Salute

Lo Stress non è Solo una Minaccia

Abstract
Nella società attuale è pressoché diffusa la convinzione che lo stress sia assolutamente dannoso per il nostro organismo e che si debbano, pertanto, evitare le situazioni stressanti. Pur se vera, tale affermazione non lo è sino in fondo poiché, contrariamente all’opinione generale diffusasi, alcune situazioni stressanti sono benefiche (eustress) e necessarie alla vita di tutti i giorni, in quanto ci permettono di migliorare le nostre prestazioni e di raggiungere determinati obbiettivi. Occorre allora saper individuare gli eventi stressanti dannosi che, a lungo andare, possono provocare vere e proprie malattie, ed imparare a fronteggiare tali situazioni in modo da gestirle al meglio e far diminuire la probabilità che insorgano disturbi organici. Solo così possiamo promuovere il nostro benessere e migliorare il livello della qualità della vita.
Il termine inglese stress è oramai entrato a far parte prepotentemente della lingua comune, tanto da essere conosciuto ed utilizzato dalla stragrande maggioranza degli appartenenti alla nostra collettività, che ne hanno dato un significato per lo più negativo. Quando si parla di stress la gente comune lo considera come conseguenza del ritmo di vita frenetico, condotto all’interno dell’attuale società moderna, responsabile della maggior parte dei disturbi psicosomatici.
Complice anche l’informazione trasmessa dai mass-media, delle volte si ha come l’impressione che lo stress sia il “demone“ del terzo millennio da cui bisogna difendersi e stare alla larga, poiché responsabile di tutti i mali. Quante volte ci siamo sentiti dire da un amico, un familiare, un collega di lavoro, ma anche da un esperto, che la causa di un nostro disturbo poteva essere dovuta allo stress?
Appare allora opportuno precisare che l’accezione negativa data a tale termine non è esatta, dal momento che il significato originario di stress è “spinta”, “pressione” e rappresenta la risposta che il nostro organismo fornisce a determinati stimoli esterni di particolare intensità. È allora possibile parlare di un effetto benefico dello stress, cosiddetto eustress, necessario per migliorare le prestazioni di un individuo in determinati momenti. In tali circostanze, definite stressanti, ciò che si percepisce è una ”spinta” che ci permette di incrementare le nostre prestazioni in modo tale da poter risolvere un problema o raggiungere un obbiettivo.
A rendere popolare il termine “stress” furono le prime ricerche condotte da Seyle che, nel 1936, diede la definizione di sindrome di adattamento generale (GAS) per indicare la reazione biologica ad uno stress fisico intenso e prolungato. Il suo modello prevedeva la suddivisione in tre fasi: reazione di allarme (generale attivazione di tutti i meccanismi di difesa dell’organismo), resistenza (protrarsi dello stimolo stressante) ed esaurimento. I sistemi fisiologici coinvolti nella risposta da stress sono il Sistema Nervoso Autonomo (SNA) e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
Durante la prima fase di allarme vi è un’iperattivazione del SNA con aumento delle catecolamine in circolo che determina: percezione del pericolo, innalzamento della soglia attentiva, aumento della pressione sanguigna, tachicardia, sudorazione ecc. Queste modificazioni fisiologiche, conseguenza di fattori stressanti, permettono all’individuo di incrementare le proprie prestazioni ed ottenere risultati migliori. Il tutto grazie alla capacità della mente di focalizzare l’attenzione sul problema preparando il corpo ad una reazione adeguata, caratterizzata dallo sfruttamento di tutte le risorse a disposizione (zuccheri, grassi ecc).
Nella seconda fase, di resistenza, il protrarsi dello stimolo stressante determina l’aumento della secrezione di glicocorticoidi (cortisolo) da parte della corteccia surrenale, a seguito dell’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. L’ipotalamo periventricolare secerne l’ormone rilasciante la corticotropina (CRH) che genera la sintesi e la liberazione dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH) dall’ipofisi anteriore, che a sua volta stimola la parte corticale del surrene a produrre cortisolo. Con il tempo, tale risposta ha effetti dannosi per l’organismo.
A questo punto appare importante distinguere l’eustress, in grado di aiutarci in molte situazioni (ad esempio per superare una prova d’esame), dai fattori stressanti ripetuti nel tempo (distress) che non portano ad un adattamento dell’individuo; solo se la risposta è adattiva si riesce a mantenere l’emeostasi (equilibrio dell’ambiente fisico interno) ed evitare gli effetti dannosi dello stress.
Gli stimoli considerati fattori di stress possono essere eventi consueti e quotidiani (ritardo dovuto al traffico, problemi di parcheggio, ecc.) che rappresentano lo stress minore. I fattori di stress più gravi, considerati veri fattori stressanti, sono: eventi relativamente rari ma presenti nella vita di ognuno (lutti, malattie gravi, licenziamenti, divorzi, ecc.); eventi eccezionali (catastrofi naturali come terremoti, alluvioni ecc); eventi particolari (essere vittime o testimoni di crimini violenti come stupri, rapine, ecc.).
Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo di fronte ad un evento stressante. Le strategie di coping utilizzate possono essere diverse e, a tal proposito, Lazarus e collaboratori hanno proposto due differenti strategie di reazione.
La strategia di reazione focalizzata sul problema, che comporta di affrontare la situazione cercando di trovare possibili soluzioni, e la strategia di reazione focalizzata sull’emozione, in cui l’individuo cerca di risolvere il problema distogliendo la mente dal problema, rilassandosi e cercando conforto negli altri. L’utilizzo di strategie incentrate all’evitamento aumenta la probabilità di subire gli effetti fisici e psicologici dello stress. Un elemento importante in grado di ridurre gli effetti dello stress è il sostegno sociale (più avanti ampiamente trattato).
In merito alla relazione esistente tra malattie e stress ci si chiede come mai quest’ultimo provochi un certo disturbo solo in alcune persone che ne vengono esposte e come mai sia causa di disturbi organici e non psicologici. Le teorie biologiche, a tal proposito, ritengono che gli individui non rispondono tutti allo stesso modo allo stress e pertanto potremmo avere soggetti che di fronte a stimoli stressanti sollecitano maggiormente un organo anziché un altro. Ad esempio, in risposta a situazioni stressanti c’è chi reagisce con un aumento della frequenza cardiaca, chi con un aumento del ritmo respiratorio, oppure della pressione arteriosa. In quest’ultimo caso la persona sarà maggiormente soggetta a sviluppare una ipertensione essenziale, rispetto a chi reagisce con un innalzamento del ritmo respiratorio. Le ricerche attuali hanno verificato come lo stress influisca notevolmente su alcuni sistemi corporei come il sistema nervoso autonomo, i livelli ormonali e il sistema immunitario. Questo risulta particolarmente studiato dai ricercatori (Cohen e Herbert, 1996), i quali hanno di recente verificato l’ipotesi secondo cui un ampia gamma di fattori di stress provoca un notevole abbassamento del livello degli anticorpi contenuti nelle immunoglobuline secretorie. Determinati eventi stressanti come la perdita di persone care, un divorzio, un licenziamento, la cura di un parente affetto dalla malattia di Alzheimer, ma anche sostenere un esame universitario, comportano una diminuzione degli anticorpi e pertanto maggiori probabilità di contrarre malattie infettive.
La consapevolezza degli effetti che può avere lo stress sulle malattie organiche e sul sistema immunitario, ha spostato l’interesse su tutte quelle tecniche di gestione dello stress che possono aiutare le persone a controllare i propri stati corporei in modo da gestire al meglio le situazioni stressanti ed evitare, o quanto meno diminuire, la probabilità di insorgenza di malattie organiche.
Generalmente, nel trattamento dei singoli casi, si tende ad utilizzare più tecniche contemporaneamente, al fine di ottenere risultati migliori. Le varie tecniche utilizzate sono:

  • la riduzione dell’attivazione. Questa tecnica consiste nell’addestrare il paziente al rilassamento muscolare, in modo tale da poter affrontare meglio le situazioni stressanti e reagire adeguatamente. Per risultare efficace la pratica al rilassamento deve essere ripetuta per un lungo periodo di tempo;
  • la ristrutturazione cognitiva. Prevede che il soggetto modifichi i propri schemi cognitivi di convinzioni e valutazioni. L’intervento consiste nel fornire una maggiore informazione e consapevolezza delle situazioni a rischio, in modo da eliminare le incertezze ed accrescere il senso di controllo;
  • l’adattamento alle capacità comportamentali. In considerazione del fatto che le persone, generalmente, si sentono frustrate quando hanno la sensazione di non riuscire a gestire determinate situazioni, per la mancanza di risorse personali, appare opportuno intervenire fornendo loro modelli comportamentali adeguati a fronteggiare tali eventi. La persona dovrà così apprendere quei comportamenti e quelle abilità generali, come ad esempio la gestione del tempo e la programmazione, necessarie a migliorare la reazione allo stress.
  • approcci basati sulla modificazione dell’ambiente. A volte, per poter risolvere il problema è necessario modificare l’ambiente anziché adeguare il comportamento e la reazione del soggetto all’ambiente stesso.

Come accennato sopra, un fattore di riduzione dello stress è il sostegno sociale. Da studi condotti in tal senso si è infatti visto come i soggetti sposati e con una cerchia di amici a cui possono rivolgersi in caso di bisogno (sostegno sociale strumentale), dimostrino di avere una longevità maggiore rispetto a quelli soli, che risultano avere una scarsa interazione sociale (Schoenbach et al., 1986). Si è visto, inoltre, che le persone che possono fare affidamento sugli altri (sostegno sociale funzionale) reagiscono meglio ai fattori stressanti della vita, con la conseguente diminuzione della probabilità di contrarre malattie, utilizzare sostanze alcoliche, fumo, stupefacenti ed adottare uno stile di vita scorretto. Il sostegno sociale, quindi, migliora la qualità della vita. In tal senso, sono stati condotti anche esperimenti in laboratorio che hanno confermato tale ipotesi (Kamarck et al., 1995).
Alla luce di quanto detto occorre considerare lo stress come un fattore presente nella vita di ognuno, in grado di provocare problemi organici diversi a ciascuno di noi. È allora indispensabile imparare ad affrontarlo e a gestirlo nel miglior modo possibile, poiché solo così possiamo promuovere il nostro benessere ed aumentare il livello generale della qualità della vita.

Immagine di Giacomo Lattanzi

Giacomo Lattanzi

Aggiungi commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.