Cosa sappiamo dei sogni
Alcuni punti sono ormai stabiliti.
Si sogna in tutte le fasi del sonno, non solo nella fase REM, anche se i sogni REM sono più lunghi, più narrativi e più ricchi di emozioni.
Il contenuto dei sogni mostra una forte continuità con la vita da svegli: le preoccupazioni, le persone e le attività ricorrenti nella giornata ricompaiono nei sogni. È uno dei risultati più stabili, e contraddice l’idea di un mondo onirico separato.
Il tono emotivo è più spesso negativo che positivo, con ansia fra le emozioni più frequenti: un dato che sorprende chi si aspetta il sogno come esperienza principalmente piacevole.
Va detto sulle funzioni: le ipotesi principali riguardano il consolidamento della memoria, l’elaborazione delle emozioni e la simulazione di scenari di minaccia. Nessuna è dimostrata, e restano ipotesi in competizione. Non sappiamo con certezza a cosa servano i sogni.
Cosa va abbandonato
Il modello interpretativo classico, secondo cui il sogno nasconderebbe sotto un contenuto apparente un desiderio rimosso, non ha sostegno empirico nella forma in cui è stato formulato.
I dizionari dei sogni, che assegnano un significato fisso a ciascun elemento, non hanno alcuna base: gli stessi elementi hanno significati diversi per persone diverse, quando ne hanno.
Va segnalato anche un effetto documentato: le persone attribuiscono ai sogni un valore informativo maggiore di quello che attribuiscono a pensieri simili avuti da svegli, e sono più propense ad agire in base a un sogno che conferma ciò che già temono o desiderano. È un bias, non una fonte di conoscenza.
Ciò che resta utile è più modesto ma reale: i sogni riflettono le preoccupazioni attuali, e per questo notare cosa ricorre può essere informativo, non perché contenga un messaggio cifrato, ma perché mostra dove sta l’attenzione.
Quando i sogni sono un problema
Qui la ricerca ha prodotto risultati concreti.
Il disturbo da incubi esiste come condizione riconosciuta: incubi ricorrenti che compromettono il sonno e il funzionamento diurno. È frequente in chi ha vissuto eventi traumatici, ed è associato a peggioramento del quadro complessivo.
Il trattamento con le evidenze migliori è la terapia di riscrittura per immagini: si riscrive l’incubo con un finale diverso da svegli e si ripassa mentalmente la nuova versione. È semplice, breve e ha risultati documentati.
Va segnalato che gli incubi ricorrenti sono un fattore associato in modo indipendente al rischio suicidario, e questo li rende un elemento da non trascurare quando compaiono insieme ad altra sofferenza.
E vale la pena dire ciò che protegge il sonno in generale, perché ha effetti anche sui sogni: orari regolari, riduzione dell’alcol (che frammenta il sonno REM e produce sogni più intensi al suo ritorno) e trattamento dell’insonnia, per la quale la terapia cognitivo-comportamentale è raccomandata come prima scelta, prima dei farmaci.
Domande frequenti
I sogni hanno un significato nascosto?
Il modello del contenuto latente non ha sostegno empirico, e i dizionari dei sogni non hanno alcuna base. I sogni riflettono pero le preoccupazioni attuali.
Si sogna solo nella fase REM?
No: si sogna in tutte le fasi, anche se i sogni REM sono piu lunghi, narrativi e carichi di emozioni.
A cosa servono i sogni?
Le ipotesi principali riguardano memoria, elaborazione emotiva e simulazione di minacce, ma nessuna e dimostrata.
Gli incubi ricorrenti si possono trattare?
Si: la terapia di riscrittura per immagini, in cui si riscrive l’incubo con un finale diverso e lo si ripassa da svegli, ha evidenze documentate.
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