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Scuola

La Glottodidattica Ludica

Questo contributo mira ad illustrare i principi teorici della metodologia ludica per l’insegnamento delle lingue, sottolineandone la validità e le peculiarità nei diversi contesti d’insegnamento, che coinvolgono studenti di età diverse. In genere la dimensione ludica dell’apprendimento viene considerata soprattutto da chi opera con bambini, perché si ritiene che il gioco costituisca la modalità privilegiata di apprendimento e scoperta del mondo in età infantile. In realtà l’esperienza sul campo, supportata da alcuni recenti studi teorici, ci induce a credere che il gioco possa assumere valore matetico anche quando si supera l’età infantile, e la glottodidattica ludica può costituire dunque una metodologia efficace, a patto che venga adattata alle peculiarità dello studente.

1. Fondamenti teorici della Glottodidattica Ludica
La Glottodidattica Ludica è una metodologia didattica che nasce dall’approccio umanistico-affettivo e lo traduce operativamente in percorsi educativi e tecniche glottodidattiche basati sul gioco (Caon, Rutka, 2004).
La Metodologia Ludica non va confusa con la semplice presentazione di giochi in classe, magari al termine della lezione o nei momenti di stanchezza degli studenti. Al contrario, questa metodologia assegna al gioco un valore strategico per raggiungere obiettivi sia linguistici (sviluppo delle abilità comunicative, delle competenze lessicale e grammaticale) sia formativi (sviluppo cognitivo, culturale, delle competenze sociali e interazionali).
Attraverso il gioco è dunque possibile:
• stimolare la motivazione ad apprendere da parte degli studenti;
• presentare materiale linguistico in modo diverso;
• far esercitare la lingua in maniera rilassata;
• creare un contesto autentico e significativo per lo studente;
Ciò è possibile solo se il gioco non è fine a se stesso, ma diventa gioco glottodidattico, e quindi nasce con precisi obiettivi linguistici e formativi e si colloca all’interno di un percorso didattico, dove svolge una precisa funzione (riflessione linguistica, riutilizzo di forme acquisite, valutazione delle competenze).

1.1. Il quadro teorico di riferimento
Essendo una particolare realizzazione operativa dell’approccio umanistico-affettivo, la glottodidattica ludica assume come fondamenti teorici tutti i principi che caratterizzano questo approccio.
Possiamo così riassumere tali principi:
centralità dello studente, e quindi attenzione a tutti i suoi bisogni (affettivi, comunicativi, cognitivi, socio-relazionali, culturali…);
importanza della motivazione all’apprendimento, che è il motore per attivare i processi di apprendimento linguistico;
conoscenza dei meccanismi psicologici e neurologici che permettono l’acquisizione linguistica, in modo da elaborare modelli glottodidattici che rispettino le modalità naturali con le quali impariamo le lingue;
conoscenza e rispetto dei diversi stili cognitivi e di apprendimento degli allievi;
visione complessa della lingua, che non va considerata solo un sistema di regole, ma anche uno strumento per la comunicazione, per la socializzazione, per la crescita personale.

1.2. I concetti-chiave
Giovanni Freddi, uno dei padri fondatori della glottodidattica italiana, fu anche uno dei primi studiasi ad interessarsi di Glottodidattica Ludica, già negli anni ’80 e ’90. Secondo Freddi, i principi fondamentali su cui deve basarsi la Metodologia Ludica sono:
SENSORIALITA’: nell’apprendere la lingua lo studente deve poter attivare tutti i canali sensoriali per creare rappresentazioni mentali e neurologiche stabili. Le parole, ad esempio, si possono imparare meglio se sono associate ad immagini, odori, sapori ed esperienze sensoriali.
MOTRICITA’: la lingua è un mezzo di comunicazione pragmatico e funzionale; attraverso la lingua possiamo far fare un’azione, dare ordini, e associare la lingua ai più svariati tipi di movimento; perciò l’insegnamento ludico della lingua deve riservare uno spazio rilevante alla dimensione motoria.
SEMIOTICITA’: la lingua straniera fa parte del linguaggio verbale, che è solo uno dei tanti linguaggi che lo studente ha a disposizione (linguaggio del corpo, espressioni del volto, modo di vestire…); il compito dell’insegnante consiste anche nel favorire lo sviluppo armonico e l’integrazione della lingua straniera nell’insieme dei linguaggi a disposizione dello studente.
RELAZIONE INTERPERSONALE: la glottodidattica ludica deve favorire le relazioni tra gli studenti e con l’insegnante, per sviluppare nell’allievo anche competenze sociali; la lingua infatti nasce come strumento di comunicazione interpersonale, all’interno di contesti sociali precisi, e dunque la dimensione socio-relazione non può essere ignorata nella didattica delle lingue.
PRAGMATICITA’: con i bambini in particolare, è fondamentale che la lingua sia presentata come strumento concreto e utile per “fare delle cose”; il bambino percepisce così che la lingua straniera può essergli utile per raggiungere i suoi scopi e soddisfare i suoi bisogni (pragmatici, affettivi, relazionali, comunicativi). Anche gli studenti adulti, con le dovute differenze, possono apprezzare che l’insegnante sottolinei gli aspetti più pragmatici della lingua e che ne metta in luce l’utilità per soddisfare i loro bisogni (professionali, affettivi, culturali…).
EMOZIONE: la lingua si può imparare meglio se è associata ad emozioni positive (senso di appartenenza ad un gruppo, voglia di mettersi in gioco, senso di sfida e competizione); il gioco glottodidattico può far nascere emozioni molto forti, perché coinvolge lo studente in attività stimolanti e sfidanti; ma il senso di sfida può essere stimolante per un allievo e frustrante per un altro; sarà compito dell’insegnante fare in modo che si crei sempre un equilibrio tra competizione e cooperazione, in modo da non generare emozioni negative (stress, frustrazione, ansia, paura di perdere la faccia, senso di incapacità).
AUTENTICITA’: nel gioco si crea una situazione autentica a livello psicologico, per cui diventa assolutamente normale che due anglofoni parlino tra di loro in italiano, o che un bambino si rivolga in italiano ad una bambola.

2. Una Glottodidattica Ludica a misura di studente
Quando si parla di Glottodidattica Ludica si corre il rischio di considerare questo metodo efficace solo insegnare le lingue ai bambini. In realtà il docente può proporre la Metodologia Ludica anche quando opera sia con adolescenti sia con adulti. Come sostiene Vygotskij:
“Domandiamoci che cos’è il gioco, se una caratteristica temporanea dell’infanzia o un aspetto che contrassegna tutta l’esistenza umana, pur con differenze a seconda delle diverse età”.
Fermi restando i principi teorici che danno fondamento scientifico alla Glottodidattica Ludica, non è possibile adottare acriticamente tali principi, ma sarà necessario adattarli a contesti d’insegnamento specifici. Cercheremo di capire, dunque, quali sono le peculiarità di questa metodologia in riferimento alle diverse tipologie di studenti (bambini, adolescenti, adulti).

1.3. Glottodidattica Ludica per bambini
Ancor prima che un principio didattico, la ludicità costituisce la modalità di conoscenza del bambino: attraverso il gioco il bambino fa esperienza dell’ambiente, esplora e comprende il mondo e il suo posto nel mondo. In lui emerge dunque un atteggiamento spontaneamente ludico, caratterizzato da libertà, gratuità, piacere, creatività, manipolazione e sperimentazione.
La Metodologia Ludica consente perciò al bambino di affrontare in un modo naturale e familiare lo studio di una lingua e di coinvolgere nel processo di apprendimento tutte le sue capacità. Adottare questa metodologia significa quindi innanzitutto coinvolgere il bambino in attività linguistiche che abbiano le caratteristiche tipiche del gioco, non proporre giochi più o meno strutturati, più o meno legati alla lingua oggetto di insegnamento, per rendere gradevole una materia, per riempire il tempo tra due attività scolastiche, per vivacizzare una parte della lezione o premiare qualcuno (Luise, 2003).
La ludicità non deve tradursi solo nella semplice presentazione di giochi, ma costituire lo sfondo per qualsiasi attività didattica, all’interno di contesti motivanti e significativi, in cui il bambino è coinvolto totalmente e può “fare delle cose”, da solo o in gruppo.
La Metodologia Ludica per l’insegnamento delle lingue a bambini è ormai molto diffusa, e se ne possono intuire le principali motivazioni psico-pedagogiche, prima fra tutte il rispetto delle modalità naturali di apprendimento del bambino. Questa metodologia può essere efficace per l’insegnamento precoce delle lingue solo se l’insegnante (Daloiso, 2006):
da spazio alla dimensione operativa della lingua, cioè “fa fare delle cose” ai bambini usando la lingua (costruire i materiali di un gioco; inventare un gioco, una canzone, una filastrocca; fare attività di esplorazione e concettualizzazione anche in lingua straniera…), dando alla lingua il valore di strumento per l’apprendimento;
fa leva sui meccanismi di memoria implicita, proponendo un percorso di acquisizione linguistica in cui la lingua svolge il ruolo di veicolo per la crescita complessiva del bambino (cognitiva, culturale, sociale, semiotica, affettiva);
coinvolge il bambino in tutta la sua persona, attraverso stimolazioni neurosensoriali che attivano più canali sensoriali, favorendo la formazione e la stabilizzazione di precisi canali nervosi, e la fissazione delle informazioni nelle strutture della memoria implicita.
L’insegnante che utilizza la Metodologia Ludica con i bambini deve, inoltre, saperla adattare alla loro psicologia:
• creando una situazione di apprendimento stimolante e significativa per il bambino, facendo leva sulla sua motivazione intrinseca legata al suo interesse naturale per il fenomeno lingua;
• proponendo attività che portino alla crescita del bambino non solo dal punto di vista linguistico, ma anche cognitivo, sociale, culturale;
• garantendo la partecipazione di tutti i bambini, anche di coloro che stanno attraversando la fase del silenzio o che hanno un ritmo di apprendimento linguistico più lento rispetto ai compagni;
• accrescendo le capacità relazionali e sociali degli alunni, guidandoli gradualmente al superamento dell’egocentrismo infantile e alla scoperta della cooperazione, senza per questo forzare le loro tappe naturali di sviluppo;
• stimolando la naturale propensione dei bambini a sfidare se stessi e gli altri, e a “lanciarsi” nelle situazioni senza paura di perdere la faccia.
Per queste ragioni, tra le tecniche ludiche più efficaci con i bambini troviamo le attività di manipolazione, attraverso le quali il bambino può costruire da solo i materiali del gioco a cui parteciperà, le attività connesse con il movimento (il ballo, il canto, ascoltare e compiere azioni, partecipare a giochi di ruolo), le attività di transcodificazione, attraverso cui il bambino trasforma ad esempio una storia orale in immagini, o viceversa.

1.4. Glottodidattica Ludica per adolescenti
Anche quando si insegnano le lingue ad adolescenti la Metodologia Ludica può essere un utile strumento didattico perché stimola la motivazione basata sul piacere di apprendere, e può accorciare le distanze che spesso si creano tra insegnante e studenti adolescenti.
In questo contesto didattico l’insegnante dovrebbe:
cercare di rispondere ai bisogni degli studenti, e in particolare proporre attività ludiche stimolanti a livello cognitivo, basate sul problem solving; gli adolescenti amano infatti cercare soluzioni logiche e razionali ad un problema, scomporre e ricomporre gli elementi di un problema in maniera critica;
proporre situazioni sfidanti e coinvolgenti, in quanto l’adolescente ama mettersi alla prova, cercare di superare i propri limiti, dimostrare a tutti le sue qualità;
trovare il giusto equilibrio tra competizione e cooperazione, sapendo che a questa età lo studente adolescente desidera sentirsi parte di un gruppo e cerca l’approvazione e il sostegno da parte dei suoi compagni;
evitare le situazioni di ansia e disagio, in cui lo studente adolescente può temere di essere deriso dai compagni; questo succede soprattutto quando le attività proposte sono percepite dallo studente come troppo infantili o “pericolose”, perché potrebbero fargli perdere la faccia di fronte ai compagni;
prevedere momenti di riflessione sia sulla lingua sia sulle modalità di apprendimento della lingua che l’insegnante ha proposto; in questo modo lo studente potrà percepire concretamente l’utilità del gioco per apprendere le lingue e svilupperà capacità meta-cognitive, ragionando sul processo di apprendimento linguistico.
L’insegnante che propone la Glottodidattica Ludica ad adolescenti deve essere cosciente che questa metodologia può portare a risultati di apprendimento molto alti, ma al tempo stesso richiede al docente lo sforzo di far scoprire agli studenti l’importanza della cooperazione e dell’aiuto reciproco e di far capire loro che anche attraverso l’esperienza ludica è possibile raggiungere obiettivi glottodidattici ed educativi, in maniera diversa, rilassata, piacevole (Caon, Rutka, 2004).

1.5. Glottodidattica Ludica per adulti
L’utilizzo di tecniche ludiche per l’insegnamento delle lingue ad adulti può rivelarsi estremamente efficace, a patto che si considerino alcuni fattori che caratterizzano spesso lo studente adulto.
Per molti adulti l’apprendimento linguistico è un atto volontario e mosso da una forte motivazione, la cui radice però varia da persona a persona (c’è chi studia italiano per riscoprire le proprie origini, che lo fa per interesse culturale o semplicemente per il piacere di apprendere, chi per arricchire il proprio curriculum vitae…).
L’adulto spesso desidera sentirsi protagonista del proprio percorso d’apprendimento, tende a considerare l’insegnante come un pari e richiede un patto formativo chiaro, fondato sulla trasparenza e la condivisione di mete, obiettivi e metodi didattici.
Ogni adulto inoltre ha ormai maturato un proprio stile d’apprendimento linguistico, che dipende dall’interazione tra fattori interni (personalità, processi cognitivi e strategie di memorizzazione) ed esterni (rapporto con la cultura d’appartenenza, atteggiamento socio-relazionale, rapporto con il sapere e con l’ambiente d’apprendimento).
Alcuni recenti studi di psicopedagogia hanno evidenziato l’utilità di attività cooperative e comunicative, problem solving e giochi linguistici per l’apprendimento delle lingue in età adulta (Begotti, 2006). Sul piano glottodidattico, va evidenziato che gli studenti adulti provengono spesso da esperienze di apprendimento linguistico basate su metodi tradizionali, che riservavano molto spazio alla correttezza grammaticale, a volte a discapito dello sviluppo della competenza comunicativa, soprattutto orale.
La metodologia ludica può comunque risultare molto gradita se si mette lo studente nelle condizioni di percepire sia il piacere di apprendere le lingue divertendosi sia l’utilità e la rilevanza glottodidattica dell’attività proposta.
Quando si propongono tecniche ludiche con studenti adulti è essenziale che l’insegnante:
renda sempre espliciti gli obiettivi didattici dell’attività;
chiarisca le motivazioni che hanno indotto il docente a proporre tecniche ludiche, evidenziando la loro rilevanza a livello glottodidattico;
responsabilizzi il gruppo-classe, richiedendo esplicitamente collaborazione;
responsabilizzi i singoli studenti, che pur essendo inseriti in una squadra devono svolgere un ruolo preciso ed individualizzato;
faccia attenzione agli stili d’apprendimento individuali, e preveda momenti di lavoro cooperativi ed individuali distinti, momenti di riflessione grammaticale e di autovalutazione;
sia capace di gestire situazioni altamente competitive, come possono essere ad esempio i giochi a squadre.

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Michele Daloiso

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