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Lo Sviluppo del settore nel ´900

Agli inizi degli anni ’20, soprattutto negli Stati Uniti, l’interesse primario riguardava le procedure di testing per la selezione del personale, impiegati in particolar modo in campo militare (la prima guerra mondiale diede alla ricerca un grosso sviluppo). In questo periodo lo psicologo del lavoro veniva reputato un esperto della testistica. Per esempio: in Italia Gemelli si dedicò alla selezione attitudinale degli aviatori e di altri specialisti e nel 1917 pubblicò Il nostro soldato; in Francia Pieron riassunse gli studi dell’epoca relativi all’esame degli aviatori; negli Stati Uniti e in Inghilterra furono esaminati oltre due milioni di persone prima di essere assegnate ai vari reparti dell’esercito.
Negli anni ’30 l’interesse si spostò su i problemi inerenti la guida e il traffico. Si cominciarono a vedere i primi studi sulle condizioni sociali sul posto di lavoro, inclusa la motivazione, la soddisfazione per il proprio lavoro e la supervisione. Emerse il Movimento per le Relazioni Umane (Human Relation Movement).
Durante il periodo tra i due conflitti mondiali si consolidarono diverse istituzioni che permisero lo sviluppo della psicologia del lavoro. Così, nel 1920 Myers fondò in Gran Bretagna il “National Institute of Industrial Psychology”; a New York nacque la “PsychilogicalCorporation” per la produzione e la creazione di test psicologici; a Berlino prese vita lo Psychologische Institute von Charlottenburg Hochschule e presso gli stabilimenti Krupp di Essen sorse il Laboratorio psicologico voluto dai lavoratori; a Ginevra Claparede e Water fondarono la “Association Internazionale de Psychitecnique”.
La seconda guerra mondiale giovò alla psicologia del lavoro più della prima. Infatti si svilupparono gli studi sulle “Organizzazioni industriali” e prese vigore l’ergonomia (o ingegneria umana), mentre diminuì l’interesse per i metodi e le tecniche di selezione. Inoltre si studia l’adatamento dell’uomo al lavoro, dimostrando come molti metodi finora utilizzati fossero inefficienti e dilettanteschi. Quindi furono avviate, per la prima volta nella storia dell’industria, numerose ricerche indirizzate a trovare i fondamentali che condizionano l’apprendimento di mansioni qualificate da parte dei giovani.

Agli inizi degli anni 50 si verificarono i maggiori cambiamenti nella Psicologia L/O, aumentarono gli studi di Ingegneria Umana e fecero la loro comparsa gli studi sull’automazione. La maggior parte delle ricerche si concentrarono sulla monotonia, sui ritmi di lavoro e sulla motivazione. Si allargò il campo oggetto di studio fino ad includere aspetti sociali quali la comunicazione,la supervisione e il morale del dipendente.
All’inizio la Psicologia del Lavoro era principalmente interessata a migliorare l’aspetto economico della vita. Il nuovo approccio “umano ” era più altruistico e poneva l’attenzione all’adattamento reciproco del lavoratore e dell’organizzazione.
La Psicologia delle Organizzazioni, nata negli anni ’60, dallo studio multidisciplinare sulle condizioni sociali del lavoro, aveva molti elementi in comune con le relazioni umane; essa includeva studi sulla motivazione al lavoro, la soddisfazione, la supervisione, le relazioni interpersonali, nonché la leadership, dati concreti sulla struttura organizzativa e su processi come la comunicazione, il conflitto ed il decision making.
Quest’interesse per l’impatto dell’organizzazione sul comportamento nel lavoro era tanto importante per la Psicologia che nei primi anni ’70 ufficialmente la divisione n° 14 dell’ A.P.A. divenne “Divisione di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni”.
In questi anni le ricerche per la selezione del personale continuarono, ma a causa di provvedimenti legislativi riguardanti le discriminazioni sul posto di lavoro, vennero rivisti i principi adottati per costruire i test, facendo più attenzione alle domande da porre.
Negli anni ’70 il comportamento di gruppo e individuale all’interno dell’ambiente sociale dell’organizzazione divenne materia di studio; i principali argomenti di studio del periodo erano la motivazione, la soddisfazione nel lavoro, il coinvolgimento e l’impegno nella mansione e l’efficacia della leadership.

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