La Motivazione al Turismo

La Motivazione al Turismo

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La motivazione è la forza che ci spinge all’azione in vista di uno scopo. La presenza di una motivazione, che conduce alla libera scelta di viaggiare, è l’ elemento che differenzia il turista da altre categorie di persone che pur si trovano a viaggiare.

Va sottolineato che la motivazione al turismo è un concetto molto vasto, essa è infatti allo stesso tempo discrezionale, episodica, orientata verso il futuro, dinamica, socialmente influenzata, in continua evoluzione (Pearce, 1993), pertanto qualunque discorso venga fatto in questa sede non pretende di essere esaustivo dell’argomento, che peraltro è tuttora terreno fertile di ricerche. Gli studi sulla motivazione al turismo sono derivati dall’applicazione delle più importanti ed influenti teorie psicologiche all’ambito di studio del fenomeno turistico. Un contributo importante è stato quello di Crompton (1979) che ha raggruppato le motivazioni al turismo in due principali categorie di fattori che spingono la persona ad andare in vacanza: i fattori di spinta (push) e i fattori di attrazione (pull). I primi sono di natura socio-psicologica e vengono solitamente utilizzati per spiegare il desiderio di viaggiare, mentre gli altri, essendo costituiti dalle attrattive della destinazione, spiegano la scelta della località. Per fare alcuni esempi tra i fattori push vengono fatte rientrare motivazioni quali il bisogno di evasione, il relax, il prestigio, la facilitazione di interazione sociale, ecc. tra i fattori pull, viceversa, vengono fatte rientrare motivazioni quali la voglia di novità (cioè la curiosità, la voglia di fare esperienze e avventure) e la motivazione all’educazione (cultura). Dalle applicazioni pratiche di tale modello si evince che chi è motivato prevalentemente da fattori pull viaggia verso destinazioni con caratteristiche ben determinate ed è interessato anche alle tappe intermedie del viaggio, in quanto possono essere comunque occasioni di arricchimento interiore, mentre gli altri sono maggiormente orientati verso località più amene o comunque dotate di determinati comforts, indipendentemente dalla loro determinazione geografica (Savelli, 1992).

Attualmente il turismo non viene più considerato come qualcosa di superficiale e a breve termine che, pertanto, può essere studiato facendo esclusivo riferimento alle cause dirette del viaggio e alla sua soddisfazione immediata (Pearce, 1982). In realtà gli studi evidenziano che esso affonda le sue radici in bisogni molto profondi, la cui motivazione intrinseca sembra essere soprattutto il bisogno di autorealizzazione. A partire da tale elemento in comune, le motivazioni che spingono ad andare in vacanza possono essere molto diverse da individuo a individuo e anche all’interno dello stesso individuo possono variare nel tempo e nelle situazioni. C’è chi ricerca il relax, chi la vita frenetica, chi vuole evadere dai noiosi ritmi della vita quotidiana, chi aspira ad una terapia di natura fisica o psicologica, o ancora chi desidera esibirsi socialmente. Ci sono persone infine che attraverso l’esperienza di vacanza ricercano un riconoscimento sociale dimostrando la propria appartenenza ad un’èlite (Maeran & Novello, 1995).

Le teorizzazioni di stampo psicoanalitico vedono la scelta turistica come un mezzo per soddisfare tutta una serie di tensioni inconscie. Il viaggio viene in tal senso rappresentato come una sorta di regressione verso forme di soddisfacimento libidico infantili e soprattutto libere da costrizioni superegoiche (Traini, 1986). Le regole di comportamento si allentano, i rapporti interpersonali sono più semplici, fare amicizia è più facile, il nostro modo di porci è meno aggressivo, meno competitivo. Pulsioni che nel quotidiano vengono sempre a fatica controllate, in vacanza vengono agite con molta più facilità: grandi pranzi, bevute, flirts, maggior libertà sessuale. C’è in altre parole una tregua., una sorta di patteggiamento con il nostro Super-Io. Inoltre in vacanza c’è una maggior disponibilità a rinsaldare rapporti amicali e familiari, che la vita lavorativa quotidiana ci impedisce di vivere appieno. Si passa più tempo con il coniuge, si gioca con i propri figli, ecc.

Un altro elemento che è emerso dagli studi in ambito psico-sociologico e che, a mio avviso, risulta rilevante al fine di spiegare il fenomeno turistico oggi, è il fatto che sono cambiati i valori e la mentalità delle persone. L’etica cioè della coscienza lavorativa, del dovere scolastico, dello stare in famiglia, dell’impegno militante sono cambiati. Oggi i valori sociali sono molto più orientati all’individualità. A dimostrazione di ciò c’è il dato che, anche in culture molto differenti come quella europea, latino-americana, bulgara, jugoslava, belga, il 90% del tempo libero è destinato ad attività ricreative piuttosto che ad impegno di natura socio-politica o religiosa.

Una delle caratteristiche emergenti del fenomeno turistico di questi ultimi anni è, inoltre, la tendenza a distinguersi dagli altri, a voler fare la differenza. Un’evidenza di ciò è il fatto che molti personaggi famosi hanno scelto per le loro vacanze luoghi poco frequentati e periodi insoliti (Fragola, 1984-1985).

Infine c’è la cosiddetta domanda eliotropica ed idrotropica. Il sole, l’acqua, i bagni sono sempre stati considerati fattori determinanti per la buona salute. Il sole rappresenta infatti un vero e proprio fattore di attrazione, determinante per la scelta turistica. Basta esaminare manifesti turistici, dèpliants dei tour operator (dove spesso ricorrono espressioni quali “ dove il sole non tramonta mai „ oppure “sole tutto l’anno „ ecc.) per vedere come il sole sia l’elemento centrale

Dal punto di vista bioclimatologico le ragioni di ciò sono molto semplici: il nostro benessere oscilla con un medio abbigliamento tra i 18° ei 22°. Tuttavia la ricerca del sole non risponde soltanto a necessità biologiche, esso rappresenta oggi non solo un diritto ma anche un dovere. L’abbronzatura è la divisa dei fedeli: averla è un vero e proprio status symbol che significa essere stati fortunati, aver potuto scegliere il tempo e il luogo della propria vacanza. L’amore per la natura è qualcosa che sta tra l’innato e l’appreso. In quasi tutti gli studi sulla preferenza ambientale le scene di luoghi naturali sono privilegiate rispetto a qualsiasi altra alternativa (Kaplan, 1983). I bisogni che attraverso la natura si cerca di soddisfare, per quanto fluidi e personali, presentano alcune ricorrenze. La ricerca di tranquillità, la fuga dal rumore (Lucas, 1964), dalla folla (Lime & Cushawa, 1969), dalle restrizioni sociali (Etzkorn, 1965).

Si può quindi concludere che la vacanza può essere considerata una sorta di cura per i mali che l’attuale società infligge. Attraverso essa cis i compensa per quanto si è fatto in termini di lavoro, sacrifici, ecc., e per ciò che non si ha (caldo, ssole, mare…). La vacanza è anche un modo per evadere dalle costrizioni della vita quotidiana e in tal senso rappresenta una sorta di piccola rivoluzione della psiche.