richiesto, è un compito su cui l’accuratezza umana è limitata.

E il ricorso a costrutti privi di riconoscimento: va ribadito che la cosiddetta alienazione parentale non è una diagnosi riconosciuta, e che la giurisprudenza italiana di legittimità ne ha escluso l’utilizzabilità come base autonoma. Ciò che va accertato sono condotte concrete.

Ne segue perché il consulente di parte conta: la sua funzione è esattamente sollevare queste questioni nel momento in cui possono ancora incidere.

Come attraversarla

  • Chiedere al proprio avvocato il quesito e comprenderlo prima di iniziare.
  • Valutare la nomina di un consulente di parte.
  • Non preparare il figlio a cosa dire: è la cosa più dannosa possibile, viene rilevata, e danneggia soprattutto lui.
  • Presentarsi come si è: le presentazioni idealizzate sono riconoscibili e producono l’effetto opposto.
  • Riconoscere i propri limiti anziché negarli: la consapevolezza è un elemento valutato positivamente, l’infallibilità dichiarata no.
  • Parlare dell’altro genitore in termini di fatti, non di caratteristiche personali.
  • E ricordare l’obiettivo dichiarato: la valutazione riguarda il figlio, non il riconoscimento di chi ha subito di più.

Domande frequenti

Il consulente decide sull’affidamento?

No: formula una valutazione motivata, ma la decisione resta del giudice, che puo discostarsene motivando.

Posso farmi assistere?

Si: le parti possono nominare un consulente di parte, che partecipa alle operazioni e presenta osservazioni. E la principale forma di contraddittorio tecnico.

Cosa viene valutato?

La capacita genitoriale: riconoscere i bisogni del figlio, sostenere la sua relazione con l’altro genitore e tenerlo fuori dal conflitto.

L’alienazione parentale viene considerata?

Non e una diagnosi riconosciuta e la Cassazione ne ha escluso l’uso come base autonoma: vanno accertate condotte concrete.

La consulenza tecnica e disposta dal giudice e il consulente e un suo ausiliario, non un terapeuta ne un difensore: cio che orienta tutto e il quesito. Viene valutata la capacita genitoriale, inclusa la disponibilita a sostenere il rapporto del figlio con l’altro. I limiti metodologici sono noti, e il consulente di parte serve a sollevarli. Preparare il figlio a cosa dire e la cosa piu dannosa possibile.
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