Il dibattito sui risultati formativi
La discussione sugli indicatori dell’educazione dà per scontato, in maniera tipica, che vi sia un generico risultato formativo (o una piccola serie di risultati) che i formatori validi cercano di massimizzare. Ma la natura di un autentico risultato formativo è oggetto di un attivo dibattito (Gardner, 1983; Resnick, 1987; Archbald-Newmann, 1988). Mentre alcuni sostengono che i test standardizzati non sono di alcun valore nell’accertare conoscenze e abilità, i sostenitori di riforme metodologiche od organizzative tendono a sottolineare la necessità di far consistere nuovamente la formazione nell’immersione in materie specifiche, nell’insegnare ad imparare attivamente, e nell’impegnarsi in costruttive conversazioni che approfondiscano le competenze e promuovano le abilità di comunicazione. Ovviamente, una tale concezione circa i risultati conseguibili in situazione formativa ha implicazioni vaste e largamente inesplorate per qualsiasi sistema d’indicatori che cerchi di prendere seriamente finalità di questo genere.
Gli altri obiettivi della formazione
Oltre ai risultati formativi, le agenzie di formazione hanno altri obiettivi, che cercano di far acquisire, oltre a sviluppare un’ampia gamma di competenze sociali, dall’assumere il proprio ruolo all’impegnarsi cooperativamente in piccoli gruppi. Tali obiettivi puntano anche a sviluppare il senso di solidarietà umana e a creare un concetto impegnato di partecipazione alla vita pubblica, acquisizioni che sono fondamentali per la vita civile. Oltre a ciò, alle agenzie formative viene richiesto sempre di più di provvedere ad un’ampia serie di problemi sociali, da quello dell’educazione stradale a quelli della tossicodipendenza e della gravidanza in età minorile. Tutte queste domande debbono essere vagliate e inserite nel progetto formativo di ogni formazione.
Il problema essenziale della formazione
Anche se le discussioni sugli indicatori dell’educazione possono riconoscere alla formazione vari obiettivi, si è comunemente d’accordo, però, che è possibile convogliare l’attenzione sul “problema essenziale della formazione”: il risultato apprezzato dal formato e i processi strumentali che gli sono connessi, trascurando tutto il resto. Un tale modo di pensare implica una segmentazione nell’organizzazione, nell’attività e nell’efficacia della formazione. Ma vi sono prove crescenti, per esempio, che la struttura sociale della formazione influenza l’impegno dello studente e la dedizione del formatore, entrambi legati alla prospettiva del risultato formativo. Probabilmente, inoltre, ne consegue qualcosa di più che una semplice reciprocità dei risultati, dove un risultato positivo in un’area causa miglioramenti in un’altra. E’ possibile, piuttosto, che le strutture sociali che promuovono i diversi obiettivi dell’istruzione e della formazione facciano registrare una reciproca interrelazione. Lo sviluppo di un sistema d’indicatori richiede anche un’attenta considerazione sul modo di controllare l’organizzazione e i processi della formazione. Il movimento degli indicatori sostiene che questi dati potranno aumentarne l’attendibilità e condurre a nuove linee direttive per migliorare la formazione continua. Se il principio è ampiamente accettato, non si ha ancora un’idea chiara sui meccanismi precisi di controllo. Per questo motivo, è necessario considerare attentamente i meccanismi fondamentali attualmente in vigore nel controllare l’educazione. Weiss (1989) sostiene che cinque diversi meccanismi interagiscono per controllare l’istruzione scolastica.
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