Psicologia Clinica e Psicopatologia

Laboratorio Psicomusicale

Le tecniche a carattere “psicomusicale” collocano la musica a metà strada tra la psicologia e la funzione terapeutica e artistica. Il Laboratorio Psicomusicale, nato come progetto di ricerca-intervento, è insieme un approccio, un metodo e uno strumento di lavoro e di relazione con il singolo e con il gruppo, capace di adattarsi agli obiettivi che […]

Psicolab — Laboratorio Psicomusicale
Le tecniche a carattere “psicomusicale” collocano la musica a metà strada tra la psicologia e la funzione terapeutica e artistica. Il Laboratorio Psicomusicale, nato come progetto di ricerca-intervento, è insieme un approccio, un metodo e uno strumento di lavoro e di relazione con il singolo e con il gruppo, capace di adattarsi agli obiettivi che di volta in volta si vogliono perseguire con il paziente o cliente.

Cos’è il Laboratorio Psicomusicale

Nella parola “Laboratorio” si ritrovano aspetti che rimandano a un’idea di operatività, materialità, impegno, ingegno, creatività e lavoro produttivo che porta a un risultato concreto. Nello specifico, gli aspetti più diretti del laboratorio si colgono, per esempio, nella costruzione di strumenti musicali con materiale di riciclo: fare, manipolare, costruire diventano parte integrante del percorso. Le caratteristiche interdisciplinari del Laboratorio si prefiggono rapporti con la psicologia, la musica, la musicoterapia, la musicologia e la pedagogia, in un intreccio in cui il suono è insieme mezzo espressivo, ponte relazionale e occasione di apprendimento.

Parole chiave di questa esperienza sono creatività, linguaggio e musica come mezzo per la socializzazione e il contatto. Non si tratta, quindi, di insegnare a suonare in senso tecnico, ma di usare la musica come strumento per entrare in relazione, con se stessi e con gli altri.

Un’esperienza sul campo: il Centro “Ai Girasoli”

A seguito della richiesta di collaborazione da parte della Cooperativa Sociale Universiis di Udine, il Laboratorio si è svolto a partire dall’ottobre 2003 all’interno del Centro Residenziale per persone con disabilità “Ai Girasoli”, di Sottoselva di Palmanova. Le attività si tengono mediamente in due appuntamenti mensili, organizzati sia con il lavoro sul singolo sia in piccoli gruppi. Al termine di ogni incontro viene compilata una “Scheda Intervento”, e periodicamente si monitorano l’indice di gradimento e gli obiettivi perseguiti. Gli ospiti coinvolti, individuati insieme agli educatori della struttura, sono una decina.

Gli obiettivi principali che ci si prefigge di raggiungere sono favorire i processi di interazione con se stessi e nel gruppo, sviluppare la creatività, promuovere un rapporto di apertura verso gli altri e verso se stessi, proporre un’attività che sia al tempo stesso produttiva e ludica, e offrire agli ospiti un impegno attivo e concreto. La musica, in questo quadro, diventa una risorsa che unisce svago e crescita personale.

La metodologia di lavoro

Il percorso si articola in una serie di attività diverse, pensate per stimolare ascolto, espressione e relazione. Tra le principali:

  • relazione tra suono, gestualità e movimento organizzato;
  • descrizione, attraverso disegni, immagini e impressioni emotive, delle musiche ascoltate;
  • costruzione di strumenti musicali con materiale di riciclo;
  • scambio degli strumenti tra gli ospiti, che favorisce la relazione;
  • ritmo e gioco;
  • mimo, intonazione e ascolto della propria voce al microfono;
  • orchestra e riconoscimento degli strumenti musicali;
  • drammatizzazione della rabbia con la carta;
  • laboratorio di ascolto, con ascolto partecipato di brani selezionati;
  • dialogo sonoro in gruppo, con la scelta di uno strumento a percussione all’interno del setting e l’improvvisazione musicale.

Ogni attività ha una doppia valenza: da un lato è espressione e gioco, dall’altro è occasione di contatto e di scambio. Costruire uno strumento e poi passarlo a un compagno, per esempio, mette in moto una relazione concreta, mediata dall’oggetto sonoro.

L’incisione di un disco

Al termine del primo anno è stata proposta un’esperienza particolarmente coinvolgente: incidere un disco con i lavori ritmici realizzati. Dopo aver adibito la palestra a studio di registrazione, alcuni appuntamenti del Laboratorio sono stati dedicati alla registrazione di vocalizzi e scale con la voce, a improvvisazioni con strumenti a percussione, a divisioni di parti ritmiche e a un lavoro ritmico di gruppo, con la sovraincisione del battito delle mani sul primo movimento della Carmina Burana di Carl Orff. Un progetto che ha dato agli ospiti un obiettivo tangibile e un risultato di cui essere orgogliosi.

I risultati raggiunti

Questa esperienza con gli ospiti del Centro “Ai Girasoli” porta con sé risultati senza dubbio interessanti. In primo luogo, il lavoro sulla relazione e sul dialogo facilita l’apertura verso l’altro: la percezione, la comprensione e la fruizione del percorso musicale permettono di acquisire una migliore realtà acustica e sonora. È significativo osservare come, già al secondo anno di lavoro, siano gli ospiti stessi a chiedere quando si svolge l’attività, a suonare gli strumenti e a partecipare con entusiasmo.

Nel complesso viene promossa un’attività ludica, educativa e aggregativa nuova, che diventa un’importante risorsa sociale e formativa per gli ospiti della struttura. Si tratta di un’attività che aiuta la relazione e lo svago all’interno del gruppo, fa emergere e sviluppare le capacità creative degli individui e contribuisce al miglioramento della qualità della vita, offrendo al tempo stesso una modalità di lavoro inedita all’interno del centro.

Domande frequenti

Cos’è il Laboratorio Psicomusicale?

È un approccio di ricerca-intervento che usa la musica a metà strada tra psicologia e funzione terapeutica e artistica. Non punta all’apprendimento tecnico, ma alla relazione, alla creatività e alla socializzazione, con attività pratiche come la costruzione di strumenti.

A chi si rivolge?

Nell’esperienza descritta si rivolge a una decina di ospiti di un centro residenziale per persone con disabilità, lavorando sia sul singolo sia in piccoli gruppi, con obiettivi di interazione, apertura relazionale e sviluppo della creatività.

Quali attività prevede?

Relazione tra suono e movimento, disegno delle musiche ascoltate, costruzione di strumenti con materiale di riciclo, ritmo e gioco, uso della voce al microfono, ascolto partecipato e improvvisazione con strumenti a percussione.

Quali risultati produce?

Facilita l’apertura verso l’altro, migliora la fruizione sonora, aumenta la partecipazione e l’entusiasmo degli ospiti e contribuisce alla loro qualità della vita, introducendo nella struttura una modalità di lavoro nuova, ludica ed educativa.

Il Laboratorio Psicomusicale mostra come la musica possa diventare uno strumento di relazione più che di prestazione. Costruire strumenti, ascoltare, improvvisare e persino incidere un disco trasforma il suono in un ponte verso l’altro. Nell’esperienza al Centro “Ai Girasoli”, questo si traduce in maggiore apertura, creatività e qualità della vita per gli ospiti.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *