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Il Playback Theatre

Il playback theatre è una forma originale di teatro di improvvisazione, nel quale il pubblico o i membri del gruppo raccontano storie tratte dalla loro vita, e possono vederle rappresentate dagli attori all´istante. (Dotti, 1998, p. 78)

Il Playback Theatre è, dunque, un teatro spontaneo creato attraverso una speciale collaborazione tra attori e pubblico. Qualcuno del pubblico narra una storia, un evento della propria vita, e questo costituirà il ´canovaccio´ su cui reciteranno gli attori. Uno dei vantaggi del Playback Theatre è proprio quello di rispondere al bisogno umano di narrare e condividere le proprie esperienze. La rappresentazione spontanea dell´esperienza personale crea, infatti, connessioni tra le persone, onorando la dignità e l´universalità delle loro storie.
Il Playback Theatre è stato messo a punto negli anni settanta da Jonathan Fox, uno psicodrammatista formatosi al Moreno Institute di Beacon, e deriva da un´armoniosa sintesi tra il teatro comunitario e rituale di cui questi aveva fatto esperienza in Nepal e il metodo moreniano.
Fox ha sperimentato il suo metodo in diverse situazioni comunitarie, come ad esempio nelle carceri, negli ospedali e in piccole comunità locali. Il suo obiettivo principale era quello di coinvolgere la comunità, portandone in scena, come dicevamo prima, le storie, i conflitti e le aspirazioni, oltre che gli elementi simbolici e rituali.
Gli elementi principali di questo teatro comunitario sono il direttore, gli attori, il musicista, il narratore, e il pubblico.
Il direttore ha una funzione di raccordo tra lo staff di attori e il pubblico, e tra la storia raccontata dal narratore e la successiva rappresentazione. Egli, cioè, deve utilizzare la spontaneità degli attori per riscaldare il pubblico, e saper tradurre in azione i vissuti che provengono da questo.
Lo staff degli attori hanno la responsabilità di improvvisare e mettere in scena le storie narrate dal pubblico.
Il musicista ha il compito di commentare musicalmente, anche lui improvvisando, le varie scene della rappresentazione.
Il narratore è, potremmo dire, il corrispettivo del protagonista nello psicodramma. Egli emerge dal pubblico dopo una fase preliminare di riscaldamento e racconta, narra, un qualsiasi frammento della sua vita che vuole vedere rappresentato e, così, condividere con la comunità.
Il pubblico, infine, come nello psicodramma, non si limita ad assistere alla rappresentazione, ma partecipa attivamente alla successiva fase di sharig, in cui ciascuno può descrivere l´impatto emotivo che la scena ha avuto su di sé e confrontare i propri vissuti sia con il narratore che con il resto del gruppo.
Il Playback Theatre, pur non essendo nato con espliciti intenti formativi, possiede una serie di caratteristiche che lo rendono un efficace strumento di formazione (Dotti, 1998, pp. 82-84) . Prima di tutto, la funzione di specchio attivata dagli attori permette al narratore, ma anche al pubblico, di raggiungere una maggior conoscenza del tema oggetto della rappresentazione, e una maggior consapevolezza delle proprie modalità relazionali. Inoltre, la partecipazione e il confronto finale offrono al gruppo l´opportunità di crescere e migliorarsi. Infine, il Playback Theatre “ponendo l´attenzione su una scena specifica, e riducendo le caratteristiche dei personaggi al minimo indispensabile ha il vantaggio dell´essenzialità”(Dotti, 1998, p. 84).
Il Playback Theatre può così promuovere lo sviluppo della spontaneità e delle capacità comunicative, ed è per questo utilizzato all´interno di corsi di formazione per insegnanti, educatori, genitori, bambini e adolescenti.

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