Azienda e Organizzazione

Maledetto Lunedì

ABSTRACT:
Un’attenzione particolare alle condizioni ambientali del posto di lavoro aiuta a tener lontani i disturbi che spesso colpiscono le persone sul luogo di lavoro ma le principali cause scatenanti dei malesseri sono da imputare all’ambiente umano, all’antagonismo dei colleghi, alle angherie dei superiori, alle pressioni di capi troppo esigenti e per http:\\/\\/psicolab.neta gratificanti.
Non tutti però nelle medesime condizioni hanno le stesse reazioni: è una questione di atteggiamento. E un atteggiamento funzionale per affrontare in modo più sereno l’ambiente di lavoro si può apprendere.
Inizia la domenica; di solito la sera, ma a volte si comincia a star male già dopo pranzo al solo pensiero che l’indomani (lunedì) bisogna andare a lavorare: è il male del lunedì.
Viene definito Sick Building Syndrome o sindrome dell’edificio malato, secondo una definizione del 1983 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’insieme dei disturbi legato a tutti gli aspetti del “microclima” cui i lavoratori sono esposti, che comprendono fra l’altro le condizioni di illuminazione, l’umidità dell’aria, il ricambio della ventilazione, la possibile emissione di sostanze nocive dai materiali impiegati per la costruzione dell’edificio, il numero di lavoratori per ciascun locale. I disturbi da Sick Building Syndrome (SBS) comprendono: astenia (ossia uno stato di debolezza generale), incapacità di concentrazione, cefalea, bruciore agli occhi, lacrimazione, irritazione delle prime vie aeree, delle mucose e della superficie epidermica, lievi sintomi di tipo allergico. ecc. e le cause individuate sono svariate: dagli acari delle moquettes, ai filtri malfunzionanti dell’aria condizionata, ai materiali tossici degli arredi, alla luce al neon, all’inquinamento acustico, alle esalazioni dei detergenti o altri prodotti chimici di pulizia…
Uno studio di ricercatori della University College of London, pubblicato nell’aprile 2006 sul Journal of Occupational and Environmental Medicine1, rivela che le condizioni fisiche dell’ambiente lavorativo non hanno un peso così significativo nell’insorgenza dei vari sintomi da SBS.
Gli autori della ricerca hanno preso in esame 4.000 impiegati di età compresa tra 42 e 62 anni che lavoravano in 44 differenti edifici nell’area di Londra, verificando il loro stato di salute e ponendo loro domande sulle condizioni presenti negli uffici e sullo stress associato al lavoro. I luoghi di lavoro sono poi stati ispezionati, misurando inquinanti ed emissioni anche a livello delle scrivanie. Ma di legami con i sintomi, lamentati da una donna su 5 e da un uomo su 7, ne sono stati trovati ben pochi: i disturbi sono risultati di pochissimo più frequenti dove erano più elevati i livelli di batteri e di polvere, o dove la temperatura e l’umidità non erano ideali. Anzi, negli edifici caratterizzati da cattiva circolazione dell’aria, livelli inaccettabili di anidride carbonica, o dalla presenza di funghi e di composti organici volatili nell’aria respirata, gli impiegati avvertivano minori disturbi.
I sintomi apparivano invece associati molto più strettamente a un’alta richiesta di produttività sul lavoro, accompagnata da uno scarso supporto da parte di superiori o colleghi; insomma, della sindrome da edificio malsano soffrivano soprattutto quegli impiegati che si sentivano pressati dalle richieste di lavoro e allo stesso tempo poco gratificati e aiutati dagli altri e a soffrirne di più erano le donne e i lavoratori più giovani, più vulnerabili allo stress degli impiegati più anziani.
Secondo questo studio un maggior controllo “ambientale”del proprio posto di lavoro (per esempio poter regolare la temperatura, l’umidità, le luci) aiuta a tener lontani i disturbi ma le principali cause scatenanti di tanto malessere sono da imputare all’ambiente umano, all’antagonismo dei colleghi, alle angherie dei superiori, alle pressioni di capi troppo esigenti e per http:\\/\\/psicolab.neta gratificanti. Per farla breve, un capo dispotico e colleghi poco collaborativi “inquinano” più degli acari e dei prodotti chimici.
Non tutti però nelle medesime condizioni hanno le stesse reazioni; ci sono alcune persone che sembrano non cogliere le provocazioni di colleghi e superiori, soggetti ai quali (quasi la mattina si facessero la doccia con l’olio) tutto pare scivolare addosso.
Come fanno queste persone? Qual è il loro segreto? Alcuni dicono che è una questione di carattere, io preferisco usare il termine “atteggiamento” in quanto l’atteggiamento mentale utile a farsi scivolare addosso certe situazioni si può imparare e mettere in pratica.
Anzitutto bisogna concentrarsi più su di sé, sui propri obiettivi, e meno sugli altri, su quello che fanno e dicono, altrimenti si corre il rischio di delegare a loro la nostra vita. Se agiamo sempre in conseguenza a stimoli che ci vengono dagli altri, cioè siamo “reattivi”, non avremo la possibilità di costruire per raggiungere le nostre mete, vale a dire di essere “proattivi”. Quindi, non diamo un peso eccessivo ai gesti, alle parole, ai comportamenti degli altri e soprattutto quando questi ci infastidiscono chiediamo subito spiegazioni sul loro significato anziché fare un’arbitraria “lettura del pensiero”.
Non dimentichiamo mai che ognuno ha la sua percezione della realtà e che ciò che gli altri fanno e dicono è frutto delle loro esperienze passate; non necessariamente sono contro di noi ma il loro background li porta a pensare ed agire diversamente da noi. Molto probabilmente, se noi avessimo le conoscenze, le esperienze, la cultura, etc., dei nostri capi e colleghi ci comporteremmo come loro.
Quando accumuliamo piccoli rancori verso il capo o un collega questi iniziano ad occupare un posto nella nostra mente, li immaginiamo tramare contro di noi prima ancora di arrivare al lavoro e il loro fantasma non ci abbandona mai, neanche quando torniamo a casa e potremmo dedicare il nostro tempo alla nostra famiglia, agli hobby,.…
Se pensiamo che il capo o il collega sia una carogna, finiremo per realizzare quella che in psicologia è conosciuta come “profezia che si auto-avvera”, cioè ci comporteremo, anche inconsciamente, in modo tale che l’altro capisca, anche solo a livello inconscio, cosa pensiamo di lui e ci renderà pan per focaccia. Infatti, già prima di andare al lavoro ci prepareremo a combattere, arrivandovi già tesi, e basterà una piccolissima cosa a farci reagire con aggressività ottenendo lo stesso comportamento dall’altra parte, con una serie di reazioni a catena che renderanno il clima lavorativo sempre peggiore.
Che fare allora? Ecco alcuni punti importanti da mettere in pratica per affrontare in modo più sereno l’ambiente di lavoro:
1. Anzitutto dare meno importanza agli stimoli esterni sul luogo di lavoro (battute, provocazioni e azioni dei colleghi); ricordatevi che “non è il veleno del serpente che vi uccide ma il vostro sangue che lo mette in circolo”.
2. Passare un’ideale colpo di spugna sulla vostra mente prima di entrare al lavoro e soprattutto prima di uscire; capisco che non sembri facile da mettere in pratica ma rispondete a questa domanda: perché vi volete portare a casa, tra i vostri affetti, il vostro capo o il vostro collega che odiate tanto? Non vi basta doverlo sopportare sul luogo di lavoro? Perché lo volete mettere fra voi e il vostro partner o fra voi e vostro figlio?
3. Concentrate il focus sul vostro benessere, sui vostri obiettivi professionali e personali, sul lavoro da svolgere. Se il superiore ha voglia di urlare, se il collega è acido più di uno jogurt scaduto, sono problemi loro; magari sono insoddisfatti, e non hanno le risorse che avete voi per essere sereni, o semplicemente hanno un pessimo carattere che sicuramente non li aiuta nei rapporti umani e che prima o poi gli si ritorcerà contro;
4. Non perdete mai di vista il vero vostro obiettivo quando interagite con i colleghi e i capi. Qual è il vostro obiettivo con il capo/collega?
· mantenere un rapporto civile e di collaborazione (tale per cui in caso di necessità anche voi possiate contare sull’aiuto altrui)?;
· dargli una lezione (sapendo che il giorno dopo sia voi che lui sarete di nuovo lì e lui sarà seduto sulla riva del fiume aspettando di veder passare il vostro cadavere) ?;
· mantenere un clima sereno (che aiuterà le vostre coronarie ad arrivare il più sani possibile alla pensione)?;
· dichiarare guerra a tutto e tutti (ed andare tutti giorni al lavoro col coltello fra i denti)?;
· sopravvivere al meglio nella jungla del lavoro (quella jungla che al 27 del mese vi consente di mantenere voi e la vostra famiglia)?
Una volta messo a fuoco il vostro obiettivo agite di conseguenza. Ricordatevi sempre però che il giorno dopo sarete ancora lì e che se avete dichiarato guerra tutti i giorni ci sarà una battaglia da combattere. Ne avete davvero voglia?;
5. Infine, se davvero pensate di non poter più trarre niente di buono dal vostro attuale posto di lavoro, allora forse è il momento di cambiare, di fare il punto sulle competenze acquisite, aggiornare il curriculum e partire alla ricerca di nuove opportunità. Dovete però essere molto realisti sulle opportunità che potete avere e sulla possibilità di andare incontro a periodi di vacche magre.
In ogni caso buona fortuna!
1Marmot AF, Eley J, Stafford M, Stansfeld SA, Warwick E, Marmot MG. Building health: an epidemiological study of “sick building syndrome” in the Whitehall II study. Occup Environ Med. 2006;63:283-289

Immagine di Simonetta Bettini

Simonetta Bettini

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