Ha collaborato Christian Vatev Avete mai pensato alle dipendenze come ad una scelta sociale o anti-sociale da parte del soggetto? Avete mai pensato che una persona che sceglie di “stordirsi” con gli psicofarmaci, raccontando a se stessa e al mondo che si sta curando, non è molto diversa dalla persona che altera la sua coscienza drogandosi e che racconta al mondo che si “sballa” perché è giovane e vuole divertirsi? E’ soltanto una questione di accettazione dell’autorità. In questo caso di accettazione dell’autorità dello Stato. Ed è soltanto una questione di gusti. Più o meno vicini alla legalità. La differenza tra questi due soggetti è legata soltanto alla società in cui essi vivono, perché ciò che nella mente provano li rende molto più simili di quanto potrebbero apparire ad un primo distratto sguardo. E’ simile lo stato mentale che vivono nel comportamento dipendente (al di là dell’oggetto agognato). E’ simile la condizione neurobiologica del network neuronale che li attende (parliamo di sostanze sociali o anti-sociali ma in entrambi i casi tossiche). E’ simile forse il moto dell’anima che potrebbe destinarli a tali scelte. Sono diverse le conseguenze penali e civili che li attendono perché queste dipendono dallo stato che li governa. In questo articolo desidereremmo tuttavia parlare esclusivamente della dipendenza dalla malattiaovvero di quel moto dell’anima che fu intuito da Freud lavorando con Charcot (il neurologo che per primo parlò di Sclerosi a placche). Era il 1868 e Jean Martin Charcot, descrisse completamente la Sclerosi Multipla, dal punto di vista clinico e patologico, dopo aver tentato di curare la sua domestica che si ammalò e morì nell’arco di uun breve periodo di tempo. Freud intuì l’esistenza degli aspetti psicologici nella neuropatologia postulando che il processo di somatizzazione (conversione delle tensioni psichiche sul fisico) è causato dall’eccesso di controllo che il soggetto esercita su se stesso (prevalenza del Super-Io sull’Io) e che, a certi livelli, tale processo può essere guarito, se il soggetto si libera dalle cariche emotivo-affettive: questo processo di liberazione è detto catarsi (purificazione). Perché un soggetto diviene “carico” dal punto di vista emotivo ed affettivo? Forse a causa dei conflitti che ha vissuto. Quando era bambino probabilmente. E allora perché, a parità di conflitto, non tutti i soggetti si ammalano da adulti? Per due motivi: dotazione genetica e situazione ambientale (intesa come famiglia): in natura esistono fisici più resistenti di altri. In natura inoltre, l’instaurarsi della malattia psichica piuttosto che somatica, dipende dall’attivazione dell’ambiente famigliare (che “farà scegliere” al bambino l’organo o la funzione del corpo per esprimere il proprio disagio psichico). Le malattie senza sintomi psichici percettibili (metaboliche, immunitarie, allergiche, dis-endocrine), così come le malattie neoplastiche, ci fanno ipotizzare un’attivazione famigliare nei confronti del corpo (Montecchi F., 1991). Avete mai pensato che i malati, anche i più “distanti” dalle manifestazioni psichiche, soprattutto se giovani, hanno necessità di un caregiver (donatore di cure) quanto di farmaci efficaci? E avete mai pensato che le malattie auto-immuni possono simbolicamente rappresentare una forma di suicidio socialmente accettata*? E avete mai pensato che il suicidio è spesso associato alle forme depressive più acute? Noi abbiamo pensato a tutte le cose che vi abbiamo chiesto. Le risposte a tali domande sono chiare alla luce della teoria di Hans Seyle che per primo, negli anni ’30, descrisse il passaggio che dalla sindrome generale di adattamento conduce allo stato allostatico. L’organismo umano reagisce alla realtà esterna adattandosi e, tali adattamenti possono essere di natura psichica (prevalentemente emotivi e comportamentali) o/e di natura fisica (ormonale, vegetativo, immulogico e muscolare) in base all’attivazione famigliare di cui si è parlato prima. Il fine dell’adattamento è quello di non crollare di fronte alle richieste dell’ambiente e tale processo consta di tre fasi:
- allarme – stato di allerta con tensione emotiva;
- resistenza – risposta ormonale che ci “aiuta” a resistere;
- esaurimento – fallimento dei tentativi attuati dai meccanismi difensivi per realizzare una risposta adeguata agli stimoli ambientali à questa fase determina inconsapevoli alterazioni permanenti (vedi plasticità sinaptica) à l’organismo perde la capacità di adattarsi in modo funzionale agli stimoli ambientali e mantiene una risposta inadeguata che predipone allo sviluppo di malattie, anche croniche (fisiche e psichiche).
In funzione alle “scelte inconsapevoli personali” (determinate dall’attivazione famigliare), possiamo assistere a vari tipi di risposta:
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- emotiva e comportamentale: come ad esempio l’abuso di sostanze alcoliche, l’abuso di sostanze stupefacenti (addiction), etc.;
- psicofisica: effetti immunodepressivi e aumentata suscettibilità alle malattie infettive (batteriche, virali, parassitarie), diminuzione delle risposte immunitarie (praticamente… Sclerosi Multipla).
DALLA SINDROME GENERALE DI ADATTAMENTO ALLO STATO ALLOSTATICO
Hans Selye è lo scienziato che negli anni ’30 ha coniato la definizione "Sindrome Generale di Adattamento", per descrivere la risposta automatica, inconsapevole e sistemica dell’organismo a qualsiasi tipo di stressors, anche a quelli che normalmente riteniamo utili e piacevoli. Se l’organismo diviene incapace di adattarsi correttamente agli stimoli ambientali, manifesterà la propria sofferenza sviluppando sintomatologie e malattie sia della sfera psichica che fisica. Tale situazione potrà anche aggravare il decorso di patologie preesistenti. Alla Sindrome Generale di Adattamento l’organismo risponde fondamentalmente in due modi con:
• Adattamenti psichici, emotivi e comportamentali. • Adattamenti dei principali sistemi di controllo dell’organismo: Ormonale, Vegetativo, Immunologico e Muscolare.
Il tutto è finalizzato a non soccombere alle "pressioni ambientali".
Selye distinse la Sindrome Generale di Adattamento in tre fasi ancora oggi ritenute scientificamente valide:
• La prima fase detta di "allarme" attivata dalla presenza dello stimolo ambientale (positivo o negativo) innesca la risposta primordiale alla sopravvivenza, sia a livello fisico (aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, della glicemia, del tono muscolare, del metabolismo e di alcuni neurotrasmettitori), sia a livello psico emotivo con l’aumento dello stato di allerta e di "tensione emotiva" e a livello comportamentale ad esempio con reazioni muscolari di difesa. • La seconda fase detta di "resistenza", mette in atto un complesso programma, sia biologico che comportamentale con l’attivazione di una risposta ormonale che ci aiuta a resistere a sostenere l’interazione con gli stimoli ambientali. • La terza fase detta "esaurimento" rappresenta, purtroppo, il fallimento dei tentativi attuati dai meccanismi difensivi per realizzare una risposta adeguata agli stimoli ambientali. Questa fase determina inconsapevoli alterazioni permanenti. L’organismo perde la capacità di adattarsi in modo funzionale agli stimoli ambientali, mantenendo una risposta ormai inadeguata che predispone allo sviluppo di malattie anche croniche, che possono interessare sia la sfera fisica che psicologica.
Nonostante H. Selye sia unanimemente considerato il "padre " dello stress, altri ricercatori con studi multidisciplinari dopo di lui hanno concorso a definire gli sconvolgimenti neurobiologici capaci di minacciare l’integrità psicofisica di ogni singolo individuo nell’adattarsi all’ambiente in cui vive. Quando la transazione tra l’individuo e il suo ambiente fallisce, e questo succede molto spesso, il soggetto manifesta reazioni che, coinvolgendo il Sistema Nervoso, finiscono per sconvolgere tutte le grandi funzioni organiche, minando il nostro benessere e la nostra salute. La capacità di mantenere la stabilità dinamica dei sistemi fisiologici di fronte ad un ambiente mutevole è stata chiamata dai ricercatori allostasi. Quando l’organismo, confrontandosi con le "pressioni" ambientali, non riesce a conservare la sua funzionalità nell’ambito di una risposta fisiologia, si parla di stato allostatico, inteso come risultato complessivo di una alterata risposta fisiologica (disfunzione adattativa) al carico allostatico. Lo stato allostatico purtroppo non è in grado di garantire la corretta gestione dei sistemi fisiologici e quindi lo stato di salute e di benessere dell’individuo. Lo stress è un iceberg. Quando affiora in superficie dobbiamo considerare che il 90% della sua opera si è svolto al di sotto da tempo.
PRINCIPALI DISTURBI STRESS CORRELATI
Visto il coinvolgimento di tutto l’organismo nella risposta allo stress ambientale appare chiaro come si possano evidenziare, in funzione delle reazioni individuali, vari tipi di risposta.
Di seguito sono elencati i sintomi più comuni determinati, suddivisi in disordini emotivi e comportamentali e disturbi psicofisiologici. Disordini emotivi e comportamentali: • abuso di sostanze alcoliche; • uso e abuso di sostanze stupefacenti; • tabagismo; • turbe del comportamento alimentare; • inibizione generalizzata o sovreccitazione; • reazioni affettivo-emotive, ad esempio, tristezza, irritabilità, rabbia, depressione; • scarsa concentrazione e attenzione; • calo di rendimento e aumento degli errori; • facilità a dimenticare; • impoverimento del senso di autostima; • aumento del senso di impotenza; • indecisione; • insicurezza; • impulsività; • diffidenza; • impazienza e suscettibilità; • voglia di isolarsi; • difficoltà nei rapporti interpersonali; • stato ansioso e apprensivo costante; • crisi di pianto e autocommiserazione; • crisi depressive; • alterazioni posturali. Disturbi Psicofisiologici: • anomalie cardiovascolari e palpitazioni; • disturbi della respirazione; • ipertensione arteriosa; • aumento della glicemia; • disturbi della sudorazione; • disturbi gastro intestinali (nausea, gastriti, ulcere, coliti); • tensione muscolare generalizzata; • dolori muscolari cronici; • rigidità articolari; • tremori; • involontarie contrazioni muscolari; • irrequietezza psicomotoria ed incapacità a rilassarsi; • stanchezza inspiegabile • emicranie; • improvvise variazioni della temperatura corporea; • sclerotizzazione delle capacità immaginative (per questo l’arte terapia funzionerebbe con i malati di SM!);
• ipertrofia dei processi di razionalizzazione; • allergie, asma e dermatiti; • effetti immunodepressivi e aumentata suscettibilità alle malattie infettive (batteriche, virali, parassitarie), e all’insorgenza di tumori, diminuzione delle risposte immunitarie. Fonte: Rinaldi Fontani http://www.irf.it/nw/index.php?$l=it&$cap=6&$s=4&$t=162 I risultati di uno studio sulle “Strategie mentali contro il craving” dimostrano che le emozioni dei soggetti sono in grado di influenzare le risposte fisiologiche e neuronali (Le Scienze, 30 giugno 2008). *Forma di suicidio socialmente accettata: la società potrebbe disapprovare il suicida, ma il malato… il malato no! Può farlo di fatto, ma non lo dice. Perché in una “società civile” non si può dire anche se lo si fa. E le aree geograficamente colpite dalla SM sono “civili”. Tratto da "Sclerosi Multipla & Addiction. La dipendenza dalla malattia" di Christian Vatev e Alessandra Achilli