Psicologia Sociale e del Comportamento

La Mediocrazia ai tempi del COVID 19

Nelle fasi di crisi si moltiplicano gli esperti improvvisati, e con loro la lamentela sulla mediocrità che non riconosce la competenza. Su come le persone valutano la propria e l’altrui capacità esistono dati, e sono meno lusinghieri per tutti. Articolo divulgativo di psicologia sociale e cognitiva. Un effetto famoso, e frainteso L’osservazione ricorrente (chi ne […]

La Mediocrazia ai tempi del COVID 19
Nelle fasi di crisi si moltiplicano gli esperti improvvisati, e con loro la lamentela sulla mediocrità che non riconosce la competenza. Su come le persone valutano la propria e l’altrui capacità esistono dati, e sono meno lusinghieri per tutti.
Articolo divulgativo di psicologia sociale e cognitiva.

Un effetto famoso, e frainteso

L’osservazione ricorrente (chi ne sa meno è più sicuro di sé) richiama un risultato molto citato, che merita una precisazione importante.

Gli studi originali riportavano che le persone meno competenti in un ambito tendono a sovrastimare la propria prestazione, mentre le più competenti la sottostimano leggermente.

Va detto però che l’interpretazione popolare è più forte del risultato. Analisi successive hanno mostrato che una parte consistente dell’effetto è spiegabile con fenomeni statistici (la regressione verso la media e l’errore di misura) che produrrebbero lo stesso schema anche in assenza di qualunque bias psicologico.

Ciò che resta più solido è più modesto: tutti sono imprecisi nell’autovalutazione, e l’accuratezza migliora con la competenza. Non esiste una categoria di incompetenti particolarmente illusi, esiste una difficoltà generale a giudicarsi.

Ne segue una conseguenza scomoda per chi usa questo argomento: la stessa difficoltà si applica a chi si ritiene competente. La sensazione di essere fra i migliori è statisticamente sospetta, poiché la maggioranza delle persone si colloca sopra la media in quasi ogni ambito, il che è impossibile.

Cosa sappiamo sulla percezione della competenza

Alcuni risultati sono utili per interpretare i conflitti attorno all’expertise.

La fiducia espressa influenza la credibilità percepita più dell’accuratezza. Chi parla con sicurezza viene creduto di più, indipendentemente da quanto abbia ragione, ed è un effetto documentato anche quando i risultati precedenti smentiscono quella sicurezza.

La fluenza: un messaggio semplice da elaborare viene giudicato più vero. Le posizioni complesse, con margini di incertezza, partono svantaggiate rispetto a quelle nette e sbagliate.

La maledizione della conoscenza: chi padroneggia un tema non riesce più a immaginare come appaia a chi non lo conosce, e comunica peggio di quanto creda. Parte dell’incomprensione attribuita all’ignoranza altrui è un problema di trasmissione.

E un dato che cambia il quadro: sui temi che dividono i gruppi sociali, maggiori competenze non riducono la polarizzazione. Le persone più abili usano quell’abilità per sostenere la posizione del proprio gruppo. L’expertise non protegge dal ragionamento motivato.

Perché la competenza genera ostilità

Il fenomeno esiste ed è studiato, con un nome diverso da quello suggerito dal testo originale.

L’invidia maligna (quella che spinge a sminuire chi eccelle anziché a emularlo) è distinta dall’invidia benigna, che motiva a migliorarsi. Le due forme hanno esiti opposti, e ciò che le distingue è in gran parte la percezione di meritevolezza: se il vantaggio altrui appare guadagnato, prevale la seconda; se appare immeritato, la prima.

Un secondo fattore è la minaccia al sé: il confronto con chi è più capace in un ambito importante per la propria identità genera disagio, e una risposta frequente è ridurre l’importanza di quell’ambito o svalutare l’altro.

Va aggiunto un elemento che riguarda le crisi: in condizioni di incertezza aumenta la ricerca di risposte certe, e questo favorisce chi le offre, anche quando non le ha. Non è mediocrità, è un meccanismo di riduzione dell’ansia.

Cosa funziona, e cosa no

La conclusione operativa contraddice l’impostazione della lamentela.

Rivendicare la propria superiorità intellettuale non funziona: attiva la difensività e conferma l’ostilità che si vorrebbe superare. Argomentare a favore di una posizione spinge l’interlocutore ad argomentare contro.

Funzionano invece: ridurre la minaccia identitaria prima di presentare un’informazione scomoda, chiedere alle persone di spiegare il meccanismo di ciò che sostengono (che riduce la fiducia eccessiva più del contraddire) e la conversazione prolungata e non giudicante.

E vale un principio che riguarda chi comunica competenza: la trasparenza sull’incertezza non riduce la fiducia come si teme. Dichiarare i limiti di ciò che si sa risulta, negli studi disponibili, compatibile con la credibilità, mentre la sicurezza smentita dai fatti la erode durevolmente.

Domande frequenti

Chi sa meno e davvero piu sicuro di se?

L’effetto e citato piu di quanto sia solido: parte dello schema e spiegabile con fenomeni statistici. Cio che resta e che tutti sono imprecisi nell’autovalutazione.

Chi parla con sicurezza ha piu ragione?

No, ma viene creduto di piu: la fiducia espressa influenza la credibilita percepita indipendentemente dall’accuratezza.

Piu competenza riduce i disaccordi?

Sui temi che dividono i gruppi no: maggiori capacita tendono ad aumentare la polarizzazione, perche vengono usate per sostenere la posizione del proprio gruppo.

Come si comunica una posizione competente?

Non rivendicando superiorita, che attiva difensivita. Meglio ridurre la minaccia identitaria, chiedere di spiegare i meccanismi e dichiarare i limiti di cio che si sa.

L’idea che gli incompetenti siano particolarmente illusi e piu debole di quanto si creda: tutti si autovalutano male, e chi si ritiene competente non fa eccezione. La sicurezza espressa conta piu dell’accuratezza nel farsi credere, e maggiore competenza non riduce la polarizzazione. L’ostilita verso chi eccelle dipende dalla percezione di meritevolezza e dalla minaccia al se. E rivendicare superiorita e il modo piu sicuro di non essere ascoltati.
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