Psicologia Clinica e Psicopatologia

In merito ai due contributi precedenti

Questo intervento di Fortunato Aprile commenta due contributi precedenti, “Il bambino ecologico” di Ciro Aurigemma, Camilla Chelini e Ilaria Vallini e “TV e Minori” di Ciro Aurigemma e Francesca Tasca. Il filo conduttore e la neuroetica della formazione: come promuovere uno sviluppo armonioso del bambino perche sia cosciente e capace di non subire i condizionamenti […]

Psicolab — In merito ai due contributi precedenti
Questo intervento di Fortunato Aprile commenta due contributi precedenti, “Il bambino ecologico” di Ciro Aurigemma, Camilla Chelini e Ilaria Vallini e “TV e Minori” di Ciro Aurigemma e Francesca Tasca. Il filo conduttore e la neuroetica della formazione: come promuovere uno sviluppo armonioso del bambino perche sia cosciente e capace di non subire i condizionamenti che lo rendono consumatore passivo.

Dal primo contributo: l’urbanizzazione e la solitudine del tempo libero

I testi, che volentieri vengono ospitati, meritano la messa in rilievo di talune accentuazioni. Partiamo dal primo. Paradossalmente, i fenomeni dell’urbanizzazione hanno spinto le famiglie verso le aree verdi ma, di queste, i bambini non possono fruire perche i genitori sono scarsamente presenti. Allora i piccoli, lasciati soli nel loro tempo libero dalla scuola o da un’ora di sport o di danza alla settimana, sono sottoposti alla devastante azione di routine della TV. Del secondo testo si parlera contestualmente.

Si evidenzia che i due articoli vanno non solo letti ma ascoltati, perche in maniera molto semplice, ma efficace, descrivono la demolizione dei potenziali cognitivi, emotivi e creativi dei nostri bambini. A cio si aggiunge l’ossessione degli adulti per la richiesta degli apprendimenti cognitivi, a cui si vuol conferire predominanza assoluta. Implicitamente viene posta, tra l’altro, la seguente questione: cosa occorre per promuovere lo sviluppo armonioso del bambino, perche egli sia cosciente e sia capace di non subire condizionamenti che lo fanno passivo consumatore?

Scuola, obiettivi formativi e neuroetica

La programmazione TV e preorganizzata e determina la passivita fruitiva. La scuola agisce nell’offerta formativa con prevalenza di “preorganizzati schemi”, vale a dire con curricoli preformati. Gli psicologi Aurigemma, Chelini e Vallini espongono nella parte conclusiva de “Il bambino ecologico” una interessante conferma del valore e della funzione di quelli che, in termini tecnico-specifici, la scuola chiama Obiettivi Formativi, declinati nel citato articolo avendo presenti i bisogni formativi di bambini colti nella loro drammatica condizione di fragilita.

Per una migliore loro evidenziazione, questi obiettivi vengono delineati in forma di scaletta:

  • potenziare (o fondare) le attitudini logico-razionali;
  • potenziare (o fondare) la capacita di distinguere tra finzione e realta;
  • formare le capacita di pensiero critico;
  • formare la capacita di valutare in termini di autonomia di giudizio.

Curricoli scolastici elaborati sulla base della conoscenza biopsicologica di questi obiettivi possono risolvere. E su questo terreno che le prassi tradizionali si sono rivelate insufficienti ed e su questo terreno che la nascente neuroetica prova a dare indicazioni, perche l’offerta formativa provi ad attivare, nelle sue opzioni di metodo, quei nessi neuronali che presiedono ai processi di comprensione e di apprezzamento di nuclei di sapere.

Una concezione oggettiva della realta e possibile?

Puo esistere, anche con questa opzione, una possibilita di formare i giovani a una concezione oggettiva della realta? Bisogna dire, dopo l’avvento delle perorazioni del Costruttivismo, che non potra darsi “una visione oggettiva della realta”, sebbene una visione non dispersiva del Se, che e gia tanto. Un’azione integrata da parte della scuola, delle famiglie e della programmazione culturale del territorio puo sottrarre i nostri bambini allo sterminio delle loro facolta personali.

Ma bisogna decidersi a compiere una scelta di strategia: quella connessa alla consapevolezza della funzione dell’etica da parte degli adulti impegnati, sotto diversi ruoli, nel lavoro di formazione delle nuove generazioni. Perche di questo si tratta: le neuroscienze ci possono dire con molta precisione i danni provocati alla persona da sistemi formativi inadeguati, ma anche come sia possibile ridurre tali eventi al livello dei nessi neuronali. Il problema e come por mano ad un’azione che possa influire sul cambiamento di quei sistemi formativi perche compiano l’opzione. La rubrica “Neuroetica della Formazione” ha dato qualche segno di questa possibilita. Forse, come si dice, bisognerebbe “stringersi a coorte” per perfezionare una proposta di intervento e mettersi in relazione, gradualmente, con singole istituzioni, fornendo loro in qualche forma un servizio di aiuto.

Dal secondo contributo: il bambino passivo davanti alla TV

Lo stato attuale registra l’investimento delle poche risorse delle scuole in interventi detti “sul disagio”. Che, nelle migliori delle situazioni, riescono solo a mitigare temporaneamente situazioni di emergenza, ma non a trasformare la natura dei rapporti, che permangono sempre nell’ottica dell'”io insegno, tu impari”, invece del cercare insieme, perche ciascuno costruisca, nello stile personale, il proprio sapere. E appena il caso di sottolineare che queste ipotesi richiedono docenti di alto profilo culturale e professionale. Ma non e detto che tali competenze non possano raggiungersi strada facendo. Si tratta di sottrarre ai pedagogisti la gestione degli obiettivi formativi, sui quali fanno scendere una coltre di fumo da diventare invisibili.

Allo stato, fanno bene Aurigemma e Tasca in “TV e Minori” a sottolineare che la condizione dei bambini e la seguente:

  • essi assistono alla rappresentazione di situazioni di aggressivita e ne subiscono l’effetto di imitazione;
  • essi subiscono lo stress da superlavoro del cervello nel decodificare e riportare i pixel in gestalt di senso;
  • essi vivono una conseguente condizione di stanchezza e di disimpegno.

Ancora una volta, abbiamo non un bambino attivo ricercatore, ma un bambino seduto e passivo fruitore di flussi di immagini debordanti che compromettono, dopo la ricca fluenza del linguaggio dei primissimi anni, la possibilita di uno sviluppo tale da consentire motivazioni coerenti alle proprie scelte.

Introverso, psichicamente debole e fisicamente fragile, anche per assorbimento di energie vitali da parte del fantasticare sterile, privo di interazione e di verifiche, il bambino e lasciato ad una deriva non virtuosa. Il dramma risiede nel fatto che gli adulti in famiglia non percepiscono bene tale condizione, perche, dopotutto, il bambino come scatola torna in ordine al ruolo formale. Ma abbiamo, sotto tali coperture, un bambino che sara privo “anche dell’intuizione necessaria per discernere tra le persone gli amici dai nemici; o si fidera troppo o di nessuno…”. E i genitori si relegano alla funzione di soli erogatori di bisogni di mantenimento. Salvo l’esplosione di inevitabili momenti critici, determinati in buona misura dal fatto che il cervello, sottoposto a stress prolungato, provoca l’abbassamento delle difese immunitarie.

Fortunato Aprile

Domande frequenti

A quali contributi si riferisce questo commento?

Il testo commenta due articoli precedenti pubblicati sul Network: “Il bambino ecologico” di Ciro Aurigemma, Camilla Chelini e Ilaria Vallini e “TV e Minori” di Ciro Aurigemma e Francesca Tasca. Entrambi descrivono come lo stile di vita attuale, e in particolare la televisione, comprima i potenziali cognitivi, emotivi e creativi dei bambini.

Cosa si intende per neuroetica della formazione?

E un approccio che usa le conoscenze delle neuroscienze per indicare sia i danni che sistemi formativi inadeguati provocano alla persona, sia il modo in cui ridurli a livello dei nessi neuronali. L’idea e che l’offerta formativa attivi quei collegamenti neuronali che presiedono alla comprensione e all’apprezzamento del sapere, accompagnata da una scelta etica consapevole degli adulti.

Perche l’autore critica la sola centralita degli apprendimenti cognitivi?

Perche l’ossessione degli adulti per gli apprendimenti cognitivi, a cui si vuole dare predominanza assoluta, trascura lo sviluppo armonioso del bambino. Insieme alla passivita indotta dalla TV, questo produce un bambino seduto e passivo invece che attivo ricercatore, con motivazioni deboli e poco coerenti alle proprie scelte.

Quali obiettivi formativi vengono proposti?

Quattro: potenziare le attitudini logico-razionali, sviluppare la capacita di distinguere tra finzione e realta, formare il pensiero critico e formare la capacita di valutare con autonomia di giudizio. Sono pensati a partire dai bisogni reali di bambini colti nella loro condizione di fragilita.

Il commento di Fortunato Aprile rilancia i due articoli su un piano operativo: non basta denunciare gli effetti della TV e di una scuola fatta di schemi preorganizzati. Serve una scelta etica consapevole degli adulti e curricoli costruiti sulla conoscenza biopsicologica del bambino, capaci di attivare i nessi neuronali della comprensione invece di limitarsi a interventi “sul disagio” che tamponano l’emergenza senza cambiare la natura dei rapporti.
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