Storia, Teorie e Personaggi

Lo scambio simbolico nella relazione col paziente

Un percorso di cura non è uno scambio economico e non è un rapporto fra pari: chi chiede aiuto porta qualcosa che l’altro non può contraccambiare allo stesso modo. Questa asimmetria è la ragione per cui esistono regole precise sul rapporto fra professionista e paziente. Articolo divulgativo. Per le norme deontologiche vincolanti occorre fare riferimento […]

Psicolab — Lo scambio simbolico nella relazione col paziente
Un percorso di cura non è uno scambio economico e non è un rapporto fra pari: chi chiede aiuto porta qualcosa che l’altro non può contraccambiare allo stesso modo. Questa asimmetria è la ragione per cui esistono regole precise sul rapporto fra professionista e paziente.
Articolo divulgativo. Per le norme deontologiche vincolanti occorre fare riferimento al codice deontologico degli psicologi italiani.

L’asimmetria della relazione di cura

La relazione professionale ha caratteristiche che la distinguono da qualunque altro scambio.

L’informazione è distribuita in modo diseguale: una parte sa come funziona il processo, l’altra no.

La vulnerabilità è unilaterale: chi chiede aiuto si espone, l’altro no. E lo fa in un momento in cui la sua capacità di valutare è ridotta proprio da ciò per cui chiede aiuto.

Ne segue la caratteristica che genera tutte le regole: la relazione comporta una differenza di potere, e questa differenza non scompare per buone intenzioni né per un rapporto cordiale.

Va aggiunto un elemento sul pagamento: lungi dall’essere un dettaglio venale, il compenso chiarisce la natura della relazione. Rende esplicito che ciò che si riceve è una prestazione professionale, non un favore che genera un debito personale, e questo protegge chi chiede aiuto più di quanto lo protegga la gratuità.

Cosa ne discende sul piano pratico

Le regole professionali non sono formalità: rispondono a rischi documentati.

La riservatezza, con i suoi limiti, anch’essi da dichiarare all’inizio.

Il divieto di relazioni multiple: non è opportuno essere contemporaneamente terapeuta e amico, socio, superiore. Il motivo è che la sovrapposizione dei ruoli rende impossibile per la persona distinguere in quale veste l’altro sta parlando.

Il divieto assoluto di rapporti sentimentali o sessuali con i pazienti, che è fra le violazioni con i danni meglio documentati in letteratura.

La chiarezza sui confini del setting: orari, durata, modalità di contatto fuori dalle sedute, gestione delle interruzioni.

E l’attenzione ai doni: un piccolo gesto simbolico può essere accolto, ma un dono di valore significativo modifica l’equilibrio della relazione e la sua accettazione va valutata, non data per scontata.

Cosa la persona può aspettarsi

È utile che chi si rivolge a un professionista sappia cosa è normale e cosa non lo è.

  • Un consenso informato esplicito, che chiarisca metodo, obiettivi, costi e gestione dei dati.
  • La possibilità di fare domande sul percorso e di ricevere risposte comprensibili, incluse quelle su quali evidenze sostengano l’approccio.
  • La libertà di interrompere senza dover giustificare la scelta, e senza che questo comporti pressioni.
  • Il diritto di chiedere un secondo parere.
  • Confini chiari: nessuna richiesta di favori, nessun coinvolgimento in questioni personali del professionista, nessuna relazione fuori dal setting.

Va detto anche cosa non è un segnale d’allarme: che il percorso comporti momenti difficili, che il professionista non offra rassicurazioni immediate, o che sollevi temi che non si volevano affrontare. Il disagio non coincide con il danno.

La reciprocità che resta

Un’ultima osservazione, che riguarda ciò da cui il tema è partito.

Anche in una relazione asimmetrica esiste una forma di scambio, e non riconoscerla impoverisce la descrizione. Chi conduce un percorso di cura riceve qualcosa: apprendimento, significato, e il coinvolgimento emotivo che quel lavoro comporta.

Va segnalato che questo coinvolgimento ha un costo documentato: il trauma vicario e l’affaticamento da compassione sono fenomeni reali fra i professionisti che lavorano con la sofferenza, e la supervisione e la cura di sé non sono accessori ma condizioni per fare bene quel lavoro.

La differenza fondamentale resta però questa: il beneficio del professionista non può mai diventare un criterio della relazione. La direzione dell’aiuto è una sola, e ogni volta che si inverte (anche in forme sottili, come il paziente che si preoccupa di come sta il terapeuta) è un segnale da riconoscere.

Domande frequenti

Perche la relazione di cura e asimmetrica?

Perche informazione e vulnerabilita sono distribuite in modo diseguale, e ne deriva una differenza di potere che non scompare per buone intenzioni.

Perche si paga un professionista?

Perche il compenso chiarisce che si tratta di una prestazione professionale e non di un favore che genera un debito personale.

Un terapeuta puo essere anche un amico?

No: le relazioni multiple rendono impossibile distinguere in quale veste l’altro sta parlando, e sono escluse dalle regole professionali.

Cosa non e un segnale d’allarme?

Che il percorso comporti momenti difficili o che non arrivino rassicurazioni immediate. Il disagio non coincide con il danno.

La relazione di cura e asimmetrica per informazione, vulnerabilita e potere, e da questo discendono le regole professionali: riservatezza, divieto di relazioni multiple e sentimentali, confini chiari. Il pagamento non e un dettaglio venale ma cio che chiarisce la natura della relazione. Chi si rivolge a un professionista puo aspettarsi consenso informato, risposte, liberta di interrompere e secondo parere.
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