Storia, Teorie e Personaggi

Psicologia Cognitiva e delle Potenzialità come disciplina del benessere

Definire la salute come assenza di malattia è la posizione che tutti dicono di aver superato e che quasi tutti continuano ad applicare. Le conseguenze del cambio di definizione sono più concrete di quanto sembri. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. In presenza di sofferenza persistente e utile rivolgersi a un professionista. Emergenze: 112. […]

Psicolab — Psicologia Cognitiva e delle Potenzialità come disciplina del benessere
Definire la salute come assenza di malattia è la posizione che tutti dicono di aver superato e che quasi tutti continuano ad applicare. Le conseguenze del cambio di definizione sono più concrete di quanto sembri.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. In presenza di sofferenza persistente e utile rivolgersi a un professionista. Emergenze: 112.

Come è cambiata la definizione

La definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplice assenza di malattia, ha avuto il merito di ampliare lo sguardo.

Va però riportata la critica che le è stata rivolta: l’aggettivo «completo» rende quello stato irraggiungibile, e classifica come non sane le molte persone che convivono con condizioni croniche pur avendo una vita piena.

Da qui la proposta, oggi ampiamente discussa, di definire la salute come capacità di adattarsi e di gestire autonomamente le sfide della vita: una definizione che sposta il criterio dalla condizione al funzionamento.

Un secondo cambiamento riguarda il modello: dal modello biomedico, che cerca una causa organica, al modello biopsicosociale, che considera l’interazione fra fattori biologici, psicologici e sociali. È il quadro di riferimento oggi prevalente, benché la sua applicazione pratica resti parziale.

Salute mentale come continuum

La ricerca ha prodotto una distinzione utile.

Assenza di disturbo e presenza di benessere sono dimensioni distinte, non estremi della stessa scala. Si può non avere alcuna diagnosi e stare male, e si può avere una diagnosi e funzionare bene.

Questo modello a due continuum ha una conseguenza pratica: i servizi organizzati solo attorno alla diagnosi non intercettano una parte consistente delle persone che stanno male.

Va segnalata anche la differenza di intervento: ciò che riduce i sintomi e ciò che aumenta il funzionamento non sono automaticamente la stessa cosa, e un percorso può riuscire nell’una e mancare l’altra.

Cosa incide sulla salute

Su questo i dati sono più netti di quanto il discorso corrente suggerisca.

I determinanti sociali (reddito, istruzione, condizioni abitative e lavorative, reti sociali) spiegano una quota della variabilità negli esiti di salute maggiore di quella spiegata dai comportamenti individuali o dall’accesso alle cure.

Le relazioni sociali sono associate alla mortalità con effetti paragonabili a quelli di fattori di rischio riconosciuti, ed è uno dei risultati più solidi della psicologia della salute.

I comportamenti (attività fisica, sonno, alimentazione, fumo) incidono in modo documentato, ma vanno letti dentro le condizioni che li rendono possibili o meno.

Ne segue una precisazione necessaria: presentare la salute come esito di scelte individuali attribuisce a chi sta peggio la responsabilità di circostanze che non ha scelto, ed è una posizione che i dati non sostengono.

Cosa la ricerca sulle risorse personali sostiene

Restando su ciò che ha retto alla verifica, alcune risorse psicologiche mostrano associazioni con la salute.

Il senso di controllo percepito sulla propria vita, associato a esiti migliori in diversi ambiti.

Il supporto sociale percepito, che agisce anche indipendentemente dal supporto effettivamente ricevuto.

La presenza di scopi e di attività che si ritengono significative, associata a esiti di salute e a minore mortalità negli studi longitudinali.

Va detto invece ciò che va ridimensionato: l’idea che l’atteggiamento mentale determini il decorso di una malattia. La ricerca sul rapporto fra tratti psicologici e insorgenza o esito di malattie gravi non sostiene le affermazioni forti che circolano, e la loro diffusione produce un danno specifico, la colpevolizzazione del malato, cui viene attribuita la responsabilità di non aver combattuto abbastanza.

Domande frequenti

La salute e assenza di malattia?

No, ma anche la definizione di completo benessere e stata criticata perche irraggiungibile: oggi si propone la capacita di adattarsi e gestire le sfide della vita.

Si puo stare male senza avere una diagnosi?

Si: assenza di disturbo e presenza di benessere sono dimensioni distinte, e i servizi organizzati solo sulla diagnosi non intercettano tutti.

Cosa incide di piu sulla salute?

I determinanti sociali (reddito, istruzione, condizioni abitative e lavorative, reti sociali) piu dei comportamenti individuali presi da soli.

L’atteggiamento mentale influenza il decorso di una malattia?

Le affermazioni forti su questo non sono sostenute dai dati, e la loro diffusione produce colpevolizzazione di chi e malato.

La definizione di salute si e spostata dall’assenza di malattia alla capacita di adattarsi e gestire le sfide della vita, dentro un modello biopsicosociale. Assenza di disturbo e benessere sono dimensioni distinte. Cio che incide di piu sono i determinanti sociali e le relazioni, piu delle scelte individuali prese isolatamente. E l’idea che l’atteggiamento determini il decorso di una malattia non e sostenuta e colpevolizza chi sta male.
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