Libri

Il “Libro segreto di Dante”

Un romanzo costruito su messaggi cifrati nascosti nella Divina Commedia funziona perché sfrutta una tendenza che abbiamo tutti: cercare un disegno intenzionale dietro qualunque configurazione. È un ottimo motore narrativo, e un pessimo metodo di lettura. Articolo divulgativo. I versi danteschi e i passi del romanzo non vengono riprodotti: le opere sono richiamate per autore […]

Psicolab — Il “Libro segreto di Dante”
Un romanzo costruito su messaggi cifrati nascosti nella Divina Commedia funziona perché sfrutta una tendenza che abbiamo tutti: cercare un disegno intenzionale dietro qualunque configurazione. È un ottimo motore narrativo, e un pessimo metodo di lettura.
Articolo divulgativo. I versi danteschi e i passi del romanzo non vengono riprodotti: le opere sono richiamate per autore e titolo. La ricostruzione della morte del poeta presentata dal romanzo è dichiaratamente inventata.

Il romanzo

Il libro di Francesco Fioretti, uscito nel 2011, parte dalla morte di Dante e dalla vicenda documentata del ritrovamento tardivo degli ultimi canti del Paradiso.

Su quel fatto storico innesta una trama d’invenzione: i figli del poeta e alcuni personaggi immaginari cercano di decifrare messaggi che Dante avrebbe nascosto nel poema, sospettando che la sua morte non sia stata naturale.

L’impianto è quello del romanzo di enigmi, con vicende reali intrecciate a personaggi fittizi e una ricostruzione accurata del contesto economico e politico fra Duecento e Trecento.

Perché i codici nascosti funzionano così bene

Il meccanismo su cui poggia questo genere è documentato e ha un nome.

La pareidolia (riconoscere volti nelle nuvole) è il caso più noto di una tendenza più ampia: l’individuazione di configurazioni anche dove non ce ne sono.

È una caratteristica adattiva. Un sistema percettivo che segnala regolarità inesistenti commette errori poco costosi; uno che non le segnala quando ci sono ne commette di gravi.

A questa si affianca una seconda tendenza: attribuire a un agente intenzionale ciò che si è riconosciuto. Non solo «c’è un disegno», ma «qualcuno lo ha messo lì».

Il problema dei numeri

La numerologia applicata a un testo poggia su un fatto matematico che vale la pena esplicitare.

In un’opera di oltre quattordicimila versi il numero di operazioni possibili (conteggi di lettere, distanze fra occorrenze, somme di posizioni) è enorme. Con una quantità sufficiente di tentativi, qualche coincidenza notevole emerge necessariamente.

La dimostrazione classica di questo punto è stata data applicando le stesse tecniche di ricerca di codici a testi che nessuno sospetta contengano messaggi cifrati: i risultati ottenuti sono altrettanto impressionanti.

Il criterio che distingue una scoperta da un artefatto è uno solo: la regola va dichiarata prima e verificata dopo. Se la regola viene formulata a partire dal risultato, non prova nulla, ed è ciò che accade quasi sempre.

La lettura ipotetica di un testo

Va detto che Dante ha effettivamente costruito il poema su una struttura numerica deliberata: la partizione in tre cantiche, i cento canti, la terzina.

Questo è documentabile e non ha nulla di occulto. Il salto avviene quando da una struttura dichiarata si passa a un messaggio cifrato che l’autore avrebbe nascosto ai contemporanei.

Ed è qui che opera il bias di conferma: chi cerca un codice trova materiale coerente e trascura quello incompatibile, senza alcuna disonestà: semplicemente non lo registra come rilevante.

Il romanzo lo fa consapevolmente, e ha diritto di farlo: è narrativa. Il problema nasce quando il procedimento viene applicato fuori dalla finzione.

Cosa il romanzo fa bene

Ci sono due aspetti che meritano di essere segnalati per il loro valore.

Il primo è la restituzione biografica. Dante, nella percezione comune, è quasi solo un testo. Il romanzo lo colloca in una vita: un esilio, una condanna, figli, una moglie, difficoltà economiche. Non è un dettaglio: la comprensione di un’opera cambia quando si sa da quale posizione è stata scritta.

Il secondo riguarda le tre figure femminili del poema che il libro mette a confronto: la donna dell’amore adulterino punito, quella che perdona chi l’ha uccisa, quella che riferisce senza rancore una violenza subita.

Osservare come lo stesso autore attribuisca a ciascuna un diverso rapporto con il torto ricevuto è un esercizio utile: a patto di non trasformarlo in un modello prescrittivo: il perdono non è un dovere e non è una tappa obbligata, e presentarlo così aggiunge un carico a chi ha subito.

Sull’uso scolastico

Il testo originale prevede che il romanzo possa avvicinare gli studenti al poema. È plausibile, con un’avvertenza.

Un’opera derivata funziona da porta d’ingresso se rende esplicito dove finisce il documentato e dove inizia l’invenzione. Se non lo fa, produce conoscenze errate difficili da correggere: la versione narrativa, più memorabile, tende a prevalere su quella corretta anche dopo la smentita.

È un effetto misurato, e riguarda tutta la narrativa storica.

Domande frequenti

Perché siamo attratti dai codici nascosti?

Perché tendiamo a individuare configurazioni anche dove non ce ne sono e ad attribuirle a un agente intenzionale. È una caratteristica adattiva: segnalare regolarità inesistenti costa meno che ignorarne di reali.

La numerologia su un testo può dimostrare qualcosa?

Solo se la regola viene dichiarata prima e verificata dopo. In un’opera lunga il numero di operazioni possibili è tale che qualche coincidenza notevole emerge necessariamente, anche in testi privi di codici.

Dante ha usato davvero strutture numeriche?

Sì, e in modo dichiarato: tre cantiche, cento canti, la terzina. Il salto interpretativo avviene quando da una struttura esplicita si passa a un messaggio cifrato nascosto ai contemporanei.

Un romanzo storico avvicina davvero all’opera originale?

Può farlo, se rende esplicito dove finisce il documentato. Altrimenti produce conoscenze errate difficili da correggere, perché la versione narrativa è più memorabile e tende a prevalere anche dopo la smentita.

Il romanzo di enigmi funziona perché sfrutta due tendenze reali: individuare configurazioni anche dove non ce ne sono e attribuirle a un’intenzione. La numerologia applicata a un testo lungo produce necessariamente coincidenze notevoli, e l’unico criterio che distingue una scoperta da un artefatto è che la regola sia dichiarata prima e verificata dopo. Il libro ha però due meriti: restituisce Dante a una biografia, e mette a confronto tre figure femminili con diversi rapporti verso il torto subito, purché non se ne ricavi che il perdono sia un dovere. E come porta d’ingresso funziona solo se dice dove finisce il documentato.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.